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Spaccio di droga e prostituzione all’interno dei centri italiani per richiedenti asilo, i cosiddetti Cara. Lo denunciano i migranti che vivono dentro le strutture. Dovrebbero essere luoghi di accoglienza dove i profughi da guerre e dittature attendono lo status di rifugiato politico, che dovrebbe essere garantito entro sei mesi. Luoghi nei quali, secondo la legge, si dovrebbe essere ospitati “per un periodo variabile tra 20 e 35 giorni”. Ma finisce quasi sempre che i tempi per ottenere i documenti si allunghino. Tempi biblici (spesso oltre un anno) che concorrono a degradare le strutture: non più luoghi di transizione, bensì un limbo dove i rifugiati aspettano, aspettano e aspettano. Attese estenuanti, che conducono alla devianza. Redattore Sociale ha raccolto le testimonianze degli ospiti di alcuni Cara e sono molti quelli che denunciano microcriminalità all’interno dei centri. Anche l’Arci da tempo sta raccogliendo le testimonianze dei migranti. Ci siamo soffermati sulla situazione del Centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto, a 50 chilometri da Roma, dove attualmente vivono circa 400 richiedenti asilo. Gli ospiti provengono da Eritrea, Somalia, India, Afghanistan, Pakistan, Egitto, Iraq. Secondo le testimonianze degli ospiti, nel centro dormono clandestinamente anche immigrati che non avrebbero diritto ad accedere alla struttura: “Entrano di nascosto aggirando l’ingresso principale ed eludendo così i controlli”.

Sarebbero decine i migranti che approfittano di questa situazione. Mohammed: “Lì dentro droga, alcol a fiumi e sesso a pagamento”. Abbiamo parlato con Mohammed, nome di fantasia, proveniente dall’Africa subsahariana, presente al Cara di Castelnuovo da sette mesi. Lo abbiamo incontrato all’Arci di Roma. L’uomo, che ha chiesto di mantenere l’anonimato, ci ha raccontato quello che accade regolarmente dentro il centro. Ci parla dello spaccio di droga: “Alcuni immigrati hanno sostanze stupefacenti che rivendono agli altri ospiti del centro. Alcuni fumano spinelli, spesso sotto gli occhi degli operatori che gestiscono il Cara. All’ingresso non c’è nessun controllo e dentro al centro si può introdurre di tutto. Non si fuma soltanto nelle stanze, ma anche nei corridoi, davanti a tutti. Qualche volta il fumo dà alla testa e i ragazzi diventano suscettibili, perdono facilmente il controllo e si originano risse. Questo è dovuto anche all’alcol, che scorre a fiumi dentro il Cara”. E poi c’è la prostituzione: “A vendere il proprio corpo sono soprattutto le donne nigeriane. La prostituzione avviene sia internamente che esternamente. Le prestazioni sessuali avvengono all’interno delle stanze, i clienti sono gli ospiti e pagano circa venti euro per un rapporto. Anche io ci sono andato. Non mancano le nigeriane che vanno a prostituirsi, di notte, nella periferia di Roma. Prendono l’autobus dopo cena e rientrano all’alba”. Secondo Mohammed, “alcune donne sono schiave della criminalità organizzata”. Incontriamo anche un altro ospite del Cara di Castelnuovo di Porto. Anche lui parla sotto anonimato e conferma quanto detto da Mohammed. “Alcol, droga e prostituzione sono ormai presenti da mesi dentro la struttura. Non abbiamo possibilità di lavorare, di ospitare le nostre mogli, di svolgere attività ricreative. Intorno al centro non c’è niente e Roma dista più di un’ora di pullman. E’ naturale che molti scelgano strade sbagliate”. Lamenta anche la mancanza di soldi, come molti altri immigrati del Cara: “Ci danno soltanto 60 euro al mese, è impossibile per noi costruire una vita fuori dal centro”. Il cibo è gratuito, ma “fa schifo”, denunciano in tanti.

La prefettura di Roma: “Criminalità? I migranti denuncino”. “Se i migranti sono testimoni di episodi di microcriminalità, potrebbero denunciarli”. Sono le parole di Daniela Caruso, funzionaria della prefettura di Roma, ente responsabile del Cara di Castelnuovo di Porto, in merito alle denunce dei richiedenti asilo raccolte da Redattore Sociale. La prefettura si smarca dunque dalle responsabilità di ciò che avviene all’interno della struttura perché “sono luoghi di accoglienza” dove “gli ospiti sono persone libere”. “E’ come se queste persone stessero in un albergo – spiega Caruso –. Non possiamo permetterci di utilizzare le telecamere per filmarli”. “Noi facciamo quello che possiamo – continuano dalla Prefettura – Stiamo resistendo strenuamente per non mandare via nessuno proprio nei giorni in cui arrivano tanti migranti dall’Egitto”. Arci: “E’ così in tutti i Cara. Colpa di sovraffollamento e dei tempi lunghi per il permesso”. “In tutti i Cara d’Italia si esercita la prostituzione e in molti casi c’è anche lo spaccio di sostanze stupefacenti. L’abbiamo visto con i nostri occhi e ce lo testimoniano i tanti immigrati che incontriamo. E spesso in queste strutture sono presenti anche minori, quasi sempre non accompagnati”. La denuncia arriva da Livia Cantore, responsabile asilo dell’Arci nazionale. “Siamo di fronte a strutture dove c’è una perenne situazione di degrado, sporcizia, sovraffollamento, persone abbandonate a loro stesse, servizi che dovrebbero essere offerti e invece mancano”. Secondo l’Arci, “il sovraffollamento è creato dal mancato rispetto dei tempi per il rilascio del permesso di soggiorno, che spesso si prolungano anche oltre un anno, e dal fatto che all’interno delle strutture rimangono anche i migranti che hanno ottenuto il diniego di soggiorno ma che fanno ricorso e quindi diventano nuovamente richiedenti asilo”. La gestione dei francesi. La gestione logistica della struttura è affidata a Gepsa, società francese leader nella gestione dei servizi in carcere, che ha vinto il bando per la gestione subentrando alla Croce Rossa. Abbiamo contattato Gepsa, ma la direzione si è limitata a dirottare le nostre domande alla Prefettura di Roma.

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