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Il Sociale

 

 

Cecile Kyenge

Il primo ministro “di colore”. Così l’hanno definita quasi tutti i media subito dopo la sua nomina.

Ma che ne pensa la diretta interessata, Cécile Kyenge Kashetu? “Credo che non sia un’espressione giusta – afferma netta la neoministra dell’Integrazione del governo di Enrico Letta – O si dice di che colore ho la pelle oppure, meglio, si dice il mio paese di origine, o al limite che sono di ‘origine straniera’. Nel mio caso si dovrebbe dire italo-congolese, così come si parla di italo-americani, anglo-francesi...

"Rende di più la persona di cui si parla e soprattutto racchiude la doppia appartenenza, l’identità doppia”. Cécile Kyenge accetta volentieri di rispondere alle domande sul linguaggio, anche sulla scorta del recentissimo libro “Parlare civile” curato da Redattore Sociale, dove la locuzione “di colore” viene sconsigliata e definita un “un eufemismo, un’espressione troppo politically correct e, paradossalmente, discriminatoria”.

Chiede invece qualche giorno di tempo prima di pronunciarsi sul programma del suo ministero. Va concordato in consiglio dei ministri, fa sapere il suo staff. E’ vero infatti che le sue posizioni sull’immigrazione sono note – chiusura dei Cie, riscrittura della legge Bossi-Fini, cittadinanza ai figli di stranieri nati e cresciuti in Italia – ma le caratteristiche del governo appena formato porteranno inevitabilmente a delle mediazioni su un tema così delicato.

Fa capire la sua cautela anche in un’intervista rilasciata al portale Corriere Immigrazione con cui ha condiviso molte delle iniziative degli ultimi mesi: “È possibile - afferma ad esempio rispetto all’obiettivo della chiusura dei Cie - ma è necessario che la cosa venga affrontata contestualmente a livello europeo: le politiche sull’immigrazione devono essere uniformate e rese coerenti a livello europeo”. Si vedrà già nelle prossime settimane quale sarà il margine di manovra. Intanto la ministra attribuisce una grande importanza alla comunicazione: “E’ da qui – dice – che dobbiamo partire per combattere ogni forma di razzismo”. E a proposito di parole Kyenge dichiara che tra quelle che la disturbano maggiormente c’è “negro”, che è oggi “un termine peggiorativo, dispregiativo: in origine aveva un significato molto diverso, ora dà fastidio”. Bocciato senza appello anche “vu’ cumprà”, ma è inappropriato anche “extracomunitario, oggi usato invariabilmente come sinonimo di persona straniera. E’ attraverso le parole giuste – conclude – che si possono contrastare le discriminazioni”. La nomina di Kyenge è stata salutata con una salva di critiche dal numero due della Lega Nord Salvini, cosa ha da rispondere? “Non ho nulla da rispondere – ribatte calma – Vorrei che ci concentrasse su temi condivisi e sono sicura che ce ne sono moltissimi che possono mettere insieme anche persone che apparentemente la pensano in modo diverso”.

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