A- A+
Sport
piero gros

Di Cinzia Boschiero


Grande campione, sciatore alpino italiano,  uno dei protagonisti della Valanga azzurra, vincitore della Coppa del Mondo 1974 e della medaglia d'oro in slalom speciale ai XII Giochi olimpici invernali di Innsbruck 1976. Un indiscutibile protagonista dello sport che fa storia. Lo incontro per caso, è  in ottima forma e molto espansivo con tutti. Vista la cordialità con cui si pone verso le persone che incontra, mi permetto di avvicinarlo, anche se è in vacanza, ed ecco l’intervista che mi concede e che rivela la sua carriera poliedrica: atleta, dirigente sportivo, pubblicista e commentatore sportivo televisivo, presidente di un importante sci club con oltre 150 atleti e 15 allenatori, ha avuto esperienza quinquennale come Sindaco del Suo paese, è stato dirigente con diversi incarichi autorevoli nei massimi eventi sportivi italiani.

Ha seguito il figlio, che ha ottenuto ragguardevoli risultati anche lui nello sci, e lo ha sostenuto nei momenti difficili. “Anche mio padre e la mia famiglia, mi hanno seguito molto”- ricorda Piero Gros - ”Senza una famiglia alle spalle che aiuti a crescere, a sviluppare le proprie doti e a comprendere ed accettare le difficoltà della vita e dello sport, un giovane da solo non ce la può fare. Mio padre mi ha spronato, era un contadino, montanaro, molto pratico nei suoi consigli, come quando mi diceva, quando ero tredicenne, di studiare inglese con la moglie del mio maestro di sci perché era importante sapere questa lingua; o quando mi ha detto chiaramente: se non vuoi più studiare vai a lavorare; non si perde tempo sui libri, o studi o vai a lavorare perché, nella vita, se si fa qualcosa, lo si deve fare con impegno.”

Piero Gros racconta e ricorda l’emozione di aver potuto veder nascere i pulcini, i vitelli, mungere le mucche, insomma di aver vissuto tra la natura, sino a 15 anni, tra gli animali, in una casa contadina, senza riscaldamento, e gli brillano gli occhi quando parla della neve, di come dai tre anni in su, l’incanto delle nevicate riempia ancora  il Suo cuore, perché la natura incanta. “A 14 anni ho iniziato a lavorare nella impresa edile di mio zio e dopo le otto ore di lavoro andavo a sciare o a correre, o in bicicletta. Non sono capace di stare fermo ed ho sempre avuto un fisico resistente alla fatica. Mi gestivo da solo anche gli allenamenti fin dall’adolescenza. Per essere un atleta, oggi come ieri, occorre avere talento e disciplina.” Il Suo talento fa sì che entri in nazionale a 16 anni e a seguire nella sua vita sportiva ci sono solo successi: ha esordito in Coppa del Mondo nel 1972, vincendo le prime due gare alle quali ha partecipato, e diventando il più giovane vincitore di una gara di Coppa del Mondo di sci alpino maschile, a soli diciotto anni. “Il successo mi è piombato addosso tutto d’un colpo. Né io né la mia famiglia eravamo preparati a vedere il mio volto su tutti i giornali sia italiani che esteri. Mi gestivo da solo i contratti. Non era come oggi: noi avevamo un solo massaggiatore in dodici; non avevamo il nostro allenatore personale; e forse avevamo più rispetto per la Federazione che ci consentiva di viaggiare per il mondo, fare gare internazionali, ci procurava tutto (materiali, sci etc.). Senza le Federazioni gli atleti non sarebbero nessuno. Ma alle stesse Federazioni spetta il compito di educare i giovani ai valori dello sport e di non lasciare indietro nessuno, di non dare privilegi ad alcuni atleti per evitare discrasie e sempre alle Federazioni spetta il compito di gestire lo sport senza che sia il business a guidare. Si potrebbe fare di più: trasferendo le esperienze degli atleti ai giovani; facendo formazione; supportando chi non ce la fa; perché gli alti e bassi  nello sport sono tanti e nessun giovane, se non seguito, può sostenere il peso della vittoria o della sconfitta”.

Nel 1973-1974 ha vinto la Coppa del Mondo assoluta (uno dei tre italiani a riuscire in questa impresa, insieme a Gustav Thöni e successivamente Alberto Tomba) e quella di slalom gigante; nella stessa stagione, sempre in gigante, ha vinto anche la medaglia di bronzo ai Mondiali di St. Moritz. In quella irripetibile annata è stato protagonista, a Berchtesgaden, di un risultato storico per la nazionale italiana. Gli domando: quel giorno ai primi cinque posti si piazzarono cinque sciatori azzurri e a salire sul gradino più alto del podio è stato proprio Lei. Come è cambiato il panorama sportivo secondo Lei? C’è ancora la capacità di avere spirito di sacrificio negli atleti? Mi risponde con un sorriso: essere un atleta nella vita è un privilegio e lo è oggi come lo era ieri; questo dobbiamo dire ai giovani. Il panorama sportivo è cambiato, una volta non tutti facevano sport ad esempio ; e neppure si comperavano gli sci in città; tante aziende del settore sono chiuse oggi per la globalizzazione del mercato; anche la vita degli sci club è cambiata. Tutto muta col tempo. Nello sci, come in altri sport, si è evoluta la tecnologia, i materiali, la tracciatura, le piste, le tute etc. il design delle racchette etc: ma si è involuto il concetto dello sport che è mutato depauperandosi dell’importanza del rapporto umano tra allenatore e atleta, che richiedere umiltà, capacità di ascolto, sinergia tra dirigenti e sportivi, una condivisione di obiettivi per il bene della crescita personale e non solo per l’obiettivo della vittoria. Si scia 365 giorni l’anno, l’atleta deve dare il massimo, ma non deve perdere di vista il senso della realtà, deve continuare a vedersi solo con i propri occhi e non in base alle aspettative di chi lo rappresenta o degli sponsor. Non sono contro il marketing, anche io ne faccio, e andavo in tv a promuovere lo sci, come anche oggi cerco aziende sponsor per il mio sci club, però tutto va fatto in modo corretto e senza prevaricare i limiti dell’etica”.

C’è doping anche nello sci?
Il doping può esserci dappertutto oggi, anche per le nuove sostanze che ci sono in giro e poi perché basta che si prenda della novocaina per il mal di schiena e già questo è ritenuto doping. Tuttavia, anche in questo caso, ribadisco che è fondamentale il ruolo delle Federazioni perché  possono, se ben gestite, coltivare talenti e insegnare ai giovani i valori autentici dello sport, le regole, la disciplina. Possono , se attivano formazione ed educazione sportiva per le scuole e per i giovani, aiutarli a capire che lo sport è un passaggio della propria vita e che non è necessario vincere due olimpiadi, ma che anche solo entrare nell’agonismo è già un risultato importante. L’equilibrio psico-fisico è alla base della crescita di un uomo e ancor più di un bravo atleta. Conoscere i propri limiti e misurarsi con le proprie sole capacità con onestà e trasparenza è fondamentale.  

Cosa consiglierebbe ad un giovane che desideri seguire la Sua strada?
Intanto di non seguire la mia strada ma di trovarsi la Sua, ovvero praticare lo sport che gli piace di più, dare il massimo, arrivare all’agonismo gradualmente, mantenere sempre la calma, non perdersi d’animo e non aspettarsi dal proprio corpo più di quanto non sia realistico in base alle proprie capacità. Non doparsi né dare retta a chi da loro vuole solo il risultato perché lo sport è sport e non ci sarebbero i primi se non ci fossero anche gli ultimi. In questo ad esempio vedo un sistema sbagliato che non premia adeguatamente gli atleti, che privilegia pochi a scapito dei molti e che non gestisce le risorse che ha per creare lavoro e una sana cultura dello sport. Ricordarsi che nulla è dovuto e che devi avere voglia di allenarti se vuoi ottenere dei risultati.

Secondo Lei manca lo spirito di sacrificio?
Per quanto riguarda gli atleti non parlerei di spirito di sacrificio perché, secondo me, un vero atleta è chi ama lo sport, lo pratica con passione e che, se decide di voler fare lo sportivo professionista,  deve avere talento e disciplina, saper gestire il proprio corpo e la propria mente con un impegno costante; saper mantenere sempre il senso della realtà e un buon equilibrio sia nelle sfide che nella competizione, con se stesso e con gli altri. A me non è mai pesato mettere sci e scarponi: da quando ero piccolo vedere la neve per me era una grande gioia, non mi è mai pesato alzarmi alle 6 per andare a sciare a – 20 ad esempio e ,  in famiglia, si ricordano che rimanevo a giocare nella neve ore ed ore. Sciare per me è sempre stato un piacere: sapevo gestirmi il mio tempo e gli allenamenti con costanza anche quando lavoravo nell’azienda edile di mio zio otto ore. Il ruolo delle Federazioni è importante per educare i giovani a comprendere le regole dello sport e proprio per aiutare i giovani a gestire gli alti e bassi della carriera sportiva. Mi sento un privilegiato perché ho vissuto la mia vita da atleta in modo completo: ho deciso di smettere a 27 anni perché mi ero sposato e avevo avuto mio figlio, però lo sport mi dà lavoro anche oggi, è una grande scuola di vita Nel settore sportivo occorrerebbe maggiore etica e nei giovani più umiltà. Essere sportivi oggi significa anche conoscere e sperimentare nuove tecniche e sapersi rapportare con i nuovi materiali ed i risultati di test di ricerca e sviluppo industriali. Ogni sport è stato modificato molto dagli sviluppi tecnologici che continuano ad evolvere e ad spostare i limiti a cui l’uomo può arrivare: si pensi solo a come sono cambiati gli sci o la stessa forma delle racchette da sci o delle tute , dei caschi degli sportivi etc., ed è cambiato anche il sistema sociale: una volta si faceva presciistica con gli sci club oggi la gente fa i voli no cost e preferisce viaggiare per il mondo piuttosto che spendere dei soldi per imparare a sciare.“

Piero Gros ai XII Giochi olimpici invernali di Innsbruck 1976  ha vinto la medaglia d'oro in slalom speciale e ai Mondiali di Garmisch-Partenkirchen 1978 ha ottenuto il secondo posto nella stessa specialità. In carriera ha vinto ben dodici gare di Coppa del Mondo (sette in slalom gigante e cinque in slalom speciale; ai Campionati italiani ha conquistato sedici medaglie: una in discesa libera, cinque in slalom gigante, sette in slalom speciale e tre in combinata. Si è ritirato nel 1982, a soli ventotto anni. Che consiglio darebbe ad un giovane che vuole seguire le sue orme?
Intanto di non seguire le mie orme, ma di cercare di sviluppare al massimo le proprie capacità e aspirazioni. Stimare sportivi di calibro è importante, ma più importante ancora è credere in se stessi, individuare propri obiettivi concreti ed essere disposti a lavorare con serietà per ottenerli. Non farsi confondere dalla fama né farsi distrarre da detrattori.   

Lei è stato anche dal 1985 al 1990  sindaco di Sauze d'Oulx, Suo paese natale, cosa le è rimasto di tale esperienza?
La stima per i miei compaesani e l’impegno costante e il senso civico che mi è rimasto nel cuore come cittadino. Per me il compito di Sindaco è stato un periodo di attuazione del mio spirito di servizio per la società. Il mio Paese è un’azienda turistica siamo mille residenti ma diamo lavoro stagionale a oltre tremila persone. I Comuni hanno pochi soldi e io sono riuscito a fare dei bei progetti come recuperare due centri storici del 400, gioielli di architettura montana. In 5 anni credo di aver dato il mio contributo nel sociale. Purtroppo ho ricevuto anche un avviso di garanzia per un appalto sui rifiuti per il quale sono stato indagato e però sono stato pienamente prosciolto. Anche questa esperienza mi ha segnato: titoloni sui giornali quando ero indagato e neanche una riga quando sono stato prosciolto. Quello che la politica oggi si dimentica è di mantenere un rapporto diretto con chi li elegge: i politici dimenticano di essere coerenti e  di avere il massimo rispetto per quanto viene loro chiesto di attuare. Un grande errore per la politica oggi è promettere e poi non mantenere quanto promesso. Necessitiamo trasparenza e coerenza. Io stesso come cittadino desidero essere più informato correttamente su quanto fanno i nostri politici e per questo ad esempio per quanto riguardala Tav a settembre incontrerò i responsabili dell’osservatorio per capire meglio i pro e i contro di un progetto così complesso e che un impatto sia sulla natura che nell’indotto e nella possibile creazione di nuovi posti di lavoro nella mia valle.    

Lei ha lavorato anche come  telecronista tecnico, prima per Telecapodistria, poi (dal 1990) per la RAI e per la Televisione svizzera di lingua italiana. Secondo Lei, oggi, che spesso si intervistano tra di loro giornalisti in programmi sportivi,  come è cambiato il modo di  spiegare al pubblico lo sport?
Di sicuro chi pratica lo sport, lo conosce a fondo e può, con maggiore scioltezza e proprietà di linguaggio spiegare in diretta le gare con competenza perché sa quello che dice e lo ha provato sulla sua pelle. Quello che inquina lo sport sono le troppe parole vacue ed i commenti non professionali e solo da gossip che poco hanno a che fare con lo sport, ma questo  è un problema non solo del nostro settore. Io credo di essere un commentatore tecnico equilibrato e collaboro da oltre 16 anni con la Televisione svizzera. Lo sci è istinto e in diretta non è semplice anche per spiegare bene al pubblico quali sono le difficoltà dell’atleta e che ad esempio uno stacco di due secondi a 140 allora non è niente, sono sì e no 100 metri di differenza.   

Ai Mondiali di Sestriere 1997  Lei  ha avuto diversi incarichi dirigenziali, è stato impegnato nell'organizzazione dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006 come responsabile dei volontari. È stato anche  nominato vicesindaco del Villaggio olimpico di Sestriere,  che ricordo ha di tali esperienze? 
Come dirigente mi sono trovato a dover risolvere problemi specifici in tempi dovuti e a gestire persone con professionalità diverse. Ho realizzato eventi di beneficenza, mostre, esposizioni; ho gestito per i giochi olimpici di Torino oltre 18mila volontari non solo italiani ma anche di altri Paesi e mi ricordo che la prima richiesta di una volontaria è arrivata da una studentessa giapponese che ho ospitato in casa mia per un  mese e con cui sono ancora in contatto; con e per i volontari abbiamo fatto attività di reclutamento, formazione, comunicazione. Nelle mie mansioni dirigenziali ho riscoperto il piacere di impostare progetti in team e di riuscire a realizzarli con adeguatezza. Ho incontrato persone con cui sono ancora in contatto oggi e con i quali ho un rapporto di amicizia e rispetto, come Ciccio Mancuso quando gestivamo i volontari per le paraolimpiadi. In Italia si potrebbe fare di più a livello sportivo e dirigenziale anche per valorizzare il territorio, il turismo oltre che le diverse discipline sportive. Occorrerebbe pure più spirito sportivo e un minore imprinting di business fine a se stesso per ritrovare l’incanto dello sport reale fatto di passione, umanità e principi di vita. Credo molto alla ricchezza di sani rapporti umani, e che ogni genitore possa contribuire alla crescita dei propri figli facendo loro praticare sport in modo costante ed equilibrato. In Italia lo Stato dovrebbe fare di più per lo sport e per il turismo. Ad esempio per i giochi olimpici abbiamo fatto incontri nelle scuole e avrei voluto tornare a portare alle scuole almeno un video di quanto era stato realizzato, eppure in Italia non si pensa mai anche al dopo di ogni manifestazione sportiva, ai costi per gli impianti da realizzare e / o da smantellare  e/ o rinnovare prima e dopo una manifestazione sportiva, alla gestione del territorio che può essere valorizzato molto da una corretta gestione della comunicazione di una manifestazione sportiva: si pensi a come ad esempio una buona telecronaca con viste del territorio tra una competizione a l’altra possa dare visibilità a Comuni e natura di un Paese se ben gestite. In Italia invece si lavora o in emergenza o per l’evento e basta. Ci sono sport invece ancora poco conosciuti e poco praticati ed altri sport che hanno un seguito maggiore dovuto più alla pubblicità e alle mode delle politiche di marketing che al reale interesse dei cittadini e degli sportivi proprio perché manca un rapporto costante tra Federazioni ed enti pubblici per una lungimirante gestione delle risorse, del territorio,  e degli impianti oltre che degli atleti. Poi siamo capaci di miracoli e con pochi fondi realizziamo eventi indimenticabili. Così è stato per le olimpiadi di Torino che sono state le migliori, a detta anche degli esperti di altri Paesi, e che non sono costate molto se si paragonano a quanto viene speso in altri Stati per eventi simili, inoltre Torino è stata magica in quei giorni.

A livello strutturale quindi manca un sistema che coniughi lo sport al business?
Le faccio qualche esempio? Una pista di freestyle che attende da oltre dieci anni di essere smantellata; oppure la mancanza di un programma di formazione e informazione adeguato nelle scuole per i vari sport e di trasferimento di esperienze tra sportivi positivi e giovani. La mancanza di strutture sportive integrate tra loro per consentire alle famiglie di far provare tutti gli sport ai loro figli e che aiuterebbe a scoprire anche nuovi talenti con maggiore facilità e precocità.

Lei ama la montagna e questa estate ci sono stati diversi episodi di incidenti, qual è la Sua riflessione in merito?
Occorre amare e rispettare la natura, ogni ambiente ha le sue insidie, il mare così come la montagna etc. Ogni incidente è spesso una tragica fatalità. Certo spesso l’incoscienza o l’incapacità creano episodi gravi come è accaduto questa estate, ma ogni fatto va valutato singolarmente per responsabilità personali. Se l’uomo non rispetta le regole, la natura non perdona. Lo sci ad esempio a volte viene descritto come uno sport pericoloso, invece non lo è se si rispettano le regole e il buon senso; è più pericoloso andare in bicicletta se vogliamo. Io rispetto molto gli alpinisti, i fondisti, i marciatori: sono sport duri per persone con grande determinazione. Calcaterra, alpinista, Marco Confortola,  alpinista estremo, Maurizio Zanolla, meglio conosciuto come Manolo , arrampicatore, alpinista e guida alpina,  sono sportivi che stimo molto, fuori dalle righe per le loro capacità.

Ci salutiamo, lui, mi dice, che si recherà da un suo amico pescatore che ha cinque figli e che lavora ogni giorno alle prese con la precarietà del mare, per aiutarlo a ritrovare una rete da pesca che forse gli è stata sottratta. Il suo pensiero e il suo tempo, si capisce, è dedicato a chi è persona seria, autentica. “Due mesi fa ho perso mia mamma, la vita è fatta di gioie e dolori, di cicli e ritorni, la natura aiuta a mantenere i piedi per terra e a capire che tutto passa e quali sono i veri problemi della vita. Lo sport è un privilegio, è un passaggio della vita che auguro a tutti di fare in modo corretto proprio per crescere meglio in ogni situazione arricchiti dentro e apprezzare ciò che si fa in ogni momento. Lo sport apre migliaia di porte, offre lavoro a molti, ma soprattutto  insegna a misurarsi con le difficoltà Chi lo gestisce deve essere equo e valorizzare tutti i giovani, non solo quelli che vincono perché tutti meritano attenzione. Non trovo giusto ad esempio che nelle gare sportive sciistiche chi arriva  undicesimo, o ventesimo o trentesimo non riceva alcunché come riconoscimento soprattutto di questi tempi in cui i giovani hanno necessità di sentirsi apprezzati come sportivi visto che le differenze nel prestazioni singole nel nostro sport, a parte casi specifici, sono davvero minori di ieri con distanze di pochi secondi tra i partecipanti alle competizioni. Le disparità di trattamento generano invidie, scompensi, depressioni in atleti giovani e promettenti, e lo sport deve rimanere momento di aggregazione e di divertimento per tutti compresi gli sportivi agonistici professionisti che non si devono isolare, ma devono interagire con la squadra ed essere trattati allo stesso modo perché è un privilegio essere atleti , ma lo è di più saper mantenere lo spirito sportivo nelle competizioni  e nelle sfide della vita.

Iscriviti alla newsletter
Tags:
piero gros
in evidenza
CDP, ospitato FiCS a Roma Gorno Tempini: “Agire come sistema unico”

Corporate - Il giornale delle imprese

CDP, ospitato FiCS a Roma
Gorno Tempini: “Agire come sistema unico”

i più visti
in vetrina
Ferrovie dello Stato, al via un nuovo modello per cantieri più sostenibili

Ferrovie dello Stato, al via un nuovo modello per cantieri più sostenibili


casa, immobiliare
motori
Con Sensify, Brembo rivoluziona il modo di frenare

Con Sensify, Brembo rivoluziona il modo di frenare


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.