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immigrati

Portatori di differenze che non raramente suscitano resistenze o aperta opposizione, in particolare quando i tratti esteriori ne rendono evidente l'origine straniera

o quando professano religioni diverse e con una spiccata visibilita' nello spazio pubblico (come l'islam), i migranti in Italia devono fare i conti anche con la discriminazione. E in piu' ambiti: casa, lavoro, finanche scuola, sanita'. E' quello che emerge dal rapporto Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) a cura del Centro studi e ricerche IDOS (Immigrazione dossier statistico) e presentato oggi.

L'emblema della stigmatizzazione sono i rom (censiti, meglio dire stimati in circa 150mila tra italiani e stranieri), additati come "abitanti dei campi", "estranei", "premoderni". E il risultato e' stato che il "buon senso" - presunto, lo definisce il rapporto - con il quale ci si e' rapportati alle loro comunita' e' stato ripetutamente censurato dai giudici e dagli organismi internazionali, che hanno ribadito come le condizioni di emarginazione e ghettizzazione in cui versano siano in contrasto con la garanzia dei loro diritti. La meta' dei bambini rom lascia la scuola nel passaggio dalle elementari alle medie e sono solo 134 quelli iscritti nelle scuole superiori italiane (anche perche', nell'attuale contesto, molti si guardano bene dal dichiarare la loro origine). Se si guarda poi al capitolo casa, emerge che le compravendite immobiliari da parte di immigrati sono diminuite nettamente negli anni della crisi economica, passando da 135mila nel 2007 a poco piu' di 45mila nel 2012, soprattutto perche' i mutui sono sempre piu' difficoltosi da ottenere e da saldare e coprono una percentuale ridotta del valore delle compravendite. Anche gli affitti, oltre a incidere per il 40% sul reddito degli immigrati (per meno del 30% tra gli italiani), si trovano con difficolta' e spesso nelle aree piu' degradate, con contratti non sempre regolari, e nell'insieme si stima che circa il 20% degli immigrati viva in condizioni di disagio e di precarieta' alloggiativa.

L'Italia si afferma ancora come rilevante area di sbocco per i flussi migratori internazionali. Soprattutto negli anni Duemila, ma anche nell'attuale periodo di crisi si continua a registrare un aumento della presenza straniera: da poco piu' di 3 milioni di residenti stranieri nel 2007 si e' passati a 4.387.721 nel 2012, pari al 7,4% della popolazione complessiva. Lo dice il rapporto Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) a cura del Centro studi e ricerche IDOS (Immigrazione dossier statistico) e presentato oggi.

Nello stesso arco di tempo i soggiornanti non comunitari sono passati da 2,06 milioni a 3.7 milioni e, secondo la stima del dossier, la presenza straniera regolare complessiva e' passata da 4 milioni a quasi 5,2 milioni non solo per l'ingresso di nuovi lavoratori ma anche per via dei nati direttamente in Italia e dei ricongiungimenti familiari. Particolarmente contenuto e' risultato l'aumento nel 2012: +8,2% tra i residenti (nel cui registro gli inserimenti possono anche essere tardivi, nonche' sottoposti a verifica in conseguenza del censimento) e +3,5% tra i soggiornanti non comunitari, come pure nella stima della presenza regolare complessiva elaborata dal dossier. Tra le provenienze continentali, prevale - secondo la stessa stima - l'Europa con una quota del 50,3% (di cui il 27,4% da ricondurre ai comunitari), seguita dall'Africa (22,2%), dall'Asia (19,4%), dall'America (8,0%) e dall'Oceania (0,1%). Le grandi collettivita' non comunitarie sono Marocco (513mila soggiornanti), Albania (498mila), Cina (305mila), Ucraina (225mila), Filippine (158mila), India (150mila) e Moldova (149mila). Tra i comunitari, invece, la prima collettivita' in terra italiana e' quella romena (circa 1 milione). Tra le aree di residenza continuano a prevalere le regioni del Nord (61,8%) e del Centro (24,2%), mentre le province di Milano e Roma, da sole, detengono un sesto dei residenti (16,9%).

Sono in ripresa i matrimoni con almeno uno sposo straniero. Se tra il 2008 e il 2010 si era registrata una battuta d'arresto del trend di aumento dei matrimoni con almeno uno sposo straniero, nel biennio 2011-2012 si osserva una decisa ripresa del fenomeno. Lo dice un report Istat, da cui emerge che lo scorso anno sono state celebrate poco meno di 31mila nozze con almeno uno sposo straniero (circa il 15% del totale dei matrimoni celebrati in Italia), con un incremento di oltre 5.000 rispetto al 2010. E pero' siamo ancora a 6mila in meno a confronto con il picco del 2008, quando furono 36.918, e anche allora il 15% del totale delle celebrazioni.

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