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Immigrati Lampedusa 4

"Siamo a Lampedusa da 24 giorni (uno di noi da 45 giorni). Il primo problema è che non ci sono abbastanza medici. Uno di noi ne aveva bisogno e non ha avuto risposta. I primi 15 giorni siamo rimasti con una coperta senza materassi. Dal bagno arriva l'acqua nella stanza e non ci fanno pulire. La notte di Natale la nostra stanza è stata presa da altri, appena arrivati, che hanno buttato fuori tutte le nostre cose. Abbiamo dovuto dormire all'aperto. Non abbiamo passato un buon Natale".

E' uno dei passaggi della lettera scritta allo Stato italiano e all'Unhcr da un gruppo di minori (18 eritrei e un somalo fra i 15 e i 17 anni) arrivato a Lampedusa il 15 dicembre scorso. "Tutte le notti - aggiungono nella missiva resa nota da Save the Children - succede qualcosa di brutto. In Italia ci aspettiamo di poter studiare e trovare poi un lavoro, chi per mantenere la famiglia, chi per trovare la pace e l'indipendenza. Alcuni di noi hanno familiari in Europa e vogliono raggiungerli. Chiediamo di fare tutto il possibile per farci restare qui meno tempo possibile e farci partire. Chiediamo che vi prendiate cura di noi. Chiediamo che i nostri diritti siano rispettati". Nella lettera i ragazzi raccontano la loro odissea, il loro viaggio nell'orrore.

IL RACCONTO DEL VIAGGIO -  "Siamo minorenni perseguitati nel nostro Paese: ci costringono - spiegano - a lasciare gli studi per fare il servizio militare e questo non è giusto; lo Stato ci costringe a rinunciare alla nostr religione. Dall'Eritrea siamo passati per il Sudan. Questo viaggio dura da 6 a 9 giorni a piedi. In questo tragitto puoi essere preso dai "rashaidah", un gruppo etnico che rapisce le persone e le porta nel Sinai, in Egitto. Chiedono un riscatto alla famiglia di 35/40.000 dollari. Finché non ricevono i soldi ti tengono chiuso e ti torturano. Uno di noi c'è stato. Molti muoiono a causa dei maltrattamenti, mentre a chi non paga possono essere presi gli organi (e anche morire)".

Chi arriva in Sudan viene portato al campo di Shagarab "dove non hai nessun diritto e sei costretto a scappare e andare in Libia viaggiando attraverso il Sahara". Il viaggio dura 9-10 giorni in macchina: "Qui c'è la sete e la fame e per questo qualcuno può morire. Chi riesce a passare il deserto viene preso come prigioniero senza processo, senza andare davanti a un giudice, senza processo. E non sai quanto resterai qui. In carcere, ci sono le torture. Siamo stati picchiati soprattutto per divertimento delle guardie quando erano ubriache. Colpiscono soprattutto sotto la pianta del piede. Il cibo e' un pezzo di pane ogni 48 ore". Chi arriva in Libia e quanti vi riescono, si mettono in viaggio per l'Italia: "In generale durante il viaggio in mare capitano tanti problemi, per esempio noi dopo due ore che siamo partiti siamo dovuti tornare indietro, per cambiare la barca per poi ripartire. Dopo 9 ore di viaggio siamo stati soccorsi e condotti a Lampedusa".

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