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Il Sociale

Di Benedetta Sangirardi

bambini al cinema

L'ultima segnalazione è arrivata lunedì. Mamme, papà, famiglie che scrivono al Garante per l'infanzia e l'adolescenza della Toscana, Grazia Sestini, per tutelare i propri figli: "Mi hanno scritto ancora, hanno dovuto portare via i propri bimbi dal cinema prima dell'inizio del film. Piangevano e gridavano. Volevano andarsene".

Il tema è di quelli delicati. Riguarda i trailer pubblicitari, al cinema, relativi a film di prossima uscita che si vedono prima dell'inizio dello spettacolo. Troppa violenza, troppo horror, troppo sesso. Troppo per i bambini, che prima del cartone animato o del film si trovano di fronte scene che nulla hanno a che fare con i minori. Ad essere colpiti sono i loro diritti "perché andare al cinema è un'esperienza di vita e dunque un diritto".

Sotto processo sono alcune sale cinematografiche di Firenze. Sollecitata da segnalazione giunte direttamente da genitori e dalla Questura di Firenze che denunciavano "trailer pubblicitari con immagini cruente prima di proiezioni destinate anche ad un pubblico giovane", il Garante della Toscana ha incontrato recentemente il ministro Lorenzo Ornaghi per la tutela dei minori al cinema per parlare del fenomeno di "programmazioni che contengono immagini e situazioni lesive della sensibilità dei minori". Ha poi scritto al ministero (Direzione generale per il Cinema presso il ministero per i Beni e le attività culturali) ottenendo un "primo e importante passo per il rispetto della sensibilità dei più piccoli". Un primo passo per la risoluzione del problema: "Ma non basta - dice ad Affaritaliani.it la garante -. Siamo di fronte ad un vuoto legislativo. Serve una nuova norma che preveda sanzioni".

Quante famiglie hanno presentato il problema?
"Sono tantissime le segnalazioni. Arrivate sia attraverso l'Adiconsum Toscana, sia in forma privata. I trailer che vengono trasmessi prima dell'inizio dei film, al cinema, non per forza riguardano pellicole per bambini. Anzi. Se poi si pensa che per accattivare gli spettatori nel trailer vengono messe le scene topiche del film, dalla violenza al sesso, decontestualizzate, questo fa capire quanto il tutto può essere nocivo per il bambino".

Qual è stato il primo passo?
"Per prima cosa abbiamo parlato con le associazioni dei gestori della Toscana, che si sono mostrati subito sensibili al problema. Hanno immediatamente inviato una circolare in cui si diceva di prestare attenzione al problema. Ma siccome la situazione persisteva abbiamo chiesto un secondo incontro. Ma le associazioni dei gestori dei cinema ci hanno risposto che era il massimo che potevano fare perché il contratto prevede la proiezione di tutto quello che il trailer prevede".

Dunque i gestori dei cinema non possono controllare i contenuti dei trailer?
"Esattamente. La casa di produzione manda il film con una serie di trailer da presentare prima della pellicola. Per contratto i gestori devono mandare in onda e basta. Non possono fare una selezione".

Ma non esiste una legge, in questo senso, che tuteli i minori?
"La legge c'è, ma è incompleta. E' una legge del 1962 che regolamenta esclusivamente le scene legate al sesso. A cui si unisce il codice di autodisciplina pubblicitaria, che prevede una tutela della sensibilità del minore abbastanza ampia. Ma la legge è davvero troppo ristretta. Non si parla di scene horror, di violenza".

Lei ha incontrato il Ministro e ha affrontato la questione. Come è andata?
"Mi è sembrato molto sensibile al problema. Dopo l'incontro ho inviato una lettera al ministero. Ci ha risposto il direttore generale del Cinema, dandoci ragione e spiegandoci che mentre la commissione di Vigilanza controlla i contenuti dei film, sui trailer non esiste nessuna supervisione. Ha dunque mandato una lettera a tutte le case di distribuzione per sensibilizzare, perché non può fare altro. Il vero problema è che manca la legge".

Che cosa propone?
"Ci deve essere una legislazione che preveda sanzioni, perché qui si va a ledere un diritto, che è quello dei bambini di fare questa esperienza. E non tralasciamo il fatto che una famiglia che ha fatto questo tipo di esperienza, al cinema non ci rimette piede. Dunque non so quanto convenga alle case cinematografiche non affrontare la questione".

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