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Il Sociale
Neknomination, genitori sempre più in allarme

L'ultima follia che spopola in Rete con effetti mortali nella realtà si chiama Neknomination, dove "Nek" indica il collo della bottiglia d'alcool e "Nomination" è la designazione che fa il protagonista del video, invitando i suoi amici a simulare il suo gesto. Nata in Australia pochi mesi fa, questa moda è diventata subito popolarissima tra gli studenti di Gran Bretagna e Irlanda. E ovviamente è arrivata anche in Italia. All'estero sono almeno 5 le morti che si possono ricondurre a questa folle corsa a chi beve "alla goccia" più in fretta degli altri e sempre ripreso con un video da rendere virale sul web.

Milena ha 20 anni e spera di essere nominata per gareggiare con le amiche. Antonio, anche lui ventenne, ha appena risposto alla sfida. Parliamo di Neknominate, il gioco alcolico che sta spopolando su Facebook. In Australia, dov’è nato, le regole sono poche: bevi, fai qualcosa di spericolato e sfida i tuoi amici a fare di meglio. Nella versione italiana il protagonista è solo l’alcol. I ragazzi bevono, perlopiù mezzo litro di birra tutto d’un fiato, e sfidano gli amici a fare lo stesso. Una catena di Sant’Antonio che costringe chi non fa lo stesso entro 24 ore, a pagare da bere. Il tutto, ovviamente, deve essere documentato con un filmato e poi postato su Facebook.

“Ovviamente è meglio passare una serata insieme agli amici ma il fatto di fare il video è un po’ una moda – spiega Milena – non ci vedo nulla di male perché tutti, specialmente il fine settimana, ci beviamo un bicchiere di vino o una birra. Risponderei per fare una cosa divertente, una buffonata e solo per gioco”. E le sa bene, lei, le regole del gioco, tanto che, nonostante la voglia di giocare non ha ancora fatto il suo video perché finora non è stata nominata. Ma se proprio dovesse trasgredire berrebbe mezzo litro di birra e sceglierebbe responsabilmente le persone da sfidare perché, dice, “mi preoccupa il fatto che sui social network c’è gente anche molto piccola ma, secondo me, chi ha meno di 16 anni non lo dovrebbe fare, e non per la legge, semplicemente perché a quell’età si ha voglia di strafare e si perde il senso del gioco”. Milena, che ha preso la sua prima sbronza a 16 anni, dice di bere responsabilmente durante la settimana, magari una birra per un aperitivo, e poi di eccedere, ogni tanto, nel weekend: “Posso farlo perché non lavoro e non ho grandi responsabilità, è ovvio che non lo si può fare a tutte le età!”.

Antonio, chiuso nella sua stanza invece, ha risposto alla nomination di un amico. “Circa una settimana fa – racconta – sono stato nominato. Ho risposto al gioco e, nella stanza e con il cellulare, ho fatto il filmato e l’ho postato su Facebook. A mia volta ho nominato 3 persone. Uno non ha risposto ma non gli chiederò da bere, l’ho fatto solo per giocare”. Lui si è bevuto una birra 0,50, l’ha versata nel bicchiere e ha brindato alla salute di chi l’ha sfidato. “Probabilmente – continua – se si fosse trattato di intonare una canzone o mangiare qualcosa l’avrei fatto lo stesso. Alcuni non accettano la sfida perché hanno genitori e parenti sul social network”. Ma c’è anche chi, come Fiorella, 24 anni, non sa nulla del gioco ma anzi quando su Facebook ha letto delle nomination pensava si parlasse di Oscar. Poi basta una googolata per capire di che si tratta. “Non mi sentirei in obbligo a rispondere a un gioco del genere, poi dipende anche dalla sfida che mi viene posta – spiega – Posso anche pensare di bere un bicchiere di vino, anche se l’idea di filmarmi non mi entusiasma, ma se mi chiedono di scolarmi due vodka non lo farei”. Anche Marcello, 24 anni, non conosce il gioco però, ammette, “se l’invito partisse durante una serata goliardica tra amici, non avrei problemi ad accettare”.

Il nesso tra il fenomeno del bere e Facebook, però, non c’è. Ne è convinta Giovanna Cosenza, docente dell’Università di Bologna e presidente del Corecom. “Il social network tutto al più può amplificare il fenomeno nel senso che è possibile coinvolgere più persone ma il problema va indagato nella radice sociale – spiega – Filmarsi e farsi vedere in Rete è un modo per mostrarsi tanto quanto quello di chi suona il piano e pubblica il suo video”. C’è chi incolpa Facebook, ma la docente dice, “non demonizziamo Internet: è una questione di arretratezza culturale che dipende da un analfabetismo digitale. Facebook si pone come amplificatore sia nel bene che nel male: quanta gente si innamora su Internet e quante foto di matrimoni ci sono in Rete?”. E su Internet, infatti, non mancano le copie alla catena alcolica: una su tutte Raknomination, il gioco che invita a fare di meglio, a suon di buone azioni. La pagina conta più di 14 mila ‘mi piace’ e numerosi video di solidarietà. (da redattoresociale.it)

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neknominategenitorigiovanialcool
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