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ROSSI RAMMARICATO "MIA MULTA ANDRA' IN BENEFICENZA" - Delio Rossi fa mea culpa. Il giorno dopo il dito medio mostrato a Burdisso e le polemiche seguite al termine di Sampdoria-Roma, il tecnico blucerchiato, in una nota pubblicata sul sito della Samp, si dice "rammaricato per il gesto nel finale della partita di ieri, perche' l'ho detto e lo ripeto: ho sempre dato rispetto e pretendo rispetto. Non tollero gli insulti senza motivo. Per il ruolo che ricopro, accetto di buon grado la multa comminata dalla societa', che insieme abbiamo deciso di devolvere in beneficenza all'Ospedale Pediatrico Giannina Gaslini".

Di Alberto Foà

Non notizie dal mondo del calcio: la Juve senza Conte è meglio di quella con Conte in panchina, Cavani tiene a galla il Napoli, Stramaccioni guadagna punti mostrando a tutti una maglietta che invita a salvare i cavalli e le corse italiane e su Cagliari-Milan (prima si gioca a Torino, poi a Cagliari anzi no, poi sì) fanno tutti – Lega, Figc, Cellino, Galliani e i giornalisti - una gran figura di emme. In campo, poi, i limiti maggiori non li mostra lo stadio ma la squadra rossonera e in modo particolare proprio colui – Balotelli - che da quasi tutti, da quando è arrivato, viene invocato come il salvatore della stagione e secondo alcuni sondaggi addirittura il salvatore della patria potestà del presidente Berlusconi. Vero, in due partite con la maglia milanista, Balo ha segnato tre reti ma due dal dischetto da dove appare sì infallibile ma da dove, in fondo, è più facile segnare che sbagliare per chiunque. In compenso la forma fisica dell’attaccante lascia molto a desiderare e ancora di più, se possibile, l’intesa con quella che davvero è stata finora l’unica scialuppa di salvataggio della squadra, ovvero El Shaarawy.

Si è intuito anche con la nazionale dove uno ha annullato l’altro e la pezza contro l’Olanda ce l’ha dovuta mettere Verratti che poi ha potenziale tecnico sicuramente superiore a Balotelli e che comunque ha salvato solo il risultato dell’amichevole perché la faccia e il confronto, sul piano del gioco, l’abbiamo perso per ko alla prima ripresa (e spiace che anche Prandelli sia stato contagiato dalla solita “autoreferenzialità” italiana in cui è lui a promuovere se stesso e il gruppo lanciando proclami del tipo “siamo forti e saremo meravigliosi”: se noi siamo forti gli olandesi sono gli harlem del calcio in terra e pure su Marte). In più, cioè in meno, Balotelli fa parlare di sé anche per frequenti quanto stupide mosse tipo zittire il pubblico o ostinarsi a parcheggiare al posto dei portatori di handicap; proprio come il presidente Berlusconi che invece i neuroni li avrebbe anche ma non sempre riesce a trattenersi quando dovrebbe e per restare in ambito calcistico – una volta premesso che su Allegri potrebbe anche aver ragione – non ha certamente fatto il bene del Milan esternando (si attende smentita in mattinata) in dialetto (prima d’imitare in bolognese Bersani) veneto che il suo – già, perché l’ha scelto lui, lo paga lui e gli dice lui cosa fare - mister “no el capisse un casso”.  

A proposito di rigori, stavolta sbagliato, ecco quello di Samp-Roma, finita 3-1 per i “ciclisti” dopo che il primo tempo poteva concludersi sei o sette a zero per i giallorossi. Bene, cioè male, perché il condizionale non esiste e contano solo il risultato e le verità e mentre il risultato dà i tre punti ai blucerchiati, la verità (a parte che i rientri di Stekelenburg e De Rossi – questo già “ammirato” con la maglia azzurra – cioè di due degli accantonati da Zeman hanno solo dato ragione a Zeman) dice che quanto accaduto sul penalty (Osvaldo che strappa il pallone a Totti, tira lui e, per l’appunto, sbaglia) è la riprova di una squadra e di una società allo sbando. Neppure ai giardinetti succedeva tirasse chi aveva portato il pallone (era già tutto burro che giocasse e doveva anche fare più turni in porta), che succeda in serie A ha del tragicomico. Dov’era l’allenatore? Dov’è finito il rispetto delle gerarchie e del capitano, del campione? Se la panchina della magica è destinata a rimpiangere Zeman, il mister doriano, Delio Rossi, si conferma provocatore di primo grado mostrando a Burdisso il dito più centrale e meno signorile della mano e ribadisce anche un certo livello di vigliaccheria perché a quel punto, tra andar dritto e chiedere scusa sceglie di spiegare che “non è successo assolutamente nulla e sono cose che succedono sui campi di calcio”. Succedono se le fai succedere tu, caro signor Rossi, mentre, indipendentemente da te, può succedere – ed è già successo – che qualcuno decida di suonartele. Alla faccia dello sport e dello stile. Magari in piena faccia.

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