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Speciale Quirinale

Di Adriana Santacroce

L'immagine di Renzi stretto al PD nella sua compattezza e Berlusconi offeso e tradito dall'amico non mi convince per niente. Che l'ex Cavaliere si faccia fregare così e che Renzi ci tenga tanto a ricompattare la minoranza mandando all'aria le alleanze per le riforme e il patto del Nazareno è poco credibile. E allora? Allora ci sono altre due possibilità. Sanno forse di dietrologia ma possono essere vere e, se lo fossero, sarebbero un capolavoro di strategia ma un massacro per la democrazia e la trasparenza. E l'omicidio dei più grandi partiti in Italia oggi: il Pd o Forza Italia. Ipotesi uno. A Berlusconi non importa nulla del capo dello Stato. Sta recitando la parte dell'offeso e della vittima (che tanto gli riesce bene).

Urla che il Patto del Nazareno è finito, promette che Mattarella non lo voterà e minaccia di non partecipare più alle riforme. Ma in realtà pensa ad altro. Quello che gli interessa è lì vicino ma non è il Quirinale. Gli interessano precise rassicurazioni sulle aziende, e il titolo Mediaset sta andando bene guarda caso, e sulla sua agibilità politica. Una sorta di salvacondotto con una nuova versione del 'salva-Silvio'che sani l'esilio dell'ex cavaliere dall'agone politico e che dia delle garanzie alle sue aziende. Mentre passano le ore la posizione di Forza Italia si ammorbidisce.

Scheda bianca, e non candidato contrario, le riforme non si interrompono, ancora. Al partito di Berlusconi non conviene uscire di scena. Forse, sotto sotto, gli conviene dare in extremis l'appoggio a Mattarella, per non subirne poi l'estraneità. Per poter dire, da perdente, l'abbiamo voluto anche noi. Il capolavoro di Renzi. Ricompattare il Partito Democratico, far fuori la minoranza riassorbendola e mostrare al mondo intero che lui, prima, è del Pd, poi amico di Berlusconi. Forza Italia ne uscirebbe a pezzi. Dopo aver ceduto sull'Italicum, il partito dell'ex cavaliere si ritroverebbe un capo dello Stato, che pur autorevole e moderato come ha sempre chiesto, sarebbe imposto dal PD nel metodo e nella sostanza. Cappotto. Altro che calo nei sondaggi. Con Fitto che divora tutti i ribelli, quelli che non sono più fedeli al capo. Senza contare che il NCD, ora dopo ora, si sta allontanando dall'intransigenza iniziale, anche perché non vuole lasciare a Renzi mani libere su maggioranze alternative.

L'ipotesi due sa tanto di complottismo e di scie chimiche, come mi ha suggerito, divertendomi, un amico di Centrosinistra. Renzi e Berlusconi sono già d'accordo su un altro nome ma la sceneggiata andava fatta. Il premier finge di ricompattare il Pd, propone Mattarella e ottiene l'applauso di tutti, da Cuperlo a Bersani. Ma poi manda i suoi, nel segreto del'urna, a impallinarlo. A questo punto, apparentemente, sarebbero dei franchi tiratori ad aver tradito Mattarella, i nipoti dei famosi 101 (ma non era proprio lui ad averli organizzati secondo Fassina?). Renzi ne uscirebbe con le mani pulite.

E potrebbe cominciare da capo e proporre un altro nome, gradito a Berlusconi, che arriverebbe come il salvatore della patria. E sarebbe il Pd a uscirne a pezzi, questa volta. Una sorta di Vietnam dove tutto vale tutto ma dove lui, il premier, non farebbe, questa volta, la parte del cattivo. #sergiostaisereno insomma, ma senza la sua firma. Dietrologia? Forse. Fatto sta che quello che appare non è. Che la rottura tra Renzi e Berlusconi, a mio parere, non è reale né definitiva. Il patto del Nazareno tiene. I partiti un po' meno. Vedremo

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