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Speciale Quirinale
Il trionfo del doppio Mattarella-Renzi. Sergio non picconerà...

Di Pietro Mancini

In sintonia con il primo successo, a Melbourne, in un torneo di tennis del Grande Slam, degli azzurri Fognini-Bolelli, a Roma, la Coppa del Quirinale se l'è aggiudicata, al quarto "set",  il doppio Mattarella-Renzi. È stata netta, seppure agevolata dagli errori degli avversari, la vittoria dell'inedita coppia, con i "giocatori" accomunati dalla matrice cattolica : un esperto e riservato "Prof.sottile" e il giovane premier, formatosi nella Margherita post-"Balena bianca".


Entra, dunque, trionfalmente, al Quirinale l'ultimo dei morotei, l'allievo che dello statista di Maglie, ucciso dagli spietati brigatisti rossi, 37 anni fa, ricorda non solo la discrezione, la pacatezza, il rispetto per gli avversari, i silenzi, il linguaggio, a volte astruso, ma anche le sembianze fisiche, la celebre frezza bianca di Moro.

Mattarella ha raggiunto l'obiettivo, che non pochi leader della vecchia DC, di rilievo politico più elevato del successore del benedicente Napolitano, non sono riusciti, mai, a centrare.

Da Moro che, nel 1971, disse a  Mancini- il quale, nella casa romana del deputato barese del PSI, Peppino Di Vagno, gli aveva assicurato i voti dei grandi elettori socialisti-"Grazie, Giacomo, ma la mia candidatura spaccherebbe la DC". E venne eletto, con i suffragi, determinanti, dei neofascisti di Almirante, il penalista di Napoli, Giovanni Leone.

7 anni prima, il leader delle "convergenze parallele", contrario alla candidatura di Leone, aveva convocato, nel suo ufficio, il capo della corrente "Forze nuove", Carlo Donat-Cattin, e gli disse :"Giovanni non deve passare !". E, quando il parlamentare torinese gli manifestò le sue perplessità, Moro, cauto ma fermo, rispose : "Io faccio il Presidente del Consiglio. Quanto a voi, esistono dei "mezzi tecnici"....".

Alla fine dell'incontro, Donat-Cattin disse ai suoi amici : "I "mezzi tecnici" sono 3 : il veleno, il pugnale e i franchi tiratori". E Leone, dopo la trombatura, si lamentò:"Sono stato ingenuo ad accettare la candidatura. Le votazioni, per me, sono state un vero e proprio supplizio cinese. Era come se un burattinaio invisibile avesse organizzato la ballata delle schede bianche".

Ancora più brucianti le sconfitte, sull'impervia via per il Colle, da sempre lastricata di trabocchetti e insidie-fatali pure a Marini e a Prodi, 2 anni fa- incassò l'altro cavallo di razza dello scudocrociato, Fanfani. "Romperò i garretti ai cavalli della DC ", aveva sbraitato il rancoroso leader del PRI, Ugo La Malfa, siciliano come Mattarella, come Pietro Grasso, Presidente del Senato, e come Giuseppe Pignatone, Capo della Procura di Roma.

Don Amintore-spesso citato, come suo politico di riferimento, dalla bella ministra renziana, Maria Elena Boschi, di Arezzo come il "rieccolo"- fu bocciato ben 3 volte. E, da Presidente del Senato, gli toccò persino la beffa di dover leggere le schede, su cui i suoi tanti "amici" dc avevano scritto : "Nano maledetto, non sarai mai eletto !".

Nel 1992, mancarono 39 voti, per poter tagliare vittorioso il traguardo, ad Arnaldo Forlani, che Giampaolo Pansa ribatezzò "il coniglio mannaro". L'ex segretario dc fu "giustiziato", nel segreto delle urne, dagli andreottiani, che lavorarono, invano, per l'ascesa del "Divo Giulio".

La vittoria di Mattarella è dovuta, oltre che all'abilita di Renzi ("Buon lavoro, Presidente ! Viva l'Italia" : questo il tweet esultante di Matteo ), alla volontà dell'ex ministro demitiano di non esporsi. Nessuna sortita, negli ultimi 8 anni : defilato, estraneo al teatrino  romano, si è fatto ritrarre solo con la toga di autorevole giudice della Consulta, calata sulle spalle.

Il fratello della vittima dei mafiosi ha evitato le ribalte, politica e mediatica, come, molti anni fa, un giovane ma già astuto Andreotti aveva consigliato di fare a un altro candidato, poi trombato, Cesare Merzagora, che si fermò alla Presidenza del Senato : "Non premere sui partiti, resta estraneo ai loro giochi ! ". "Merzagora mi rispose- raccontò Giulio- che Fanfani e Scelba gli avevano assicurato il sostegno dei gruppi del partito. Quando te lo dicono in troppi, è meglio diffidare, replicai io". Ma lui continuò a invitare a pranzo tutte le settimane il capogruppo comunista, Mauro Scoccimarro. E, siccome quel senatore era molto gentile, Merzagora si illuse di avere anche l'appoggio del Pci. Confuse la cortesia con i voti...". E, alla fine, don Cesare ammise, sconsolato : "Mi sono lasciato giocare come un bambino a mosca cieca !".

Cattolico come uno dei suoi predecessori, Scalfaro, ma non integralista nè bigotto come Oscar Luigi che, giovane deputato di Novara, non esitò a schiaffeggiare una bella signora, "punendola" per la scollatura del vestito, ritenuta troppo "audace".

Per alcuni, l'ascesa del giudice della Corte costituzionale ha segnato il primato di quello che il cardinale Ottaviani, difensore delle tradizioni cattoliche e teorico dell'alleanza della DC con la destra, definiva "i comunistelli di sacrestia". Proprio coloro che Silvio Berlusconi continua a  temere molto di più persino degli ex dirigenti del Pci, che ha definito "i figli di Stalin".

Mattarella, avendo convinzioni robuste e amando studiare e approfondire tutte le questioni, non disdegna di scontrarsi, anche duramente, con chi avversa le sue idee. E Rocco Buttiglione, di cui il neo Capo dello Stato fu avversario nel Ppi, prevede che il nuovo Capo dello Stato sarà un attento difensore delle regole, anche ponendosi in contrasto con Renzi.

Non si può concludere, senza  ricordare 3 profezie. La prima venne lanciata, 20 anni fa, da Gerardo Bianco, deputato della DC campana e grande nemico di De Mita : "Un giorno noi democristiani ci toglieremo il sudario e risorgeremo come Lazzaro !".

La seconda venne firmata da Luigi Pintor, direttore de "Il Manifesto" e leader, con Lucio Magri e Luciana Castellina, degli "eretici", espulsi dal Pci : "Vedrete che moriremo tutti democristiani !".
Mentre, dal triste esilio di Hammamet, Bettino Craxi avvertì, cupo : "I comunisti moriranno dc !".
Ma Paolo Cirino Pomicino, ex ministro andreottiano, provvede a versare del sale sulle ferite del grande sconfitto, Berlusconi, mal consigliato :"A Silvio ben gli sta ! Non ha mai voluto affidarsi agli ex dc, sta cercando di emarginare Fitto, figlio di un nostro esponente. E adesso gli eredi del Pci l'hanno fatto e si ritrovano al 40 per cento. E'il trionfo della Prima Repubblica".

Che porta sulla più alta poltrona delle istituzioni uno dei suoi figli migliori. Mattarella  ha vissuto, con compostezza e dignità, la tragica uccisione del fratello, Piersanti, che venne designato dal padre, don Bernardo, a sostituirlo in politica e di cui Sergio prese il posto. Come la più recente scomparsa della moglie.

Un Presidente votato al riserbo, che parlerà più con gli atti e con la diplomazia  che con le esternazioni o le picconate, un siciliano atipico, agli antipodi di quel Sud e di quell'"Italia alle vongole", in cui tutti vogliono  bene a tutti - ma a Giulia Ligresti molto di più che al povero Stefano Cucchi-di cui parlò, da par suo, Ennio Flaiano.

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