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Speciale Quirinale
Quirinale, la forza di Matteo Renzi testata dai mercati. All'orizzonte aleggia l'incubo Grecia
mattarella ape grande
 

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Anche i mercati sono interessati all'esito delle urne del Parlamento riunito in seduta comune. Non soltanto per il nome del nuovo presidente della Repubblica che gli investitori avrebbero preferito essere un tecnico alla Carlo Azeglio Ciampi (gettonatissimi i nomi del governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e quello del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, figure di garanzia per il cammino di risanamento del Paese sul fronte dei conti pubblici e non Sergio Mattarella su cui punta Renzi), ma anche se e come il presidente del Consiglio riuscirà a vincere la sfida dell'elezione per il Quirinale. Nel momento in cui a Montecitorio inizia il primo scrutinio, lo spread fra Btp-Bund viaggia intorno a quota 125 basis point, superiore alla media dell'ultimo mese, un nervosismo che deve legarsi anche ai timori degli investitori per l'incognita greca.

I mercati sanno che dalla partita del Quirinale passa anche la capacità di Matteo Renzi di ricompattare il suo partito dopo gli scivoloni sull'Italicum e sul Jobs Act. Una sorta di giro di boa per rilanciare l'immagine della sua leadership e della forza del suo governo, precondizioni necessarie per proseguire con successo la spinta riformatrice del suo esecutivo nei prossimi mesi.

All'orizzonte ci sono numerose sfide: l'esame di marzo della Commissione europea sull'impatto della Legge di Stabilità sul parametro deficit/Pil, il braccio di ferro di Roma, assieme alle alleate anti-austerity Parigi e Atene, con Bruxelles sulla partita della flessibilità e il rilancio della crescita economica per rendere sostenibile il debito pubblico italiano. Il secondo più alto in Europa, dopo quello greco e che viaggia pericolosamente a quota 132% del Pil.

Ed è proprio questa voce contabile, assieme all'appuntamento dell'elezione del presidente della Repubblica, da cui è scaturito il patatrack in Grecia che ha portato il Paese a nuove elezioni con la vittoria di Alexis Tsipras, a far scattare nella testa degli investitori l'associazione fra Roma ed Atene. Con tutte le conseguenze del caso sulla tenuta dei debiti pubblici e della moneta comune. Se, infatti, per Matteo Renzi si ripeterà il copione del 2013 in cui i 101 dissidenti del Pd affossarono Romano Prodi indebolendo la leadership di Pierluigi Bersani, l'Italia tornerà ad essere un problema sui mercati e a rinfocolare la crisi del debito.

Il nome di Sergio Mattarella su cui tutto il Pd è convenuto è un'ottima garanzia per il premier italiano. Ma l'incognita dei franchi tiratori alla quarta votazione di sabato rischia di non allontanare del tutto lo spettro Grecia e la febbre dello spread. Rally che ripartirebbe subito lunedì all'apertura dei mercati.

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