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Di David Messina

Paolo Cannavaro  scosso dalle lacrime e dalla rabbia!  Lui, proprio lui,  31 anni, un  difensore   tutto grinta e determinazione, un  atleta forte, coraggioso, un omone  attaccatissimo alla squadra per la quale gioca,  il Napoli,  e della quale è stato anche  luminoso simbolo e baluardo il fratello Fabio (poi capitano della Juventus e della Nazionale azzurra),con le mani a coprirsi il viso devastato dalla umiliazione e dalla vergogna.  Lui quindi, il Paolo piangente capitano del Napoli e napoletano verace,membro di una umile famiglia che è riuscita a dare lustro e felicità  a Napoli e all’Italia tutta del calcio,  è il simbolo più coinvolgente della clamorosa sentenza  con cui la Corte di Giustizia Federale della Federcalcio ha spazzato la barbara sentenza ( così l’avevo definita su Affari Italiani due settimane fa) ed ha assestato la mazzata più sconvolgente della storia al principale istituto disciplinare del codice di giustizia  della Federazione Italiana Gioco calcio, la responsabilità oggettive.

 Risintetizzo i fatti: Paolo Cannavaro e il compagno di squadra Gianluca Grava erano stati squalificati in primo grado dalla Commissione Disciplinare per 6 mesi e quindi esclusi da una ulteriore partecipazione all’avvincente campionato in corso perché il secondo, Grava, due anni fa aveva chiesto a Paolo se fosse possibile addomesticare il risultato di una partita di campionato del Napoli. Paolo non aveva  neppure preso in considerazione la proposta, l’aveva semplicemente  respinta e dimenticata!  Ma…

Ben due anni dopo, ecco che la Commissione Disciplinare  a cui vengono deferiti i tesserati coinvolti nello scandalo calcio-scommesse, condanna  e squalifica Cannavaro e il suo compagno di squadra per 6 mesi, infligge al Napoli una penalizzazione di 2 punti nella classifica del campionato in corso perché oggettivamente responsabile della mancata denuncia dei due giocatori del tentativo di “ combine” o accordo subito da chissà chi.  Ma ,ultimo colpo di scena: in sede di Appello  ,la Corte di Giustizia Federale ha immediatamente cancellato quella doppia squalifica ed ha altresì restituito al Napoli  quei due punti in classifica che gli consentono di tornare a sperare in una possibile rimonta nei confronti della Juventus capolista.

  Amici lettori e telespettatori, avevamo quindi ragione noi quando su Affari Italiani, Class TV e sulla pubblicazione “on line” del GSA ( Gruppo Giornalisti Specializzati) affermavamo che a dissestare il calcio italiano sono, nell’ordine:

a) le “puttanate” di alcuni arbitri e designatori arbitrali ancora legati con una specie di cordone ombelicale  agli scandalosi comportamenti dell’era “moggiopoli” ;

b) gli errori  di alcuni allenatori che credono di essere grandi strateghi e poi compiono errori tattici e strafalcioni psicologicamente esiziali nei rapporti con i giocatori di cui patiscono la grande personalità:

c) le fallimentari strategie gestionali seguite da alcuni manager impreparati o poco esperti di alcune grandi squadre, prima tra le quali l’Inter.

 E avevamo certamente ragione quando definivamo  la sentenza con cui Cannavaro era stato squalificato  e il Napoli  penalizzato:  “BARBARA ,  il triste colpo di grazia di un passato il cui retaggio costa ancora oggi molti, troppi danni alle società di calcio, ovverossia della RESPONSABILITA’ OGGETTIVA”

   Sono perciò  i fatti , cari amici lettori,che provano che avevamo ragione noi. Guarda caso, nelle ultime settimane è infatti accaduto che:

  1.  la sentenza CONTRO IL NAPOLI  è stata appunto  cancellata;

 b) gli  errori degli arbitri sono scemati in misura proporzionale all’accantonamento di alcuni direttori di gara che “Moggiopoli” l’hanno vissuta in pieno;

  1. Gli allenatori  che si credevano grandi strateghi sono stati richiamati energicamente all’ordine dai propri Presidenti e hanno almeno capito che gli errori più clamorosi non debbono ripeterli. Qualche esempio?

Ricordate il Milan delle prime 19 giornate di campionato ? Cambiava ogni domenica formazione, modulo e incarichi tattici ai propri giocatori più forti: Montolivodedito all’interdizione più becera anziché alla costruzione del gioco; l’interditorepiù forte del Milan, Ambrosini fuori squadra o inserito davanti a Montolivo o sostituito dallo stranulato De Iong; il costruttore di gioco Bojan dentro e fuori a bagnomaria; l’unico centravanti autentico presente in rosa, Pazzini, a fare panchina. E Pato fuori squadra o centravanti improvvisato ( e ciò nonostante autore di un gol vincente). Insomma prime 15 giornate di campionato 15 formazioni diverse e più volte terremotate nel corso di una stessa partita. E non vinceva mai ! ( o meglio una vittoria per 5-1 sul Chievo e, miracolo 3 gol già nel primo tempo grazie a Pazzini e Bojan,entrambi esclusi peraltro dalla prima squadra nelle giornate successive.Oggi, dopo i richiami all’ordinedel Presidente, quel Milan non c’è più. E vince! Ha persino cominciato a rincorrere le posizioni più allettanti della classifica.

C)Infine , le fallimentari strategie stagionali di alcuni manager di società,tra le quali l’Inter. Ebbene, è stato proprio Massimo Moratti, il Presidentissimo nerazzurro ad ammettere nei giorni scorsi con giusto risentimento che si, nel dibattutissimo caso Sneider, sono stati proprio i manager dell’Inter a sbagliare strategia. Mettere fuori squadra un grande giocatore perché aveva rifiutato di accettare una “spalmatura” ( che brutto termine)della remunerazione concordata in 5 anni anziché in 4, è stato autolesionistico. Innanzitutto perché così l’Inter ha di fatto rinunciato ad avvalersi del grande giocatore proprio nel momento in cui ne aveva più bisogno; in secondo luogo perché il giocatore fuori squadra si è inevitabilmente deprezzato nelle quotazioni di calciomercato: in terzo luogo perché la disdicevole diatriba con la società ha finito per demoralizzare Sneider , per fargli perdere l’entusiasmo e l’amore per i colori sociali.

 

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