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Sport
Mastrangelo ad Affari: "Zaytsev e la Diouf perni del volley azzurro"

Da dove nasce la tua passione per la pallavolo?
«La passione per la pallavolo è nata per caso. Nel mio paese c’era una squadra, di seconda divisione. In quel periodo giocavo a calcio, ero altro 1.96m, e facevo lo stopper. Non mi ero mai interessato alla pallavolo, però gli altri dicevano che nel calcio non avrei mai sfondato. Così mi convinsero a provare questo nuovo sport. E dopo averlo provato alcune volte, ho visto che le cose mi riuscivano e ho capito che questo era lo sport adatto a me. Ci sono stati dei momenti in cui non ci credevo tanto, ma la fortuna è stata che ho avuto alcune persone dietro che, in quei momenti, ci hanno creduto più di me. Poi però quando ho capito che poteva diventare la mia vita ed il mio lavoro, per molti anni, mi sono dato da fare.»

Le ultime 4 stagioni, dal 2009 al 2013, le hai giocate con la maglia del Piemonte Volley di Cuneo, con la quale hai conquistato: un campionato, una coppa italiana, una supercoppa e una coppa CEV; qual è la maglia che ti senti cucita addosso?
«Sicuramente la maglia che mi sento più cucita addosso è quella di Cuneo, perché si può dire che la mi carriera è iniziata qui a Cuneo, e ci ho giocato tanti anni, anche prima di fare un po’ di esperienze in giro per Italia. Cuneo mi prelevò a 18 anni da Milano. Feci un po’ di anni a quei tempi, poi altre stagioni di contratto altrove (Macerata, Modena , Roma, Taranto) e poi tornai a Cuneo:  sommando gli anni prima e quelli dopo posso dire che quella di Cuneo è decisamente la maglia che mi sento più cucita addosso.»

A livello mondiale hai vinto molti trofei: 4 ori ed un argento agli Europei; 2 ori, 2 argenti e un bronzo nelle World League; l’argento della coppa del mondo Giappone 2003 ed infine 1 argento e due bronzi alle Olimpiadi. Qual è il trofeo che guardi con più soddisfazione nella tua bacheca?
«Le medaglie Olimpiche tutte. Perché, anche se sono dei bronzi, c’è gente che solo per qualificarsi alle Olimpiadi ci lavora una vita. Io le guardo tutte con grande orgoglio, me le sento proprio come le più sudate, sono le soddisfazioni più grosse. Tra le competizioni se vogliamo dire “minori”, decisamente ricordo con maggior piacere l’Europeo vinto a Roma nel 2005.»

Quali  sono, secondo te, i pilastri delle nostre attuali nazionali maschile e femminile? Dove possono arrivare? Chi consideri come tuo"erede"?
«Nella maschile Zaytsev: è il perno della squadra, il giocatore più importante. Senza di lui è come se mancasse mezza squadra, anche se comunque chi lo sostituisce non è da meno. Però lui è il bomber più importante della nazionale, è un po’ il simbolo, naturalmente dopo che me ne sono andato io!! Sai, c’è gente che ancora pensa che io gioco in nazionale, ma è dall’Olimpiadi di Londra 2012 che io ho chiuso. Mi riempiono ancora di messaggi su Fb e Twitter dicendomi che mi vogliono vedere in campo, mi chiedono di ritornare a giocare, ed io sono sempre lì a ripetere che ormai non gioco più, ho smesso da due anni. Ma forse mi chiamano perché ne hanno ancora bisogno.
Nella femminile invece la Diouf. Lei è un po’ la Zaytsev della femminile.
Per caratteristiche Piano mi si avvicina: non l’ho visto quasi mai giocare, solo una partita in cui ha fatto molti punti. Forse proprio lui potrebbe essere il futuro Mastrangelo.»

Abbiamo letto che nel futuro ti piacerebbe diventare attore. Ci parleresti un po’ di quest’altra passione? Un futuro da allenatore come lo vedi?
«A me piacerebbe fare quello, l’attore, e ho già fatto un piccolo pezzettino a “100 Vetrine”, interpretando il ruolo di me stesso. Sto studiando perché vorrei fare quello, ma è un mondo molto difficile. Il compio dell’allenatore è molto complicato, mi vedrei più nel ruolo di un dirigente all’interno di qualche squadra. Quello che più desidero, comunque è recitare e diventare un bravo attore.»

Alfonso Maria Troianiello

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