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Giampiero Boniperti morto, Juventus: "Grazie di tutto presidentissimo"

E' morto nella notte a Torino per una insufficienza cardiaca Giampiero Boniperti, presidente onorario della Juventus, di cui e' stato una bandiera prima come calciatore e poi come dirigente.

Il nome di Giampiero Boniperti, morto nella notte a Torino, e' indissolubilmente legato alla Juventus, in cui ha mosso i primi passi da calciatore professionista nell'immediato secondo dopoguerra e di cui e' stato poi storico dirigente.

 

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Nella squadra bianconera ha giocato dal 1946 al 1961 totalizzando 443 presenze in serie A e 178 reti. Con la Juventus ha vinto 5 scudetti e 2 Coppe Italia. Nel 2004 e' stato inserito nella Fifa 100, la lista dei 125 migliori calciatori della storia e nel 2012 è entrato a far parte della Hall of Fame del CALCIO italiano. Subito dopo il ritiro dal campo è stato chiamato nella dirigenza della società bianconera di cui è diventato presidente dal 1971 al 1990. Tra il 1994 e il 1999 e' stato europarlamentare. 

 

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BONIPERTI, JUVENTUS: "GRAZIE DI TUTTO PRESIDENTISSIMO"

"E' la notizia che non avremmo mai voluto darvi. Oggi, 18 giugno 2021, salutiamo per sempre Giampiero Boniperti, che si e' spento a Torino, all'eta' di 92 anni: ne avrebbe compiuti 93 fra pochi giorni, il prossimo 4 luglio". Con queste parole il sito internet della Juventus annuncia la scomparsa dell'ex capitano e presidente bianconero. "La commozione che in questo momento tutti noi stiamo provando non ci impedisce di pensare con forza a lui, a tutto cio' che il Presidentissimo e' stato e sara' per sempre nella vita della Juventus - continua la societa' -. Una figura indelebile, che da oggi si consegna al ricordo, perche' sui libri di storia del CALCIO ci e' finita gia' da tempo. Perche' quando esprimi un pensiero, e quel pensiero diventa parte del DNA della societa' a cui hai dedicato la vita, vuol dire che il tuo carattere ne e' diventato identita' e modo di essere. Per sempre". La Juventus definisce Giampiero Boniperti "immensa leggenda", parlandone come "il campione che contribui' a fare scordar presto la guerra ai tifosi bianconeri ("con la sua gentilezza e la sua classe prendeva in pugno la Juventus post-bellica, ed assieme ad essa partecipava a ridare luci di speranza per l'avvenire", scrisse Hurra' Juventus nel 1966) ha un curriculum calcistico che tutti conoscono". "Un giorno della primavera del 1946, a diciotto anni non ancora compiuti, parti' da Barengo (dove nacque nel 1928) e venne a Torino per sostenere l'usuale provino nella Juventus. Era un CALCIO di pionieri, romantico e spensierato", ricorda il club.

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"'Palpitava per i colori bianconeri e voleva diventare juventino', riporta il primo profilo sul magazine bianconero; il ragazzo ne avrebbe fatta, di strada. Quasi un anno dopo, al principio di marzo del 1947, Boniperti esordi' in Prima Squadra contro il Milan, in un campionato che la Juve chiuse al secondo posto dietro a un imprendibile Torino. L'anno dopo Vittorio Pozzo gia' lo vestiva d'azzurro, a Vienna, contro l'Austria, dove si distinse inizialmente come ala destra di valore mondiale, poi come interno al fianco di Muccinelli nella Coppa Rimet (1950). Posizione che assunse - mattatore e regista allo stesso tempo - anche alla Juve, progressivamente, a partire dalla seconda meta' degli anni '50. Gli anni dei tre nomi, Boniperti, Charles, Sivori. Tre icone. Migliore in campo, autore di una doppietta nella mitica partita di Wembley tra l'Inghilterra ed il Resto d'Europa (ed unico italiano al fianco di Nordahl, Vukas, Kubala, Zebec), Boniperti e' stato centravanti di razza, dallo scatto possente e dal tiro forte".

"Divenne capocannoniere in Serie A nel 1947/48, a neanche 20 anni, con 27 reti segnate. Fu il preludio al suo primo scudetto (di cinque) con la maglia bianconera indosso, quello del 1950, il suo preferito. Fu giocatore raffinatissimo, eppure micidiale. Tra Boniperti e il pallone c'era accordo su tutto. Era come se la sfera cercasse lui, e non viceversa, in quei punti del campo che lui solo pareva conoscere. Una volta confesso': 'Quando ero piu' giovanottino, la porta era sempre larga per me ed i gol entravano uno dietro l'altro. Io tiravo ed era gol. Quando divenni adulto come giocatore, quindi piu' completo, la porta si fece piu' stretta. Evidentemente, dipese dal fatto che ci tenevo a fare il gol potente, col pallone che parte e non si vede piu''. Preferiva essere l'ispiratore e il regolatore del gioco, l'elemento base, il perno di tutto un congegno, la leva che metteva in moto il meccanismo. Svincolava il gioco dal fatto personale. E cosi' sarebbe stato anche in futuro, quando alla Juve torno' da dirigente. Chiuse la carriera nel 1961, da Campione d'Italia, a quota 179 reti. Aveva 33 anni, e appese le scarpe al chiodo con un cerimoniale semplice: 'Ragazzi, smetto'. Temperamento inflessibile di un galantuomo estroverso in campo, rigorosissimo fuori".

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