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Il Sociale
Laura Boldrini 13

"Ci accusano di voler spettacolarizzare la situazione dei rifugiati, ma noi speriamo che ci sia questa spettacolarizzazione, perché così finalmente questo tema riuscirà a colpire l'opinione pubblica. E' la prima volta che si racconta questo universo al grande pubblico". Così Tullio Camiglieri, autore insieme ad Antonio Azzalini di "Mission", risponde alle polemiche di questi giorni sul programma, girato all'interno dei campi profughi, che dovrebbe partire in autunno su RaiUno. Polemiche che non accennano a fermarsi e che sono sfociate in due petizioni online, che hanno già raccolto migliaia di firme in rete, e in un'interrogazione in vigilanza Rai. Camiglieri racconta a Redattore sociale che il programma è frutto di un lungo lavoro di ideazione, condiviso con il direttore di RaiUno Giancarlo Leone e con l'allora portavoce dell'Unhcr, oggi presidente della Camera, Laura Boldrini.

"Il progetto nasce discutendo anche con lei che su questi temi ha sempre avuto una forte sensibilità e che era ai vertici dell'organizzazione - spiega l'autore -.Siamo partiti con l'idea di far un programma che raccontasse una realtà non facile e per niente seducente. Abbiamo quindi di coinvolgere le più grandi organizzazioni che si occupano dei rifugiati, l'organizzazione delle Nazioni Unite Unhcr e Intersos". La struttura del programma è semplice: due volti noti dello spettacolo vivranno per quindici giorni in un campo profughi come dei volontari. "Faranno le pulizie, da mangiare e tutte le mansioni che svolgono gli operatori delle due organizzazioni -continua Camiglieri - L'obiettivo è raccontare attraverso i loro occhi queste parti di mondo dimenticate".

L'autore tiene a precisare che non si tratta di un reality show ma di un docu-reality: non sono previste dinamiche come gare ed esclusioni, ma il racconto è più simile a un documentario in presa diretta. "Sarà uno degli esperimenti più avanzati del servizio pubblico, ed è un format tutto italiano che già quattro reti straniere di servizio pubblico ci hanno richiesto -afferma -. In Italia non si capisce, ci sono polemiche sollevate dalle ong escluse. Ma non si può pensare che la televisione pubblica debba continuare a tener nascosta questa realtà, o a relegarla in programmi di tarda serata".

SEL SI INFURIA - "La concessionaria del servizio radio televisivo pubblico intende intervenire per bloccare la produzione di un reality show lesivo della dignita' delle persone? Quali sono le valutazioni rispetto al valore sociale, etico e politico della produzione di un reality show che spettacolarizza i drammi dei migranti?".

E' quanto chiedono Gennaro Migliore, presidente dei deputati di Sel e capogruppo in Commissione Vigilanza Rai, e Nicola Fratoianni, componente della Commissione Cultura della Camera, in una interrogazione al presidente della Commissione Vigilanza Rai in merito a "the Mission", il reality show prodotto dalla Rai nei campi rifugiati in Sud Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo e in Mali, a cui dovrebbero partecipare Emanuele Filiberto, Al Bano, Paola Barale, Michele Cucuzza, Barbara De Rossi "Il tema dei migranti e dei richiedenti asilo nel nostro paese- ricordano- e' da anni sotto i riflettori dell'Unione Europea: il Governo italiano, negli ultimi anni, e' stato oggetto di moniti da parte di rappresentanti dell'Unione Europea rispetto alla mancata osservanza dei diritti dei migranti sul suolo italiano e alle condizioni disumane all'interno dei Centri di Accoglienza.

I Centri per i Richiedenti Asilo italiani sono affollati ben oltre i limiti delle capienze e sono teatro di soprusi, inefficienza e disumanita' che molto spesso sfociano in tensioni e disordini, a danno degli ospiti e delle organizzazioni che vi prestano servizio. Ma la spettacolarizzazione dei drammi umani dei rifugiati politici e' poco utile al dibattito, pur necessario, ed e' lesiva della dignita' delle persone e delle loro vite, perche'- conclude Migliore- utilizzate a fini commerciali".
 

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