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Il Sociale
Terzo settore, arriva la riforma. Ipotesi servizio civile universale

Associazioni tendenzialmente soddisfatte dalla proposta di riforma del terzo settore avanzata dal premier Matteo Renzi. Ma anche singoli deputati ed esperti sembrano aver accolto positivamente l’iniziativa del capo del governo. Ecco alcuni stralci. Positivo il commento a caldo del portavoce del Forum terzo settore, Pietro Barbieri: "Siamo molto soddisfatti delle linee guida per una riforma del Terzo Settore, twittate stanotte dal premier Matteo Renzi. E' un testo nel quale ci riconosciamo e al quale, attraverso gli amici parlamentari, chiamati a comporlo, alcuni già portavoce e componenti del Coordinamento del Forum Nazionale del Terzo Settore, abbiamo attivamente e costruttivamente contribuito". E aggiunge: "Nel documento sono presenti i nostri principi ispiratori, la valorizzazione della sussidiarietà verticale e orizzontale e dell'economia sociale, la costruzione di un welfare partecipativo, l'incentivo alla partecipazione, alla donazione e alla prosocialità, e tutti i principali temi di riforma di cui il terzo settore Italiano necessita”.

Edoardo Patriarca, deputato Pd e presidente del Centro Nazionale del Volontariato, conferma il giudizio positivo: “I punti di Renzi sono attesi ormai da troppi anni dal mondo del terzo settore e sono necessari per liberare le tante energie ancora inespresse. Ma la riforma non si limita a venire incontro alle richieste di settore, bensì è un pezzo importante del rilancio del Paese perché ha l'obiettivo di rafforzare il terzo settore inquadrandolo come elemento centrale per la tenuta democratica del Paese". Per il Forum terzo settore della Lombardia, le linee guida proposte dal Governo Renzi “hanno il pregio di affrontare tutti i nodi critici del nostro mondo". Mentre la deputata Pd Ileana Argentin, componente della Commissione Affari Sociali, fa i complimenti al premier: “Finalmente il Terzo Settore è stato messo al centro della dovuta attenzione per una sua sostanziale riforma con linee guide programmatiche nuove e costruttive, lontane da vecchi schemi retrogradi e di poca valenza con cui questo settore è stato troppo a lungo trattato rispetto alla reale importanza che invece riveste nella società per tutti noi".

Una delle 29 azioni indicate dal premier nella sua riforma riguarda la previsione di una “disciplina sperimentale del ‘voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia’, come strumento di infrastrutturazione del ‘secondo welfare’”. In questo contesto le associazioni delle persone con disabilità giudicano positivamente la strada del voucher, ma a due condizioni: l’importo deve essere personalizzato e il sistema deve prevedere un contesto di servizi e di rete che evitino l’isolamento sociale della persona. Silvia Cutrera, presidente dell’Agenzia per la Vita Indipendente (AVI) di Roma, precisa che "ogni tipo di intervento destinato alle persone con disabilità deve essere legato non solo ai bisogni assistenziali ma anche alle esigenze di relazione della persona”. Cutrera, che è vicepresidente della Fish (all’interno della quale cura in particolare il gruppo di lavoro su politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella società) specifica che la bontà della misura dipenderà inevitabilmente da tre fattori: “Quanto, a chi e per quale ragione”. Cioè, a chi sarà dato il voucher, a quanto ammonterà e quale sarà il requisito per averlo.

Per l'economista Stefano Zamagni, “quella di Metteo Renzi non solo è una ‘svolta buona’, ma è buonissima perché fa giustizia di tante incomprensioni e cattive volontà che negli ultimi anni si sono riversate sul terzo settore. Nessun presidente del Consiglio ha mai fatto altrettanto”. Per Zamagni, bene l'“Authority del Terzo settore" (“Il fatto che abbia proposto l’istituzione di una autorità fa giustizia del gesto inconsulto preso due anni fa dal governo dell’epoca di chiudere l’agenzia") e bene il nuovo modello di servizio civile. Ma soprattutto, per Zamagni, con le linee guida “Renzi ha dimostrato di aver capito qual è il nocciolo della questione, cosa che invece molti esperti del terzo settore ancora non hanno capito: cioè che occorre riconoscere una soggettività anche economica ai soggetti di terzo settore”.

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