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Il Sociale

Francesco è rimasto invalido dopo un volo col paracadute. La malasanità lo ha ridotto su una sedia a rotelle, ma per lui le disavventure non sono terminate. Ora è vittima della guerra che lo Stato vuole fare ai falsi invalidi. Francesco Canini, 47 anni, di Rimini è un ex istruttore di paracadutismo che si è visto togliere, all'improvviso, sia la pensione di invalidità che l'assegno di accompagnamento. Come racconta il Resto del Carlino, che pubblica la sua storia, dai 1400 euro circa che portava casa ogni mese si è trovato senza più nulla. Senza un soldo per potersi curare e per poter mantenere suo figlio di 14 anni.
 
"A maggio — ha spiegato Francesco al quotidiano — mi hanno chiamato per la visita di controllo periodica all’Inps. Mi sono presentato e quando la dottoressa mi ha detto di alzarmi in piedi, l'ho fatto. Anni di fisioterapia ed esercizio mi hanno concesso di alzarmi e, accompagnato da qualcuno, di fare qualche passo. Questo ha fatto sì che la dottoressa certificasse che non sono più un invalido al 100 per cento, ma al 50. E da luglio non ho più ricevuto neppure un euro. Ma cosa avrei dovuto fare? Fingere di non riuscire ad alzarmi?". Canini ha fatto ricorso, rivolgendosi anche al Tribunale.
 
 
LA VICENDA -
Il 3 luglio del 2005 l’istruttore della scuola di Fano si butta dall'aereo, come aveva fatto centinaia di volte, da 4500 metri. Il suo paracadute non si apre correttamente e quello di emergenza si aggancia all'altro. Atterra ad una velocità di 90 chilometri l'ora, ma miracolosamente si salva. Se la cava con cinque vertebre lombari rotte. Cinque giorni dopo i medici dell’ospedale Torrette di Ancona lo sottopongono ad una plastica alle vertebre. E' lì che succede qualcosa di irreparabile. Durante il decorso postoperatorio uno stafilococco aureo intacca le ossa e gli provoca un'osteomielite, un'infezione da cui non è mai guarito.
 
"Per riuscire ad alzarmi dal letto, dove sono rimasto per 4 anni — racconta — sono stato costretto a fare 9 interventi al Bufalini di Cesena. Ma ho fatto anche 100 sedute di camera iperbarica e un’altra lunga serie di esami pesantissimi di medicina nucleare. In più dovrò prendere farmaci per il resto della mia vita". Nel corso del 2006 gli viene riconosciuta l’invalidità al 100 per cento. Una causa civile riconoscerà che i medici hanno sbagliato e verrà risarcito. "Ma la mia vita - dice Francresco - non me la ridà più nessuno. Io sono prigioniero in casa e fino a che non torna la mia compagna, non posso fare nulla. Solo starmene davanti al computer". E ora la batosta: "Mi hanno tagliato completamente il sostentamento e ridotto l’invalidità al 50 per cento. Io lavorerei volentieri, ma chi me lo dà un lavoro a 47 anni? Un lavoro che posso fare? Se avessi il 75 per cento di invalidità, tra le categorie protette, forse prima o poi troverei qualcosa. Non pretendo l’accompagnamento, ma almeno una piccola pensione".

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