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Il Sociale
fiorella

di Fabio Frabetti

Prigioniera in casa. Così scorre la vita di Fiorella Tosolini una signora invalida fin da quando era giovanissima. Vive da 12 anni al secondo piano di un alloggio popolare a Monfalcone (Gorizia). Ormai, con una condizione fisica sempre più precaria, non riesce più a fare gli oltre 40 scalini che la separano dal piano terra. Per questo ha chiesto all'Ater, l'azienda che gestisce la residenza pubblica, di essere trasferita in una collocazione più consona alle sue condizioni.

SENZA UNA GAMBA - Fiorella nasce completamente sana nel 1951. All'età di due anni, per curare una sinusite, le vengono fatte alcune iniezioni di un antibiotico. Forse il farmaco era scaduto oppure l'ago non era stato sterilizzato. Sta di fatto che quelle iniezioni le provocano un ascesso. La sfortuna non finisce qui. Il rimedio è peggiore del male da curare: nel corso di un intervento le viene lesionato per sbaglio il nervo sciatico. La gamba va in cancrena. La sua infanzia diventa così una successione di ricoveri e interventi. Alla fine saranno ben 24. Un numero ricorrente nella sua vita. Proprio a 24 anni Fiorella dice basta. «Non potevo continuare così, che vita sarebbe stata? Dopo essermi consultata con un medico, decido di farmi amputare la gamba. L'operazione riesce perfettamente e mi viene messa una protesi». Nonostante questa odissea, la donna riesce ad avere una vita decente. Cinque anni fa però le sue condizioni peggiorano e la sua capacità di movimento, è sempre più limitata. Tutto diventa difficile. Gli interni dell'appartamento non sono idonei per una signora nelle sue condizioni. Impossibile ad esempio entrare nel bagno con la carrozzina. «La protesi mi ha causato notevoli difficoltà, ho anche problemi all'altra gamba. Mi hanno riscontrato un'invalidità dell'80%. Ora dovrei subire un altro delicato intervento, rischio di non poter camminare più definitivamente. Dunque la questione abitativa diventa ogni giorno che passa sempre più urgente».

COME IN UN CARCERE - Nel corso degli ultimi anni Fiorella ha chiesto di poter ottenere un'altra casa collocata a piano terra e priva di barriere architettoniche. A questo grido d'aiuto l'azienda pubblica che gestisce gli alloggi popolari ha risposto di non avere appartamenti liberi a disposizione. L'unica alternativa che viene proposta a Fiorella è una abitazione con una sola camera. «Vivo con un figlio di 29 anni e non potevo accettare una soluzione del genere. So per certo che ci sono sei alloggi non abitati: il comune sostiene che devono essere venduti ma non trovano acquirenti. Uno di quelli farebbe proprio al caso mio. Perché non vendono il mio di appartamento?» A rendere tutto questo ancora più difficile la situazione economica vissuta dalla donna e dal figlio che vive con lei. Due persone che dovrebbero vivere con una pensione di 285 euro al mese. «Mio figlio è disoccupato e non riesce a trovare lavoro. Tra affitto e spese varie, spendiamo 150 euro. Con la restante parte dobbiamo arrivare a fine mese. E se magari il medico mi prescrive dei farmaci di cui non posso fare a mano, ci sono mesi che rimaniamo le ultime settimane con 5 o 10 euro. Una situazione insostenibile. Ormai non riesco più a scendere le scale,se non con l'aiuto di qualcuno. E dipendere da altri è veramente brutto. Chiedo solo, come previsto dalla legge, di ottenere un'abitazione a piano terra, per avere qualche possibilità di movimento. Per non continuare a vivere in un carcere da innocente».

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