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moratti zeman

Notizie dai campi: al San Paolo e a San Siro hanno manifestato i lavoratori dell’ippica, con tanto di cavalli e pony, gli asini erano già dentro (ci sarebbe poco da scherzare sulla crisi di un settore che dà sostegno allo Stato e a decine di migliaia di famiglie) e Zeman è stato esonerato. Vero, la seconda è una non notizia, ma merita di essere approfondita.
Come al solito il popolo del calcio è diviso in fazioni e non tanto per questioni razionali o tecniche ma per simpatie e antipatie. Bene, cioè malissimo, perché entrando nel merito (e quindi nelle colpe) credo che l’allontanamento del boemo fosse davvero ineluttabile come ha spiegato – e sono certo del sincero dispiacere – Franco Baldini, ma lo è stato per ragioni completamente diverse da quelle lasciate intendere: perché un capro espiatorio ci vuole sempre, perché la società ha delle grosse colpe nell’acquisto di alcuni giocatori e nel mancato ingaggio di altri, perché più d’uno tra quelli che mandava in campo (e figuriamoci tra quelli che lasciava a casa) remava contro.
Non ci azzecca nulla il modulo – e se ci azzeccasse o hai sbagliato a prendere calciatori inadatti o hai sbagliato a prendere Zeman, difficile che faccia catenaccio, meglio ancora, cioè peggio, le due cose insieme – niente i carichi di lavoro (Totti con Zeman correva come un ragazzino) e a dirla tutta contano poco anche i risultati perché è vero che se prendi quattro pappine dal Cagliari all’Olimpico ti fanno fuori 11 volte su 10 ma il problema è come mai le hai prese, le quattro pappine dal Cagliari all’Olimpico.
Sicuramente, come premesso, qualcuno ha remato contro  - butto lì un nome per tutti, Osvaldo e probabilmente non è stato il solo però occhio che se uno è predisposto al tradimento prima o poi tradirà anche il nuovo allenatore – ma il nocciolo della questione è che se pretendi di giocare in serie A con in porta se va bene Stekelenburg e se va male Goicoechea (l’autorete dell’altra sera non si vedeva ai giardinetti quando in porta ci andava il primo imbranato che capitava o l’ultimo a dire “ultimo in porta” che non è comunque segno di riflessi, dote prioritaria per i portieri) e subito a ridosso, in difesa, con Piris non te la devi prendere con nessuno se sei a 20 punti dalla testa della classifica ma devi accendere un cero alla Madonna per essere a 10 dalla zona retrocessione.
Tutto questo, ovviamente, non per fare del boemo un martire, che chi non vorrebbe essere martirizzato a colpi di contratti milionari da onorare comunque, ma per scoperchiare altre due questioni: una riguardo al famigerato progetto romanista (lo stadio a Tor di Valle al posto del trotter e un paio di amichevoli negli Stati Uniti, magari una scuola calcio, ma in realtà solo un piccolo sollievo per Unicredit e chi si ritrovava in mano azioni al limite della brasatura) che evidentemente tarda a entrare nella fase risolutiva e l’altra (sorvolando sul Palermo che nei cambi in panchina va per il record mondiale, è quello il vero obbiettivo), sul perché all’Inter nessuno chieda la testa di Stramaccioni. 
Facile: Strama non funzionerebbe come capro espiatorio in quanto al massimo passerebbe per il vitellino sacrificale; all’Inter non si sa sempre chi compri o venda qualcuno o qualcosa e non se ne conosce mai il motivo (Snejider sarebbe in Turchia per volere della moglie e Cambiasso giocherebbe ancora titolare perché Branca ne avrebbe tanti doppioni per l’album Panini e se lo mandano in pensione col cavolo che riesce a rifilarli a qualcuno, un po’ come quando acquistò Forlan per la Champions intesa come quella della Playstation di casa sua visto che in quella Uefa non aveva il permesso di giocare) e, dulcis in fundo, tutto lo spogliatoio è con l’allenatore o meglio – cioè peggio – lo spogliatoio è saldamente in mano al trio argentino (Zanetti e Cambiasso soprattutto con Milito di rinforzo) e Stramaccioni obbedisce loro peggio che a Berlusconi se l’Inter fosse il Milan di Berlusconi. Tanto, cioè poco, di aver lasciato cedere i giovani della sua primavera e continuare a insistere con una squadra che è al tempo stesso vecchia, imbolsita, priva di stimoli e con più buchi di quel Montepaschi scritto a caratteri cubitali sulle maglie del Siena, cioè della squadra che all’Inter ieri ne ha rifilati tre.
Morale: la Roma aveva più bisogno di Handanovic che di un nuovo allenatore, l’Inter, argentini a parte, dovrebbe cambiare solo due uomini: Branca e Moratti. 

Alberto Foà

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