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Speciale Quirinale
Grazie Napolitano. Successore garantisca autonomia dalle toghe

Arrivederci e grazie, sen.Napolitano!

9 anni discussi, quelli del Presidente, ma molto dignitosi, per l'inquilino del Colle e per le istituzioni. Il Capo dello Stato ha riscattato i tanti silenzi e le ambiguità della sua lunga e felpata carriera politica e parlamentare, in primis la gelida approvazione, nel 1956, come dirigente del Pci di Togliatti, dell'invasione sovietica di Budapest.

Prima dell'ascesa al Colle, nel 2006, l'ex migliorista del Pci era un signore di quasi 80 anni, omaggiato da Ciampi del seggio senatoriale a vita, che rilasciava noiose interviste sull'Europa, pretendendo di rileggerle, correggendone anche le virgole e protestando per i tagli di qualche parola con i direttori.

All'allora segretario dei Ds, Piero Fassino che, domenica 7 maggio, gli offrì l'insperata poltrona, Napolitano disse subito sì. Ma pose una condizione :"Se il vostro candidato sono io, dovrò esserlo fino in fondo. Voi dovrete continuare a sostenermi fino a quando non sarò eletto, fosse anche dopo 20 o 30 votazioni". Verrà eletto alla quarta e richiamato nel 2013, all'indomani dello tsunami elettorale, che catapultò il movimento di Grillo al secondo posto tra i partiti, superato solo dal PD il cui segretario, Bersani, tuttavia, nella battaglia per il Colle e durante la crisi di governo, commise una serie di gravi errori, che provocarono il Napolitano-bis, auspicato da de Bortoli sul "Corriere della Sera" e, si parva licet, dallo scrivente su "Affaritaliani.it", diretto da Angelo Maria Perrino.

Il Capo dello Stato ha avallato il blitz di Matteo Renzi che, serenamente ma fermamente, ha licenziato, da premier, Enrico Letta e ne ha sostenuto il percorso sulle riforme.

Ma Napolitano, smentendo il suo compagno, Massimo Caprara- che lo accusò di saper solo "belare", nei momenti più drammatici-ha ruggito quando ha dovuto "Ingroiare", a 89 anni, il "travagliato" affronto di comparire davanti ai giudici di Palermo, seppure da testimone eccellente, nelle lussuose stanze del Quirinale.

Marco Travaglio, il Saint-Just dei media anti-Colle, non ha alcun dubbio. Fu Re Giorgio il regista delle manovre contro l'inchiestona sulla trattativa del 1993 tra settori dello Stato e boss mafiosi e ha compiuto una catena di abusi di potere: il conflitto alla Consulta per ottenere la distruzione delle telefonate tra il primo cittadino della Repubblica e un insistente Nicola Mancino, la mancata solidarietà al pm Di Matteo, condannato a morte da Riina e Messina-Denaro, i procedimenti disciplinari al CSM, le scuse per rimandare la deposizione davanti alla Corte d'Assise di Palermo, le pressioni sul CSM per designare un Capo della Procura non caselliano, come Guido Lo Forte, ma un moderato, don Franco Lo Voi.

Fortunatamente-sostenuto da pochi consiglieri, tra i quali, finché è rimasto in vita, D'Ambrosio e  il suo coetaneo e compagno di tante battaglie nel Pci, Emanuele Macaluso- il Presidente ha resistito agli attacchi. E la distruzione delle telefonate tra lui e Mancino è avvenuta, nel rispetto della riservatezza, dovuta alla più alta carica della Repubblica.

Ma i media e le toghe, a lui ostili, non hanno interrotto la campagna tesa a trasformare il Presidente in un profondo conoscitore dello stragismo mafioso e degli "indicibili accordi" tra i boss e alcuni settori delle istituzioni, omettendo un elemento : all'epoca Napolitano era Presidente della Camera, e fu tra gli obiettivi di Cosa Nostra, mentre sui presunti misteri avrebbero dovuto dire parole chiare, e non le hanno dette, l'allora Capo dello Stato, Scalfaro, defunto, l'allora, premier, Ciampi, l'allora Guardasigilli, Conso, l'allora Presidente dell'Antimafia, Violante, tutti viventi.

Il prossimo Capo dello Stato dovrà garantire l'autonomia della politica, ancora molto debole, dai settori più politicizzati dell'ordine giudiziario. Come nei 9 anni di Napolitano, la sua bussola deve chiamarsi stabilità. E l'eletto non dovrà fare, come Scalfaro, che distinse tra governi amici e governi, quello di Berlusconi del 1994, nemici.

Ha ragione il prof.Ainis: non serve una figura scolorita e dimessa, serve un Capo dello Stato, non degli statali, in un momento di crisi morale, economica e sociale.

Mai, in questi 9 anni, Napolitano ha smarrito la sua grande lucidità e l'immediata percezione dei nodi da sciogliere, che ha palesato, insieme al senso etico-politico dei problemi della vita nazionale ed europea.

Il migliore augurio, che si può fare al nuovo inquilino del Colle, è di  tener presenti, sempre, lo stile, l'equilibrio, la capacità di farsi capire, nel Palazzo e nel Paese-passando, con disinvoltura, da un inglese fluently a un simpatico dialetto della sua amata Napoli- che ha dimostrato il gentiluomo partenopeo, da ieri tornato, con l'inseparabile donna Clio, nel confortevole, ma non lussuoso, appartamento del rione Monti, a Roma.

Pietro Mancini

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