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Il Sociale
Il federalismo sanitario? E' fallito


Secondo Domenico Iscaro, presidente nazionale Anaao-Assomed: «Nel corso dell'ultimo decennio le Regioni, in coerenza con una politica federalista e obbligate dai tagli al finanziamento alla sanità previsto dalle leggi di stabilità, hanno avviato profonde trasformazioni dell'offerta dei servizi sanitari. In particolare, adottando nuovi modelli organizzativi della rete assistenziale, centrato sulla integrazione a rete degli ospedali». E' fondamentale che la sfida della compatibilità «si misuri sul terreno organizzativo, assegnando alla clinical-governance un indispensabile ruolo centrale per coniugare sviluppo e qualità dei servizi». «La modifica del titolo V della Costituzione è di vitale importanza per assicurare a tutti i cittadini, ovunque essi risiedano, uguali diritti per la tutela alla loro salute», ha detto Francesco de Lorenzo, presidente Favo. «Tali diritti, oggi, sono sostanzialmente negati con conseguenti inaccettabili disparità che vanno dall’accesso ai farmaci, a quello dell’assistenza domiciliare, dalla terapia del dolore alle cure palliative. L’unico strumento per consentire un’inversione di questa tendenza, è l’esercizio dei poteri sostitutivi dello Stato nei confronti delle Regioni per garantire il rispetto pieno e totale dei Lea».

«Ripensiamo ad una programmazione sanitaria a livello nazionale».Parola di Vincenzo Antonelli, Università Luiss Guido Carli. Secondo l’esperto, infatti, «dobbiamo riappropriaci del termine: “garanzia”. Ma non solo nel processo di cura, ma anche in quello di monitoraggio». E fa una riflessione sul tema delle differenze: «Impariamo a raggiungere gli obiettivi, ma con una sana differenziazione. Perché dovremmo essere in grado di governare le differenze, non di abbatterle». Un termine che crea non poche perplessità, secondo Pierluigi Russo, direttore ufficio coordinamento Osmed e attività Hta presso Aifa, è quello della “programmazione”. «Viviamo in un momento storico in cui l’aspetto economico-finanziario è il fulcro di tutte le criticità e su questo bisogna fare riflessioni approfondite». Ma non va dimenticato «che gli aspetti della programmazione e degli acquisti sono fondamentali per tutto il comparto sanitario». «Registriamo, ad oggi, un allargamento della forbice delle disuguaglianze», ha dichiarato Carla Colicelli, vice-direttore Censis. E, in queste disuguaglianze, «sono coinvolti tutti i settori. Offerta dei servizi, tempi di attesa, qualità delle prestazioni». Per Carla Colicelli, «serve una revisione della modalità di gestione della sanità territoriale. In quanto la sostenibilità deve essere intesa in termini economici ma, soprattutto, sociali». Per Marino Nonis, direttore sanitario Ospedale Cristo Re: «Oltre all’art, 117 e 32 della Costituzione, è bene rivisitare anche l’Art. 97; cioè l’accesso alla Pa, il rapporto tra pubblico e privato e di accreditamento». «In attesa delle grandi riforme istituzionali, come quella del Titolo V della Costituzione», dichiara Stefano Rimondi, presidente di Assobiomedica, «ci auguriamo che il Patto per la Salute non resti lettera morta, ma rappresenti il primo passo verso un cambiamento del sistema sanitario che prevede il riaccentramento di numerose materie sul piano nazionale, garantendo uniformità sull’intero territorio».

Mario De Curtis, Società Italiana Pediatria (Sip): «Tutti i bambini del mondo dovrebbero essere uguali, ma in Italia non lo sono». Oggi, l’assistenza sanitaria si presenta in Italia come un diritto a contenuto altamente variabile a seconda della Regione nella quale si ha la sorte di nascere e di vivere». Ancora molte le disuguaglianze regionali, tra cui: «Mortalità neonatale ed infantile, organizzazione delle cure perinatali, screening neonatali per malattie metaboliche, vaccinazioni, assistenza oncologica e cure palliative». Anche secondo Francesco Conti, Medtronic serve una «riorganizzazione della programmazione regionale. Dobbiamo lottare per abbattere due sanità differenti e impari, tra nord e sud». L’Hta, oggi, sostiene Conti, «è quasi una parola “magica” che, però, deve essere ben coordinata, gestita, centralizzata e condivisa. Non è possibile interpretare l’Hta in tanti modi differenti». Roberto Giannuzzi, Baxter ha spiegato: «La nostra tradizione si basa su oltre 80’anni di innovazioni nel settore sanitario. Ogni giorno lottiamo per aiutare e trattare migliaia di persone affette da malattie rare, quali emofilia e immunodeficienze primitiva». Dunque, è fondamentale: «Tutelare il diritto alla salute ed un accesso rapido e adeguato ai farmaci innovativi e salvavita».

Secondo Elio Borgonovi, presidente Cergas: «Sicuramente è rilevante intervenire sul titolo V anche con riferimento alla revisione delle funzioni, competenze e poteri dello Stato e delle Regioni in tema di tutela della salute. Tuttavia, è altrettanto importante, anche se mai affrontato, il tema delle conoscenze, competenze e capacità necessarie per gestire le nuove relazioni che si andranno a definire». «Per garantire ciò che stabilisce l’art. 32 delle Costituzione», ha dichiarato Franco Vimercati, presidente Fism: «Dobbiamo ripristinare la centralità nazionale dei requisiti strutturali, organizzativi, professionali e tecnologici; che sono la base per poter garantire una uniformità minima su tutto il territorio nazionale».

Per realizzare questo traguardo è importante: «Riconoscere il ruolo delle società scientifiche che devono essere accreditate presso le istituzioni e possedere una valenza nazionale, con compiti formativi in loco o con metodologia Fad, condivisa a livello nazionale. Nonché definire, con il loro supporto scientifico, gli standard nazionali in grado di assicurare, da un lato, la salute dei cittadini e, dell’altro, la corretta modalità di lavoro dei sanitari coinvolti». Anche per Pierluigi Ugolini, Sivemp: «Il federalismo sanitario ha aperto un fronte di assoluta asimmetria che rischia di depotenziare l'articolo 32 della Costituzione. Non si generano risparmi che consentono di incrementare le prestazioni, si riducono le prestazioni per insufficienza dei fondi disponibili. Assistiamo, così, ad una incompleta applicazione dei Lea, anche per la mancanza di assetti organizzativi uniformi». Maria Grazia Cattaneo, vice-presidente Sifo: «Il Ministero della Salute deve essere il nostro riferimento centrale, una guida programmatica per le attività». Ed ha posto l’accento sull’importanza dei giovani: «Che vanno affiancati in maniera costruttiva ed intelligente, lasciando loro la libertà di pensiero».

Ed ha aggiunto: «Analizziamo con coerenza tutte le criticità ancora irrisolte in materia di salute. E, laddove dobbiamo legiferare, facciamolo in modo serio ed appropriato». Francesco Bartolozzi, Usi: «Serve integrazione e sinergia delle eccellenze dei settori pubblico e privato, al fine di superare la mediocrità del Ssn. L’obiettivo dell’efficacia delle prestazioni può essere raggiunto mediante il coinvolgimento dell’utente-paziente per comprendere quale prestazione sia più idonea e come erogarla».

«La centralità dello Stato», suggerisce Roberto Barbieri, segretario nazionale Movimento Consumatori, «non va rivista solo come concetto tecnico-giuridico, ma come recupero dei diritti che garantiscano investimenti a favore della prevenzione e della ricerca, per raggiungere uguaglianza ed efficienza». Al termine dei lavori, Claudio Gustavino, Irccs San Martino di Genova ha affermato, con forza, la necessità di:«Ritrovare una appropriatezza di comportamenti. E, per far questo, dobbiamo recuperare le competenze».

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