Processo Gea/ Chiesti sei anni per Luciano Moggi

Il pm Luca Palamara ha fatto le sue richieste di condanna nel processo Gea: sei anni per Luciano Moggi e cinque per il figlio Alessandro, per associazione a delinquere finalizzata all'illecita concorrenza con violenza e minacce. Per tutti, tranne che per Luciano Moggi, il pubblico ministero ha chiesto l'applicazione delle attenuanti generiche.

Martedì, 11 novembre 2008 - 23:00:00



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PROCESSO GEA

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PROCESSO GEA, CHIESTI SEI ANNI PER MOGGI

Il pm Luca Palamara ha fatto le sue richieste di condanna nel processo Gea: sei anni per Luciano Moggi e cinque per il figlio Alessandro, per associazione a delinquere finalizzata all'illecita concorrenza con violenza e minacce. Non solo, a seguire: tre anni e sei mesi per Franco Zavaglia, due anni e quattro mesi per Francesco Ceravolo, un anno e quattro mesi per Davide Lippi e otto mesi per Pasquale Gallo.

Per tutti, tranne che per Luciano Moggi, il pubblico ministero ha chiesto l'applicazione delle attenuanti generiche. Il tutto al termine di una requisitoria durata quasi sei ore, che ha chiuso un'udienza apertasi con le ultime battute della fase dibattimentale e che ha visto Ceravolo rilasciare dichiarazioni spontanee.  Il pubblico ministero ha ripercorsotutti i fatti e gli episodi contestati, formulando le sue richieste. Ora la parola passa alle parti civili e alla difesa di Gallo (giovedì 13 novembre) e agli altri avvocati difensori (il 2 e 4 dicembre). Infine,  il giudice Luigi Fiasconaro si ritirerà in Camera di consiglio e la sentenza è prevista per l'8 o il 13 gennaio.

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"Sento dire che il calcio attuale è peggio di prima. Evidentemente non ero la mente di ogni complotto e chi comandava prima lo fa anche adesso. Personalmente non voglio più tornare a far parte di questo mondo. Non mi interessa più". Lo spiega Luciamo Mggi ai giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma durante il processo Gea. 


Luciano Moggi

L'ex dirigente bianconero rivolge poi un appello: "Il calcio lo seguo come critico e come giornalista. La realtà è che per queste vicende approdate in tribunale, ho perso il lavoro e mio figlio ha passato i suoi guai con la famiglia. Tutto per colpe di testimonianze dell'accusa che abbiamo smascherato. Sono uomo di fede e accetto questo momento ma se ora la situazione nel calcio è peggiorata, invito tutti a non esagerare".  Quindi ha spiegato di essersi "sfogato contro chi lo ha infangato". Nel mirino c'è, come sempre, l'ex diesse della Roma, Franco Baldini che sui casi Baiocco e Chiellini "non ha fatto altro che raccontare menzogne. Baldini è colui che chiese a un procuratore di testimoniare contro di me parlando con il maggiore Auricchio".

Poi aggiunge: "Il calcio è da tempo diventato un business e le società sportive lavorano per valorizzare il proprio settore giovanile ed evitare di pagare 50 milioni per un giocatore. Io dirigente ombra del Messina? Ma quando mai, la Juve prestava gratis dei ragazzi con tanto di premio di valorizzazione al club se loro avessero giocato almeno venti partite in serie A. Io mi vanto di aver ceduto Zidane a un prezzo, 150 miliardi di lire, che nessuna altra società ha mai guadagnato. Ho vinto scudetti, trofei in Italia e all'estero. Nella finale dei campionati del mondo c'erano in campo nove giocatori della Juve piu' l'allenatore e il fisioterapista. Nove campioni che giocavano nella Juve. E poi qualcuno dice che io ero autore dei complotti e combinavo le partite".

Prendendo spunto dalle deposizioni di un attaccante ex bianconero, Nicola Amoruso, Moggi ha colto l'occasione per definire i calciatori "persone viziate che pensano solo ai rinnovi contrattuali anche quando sono reduci da pessime stagioni. La Juve era ed è una società seria, che non poteva contare sui soldi dell'azionista, eppure abbiamo creato una squadra fortissima e garantito un buon dividendo agli azionisti anche se abbiamo alla fine ricevuto ringraziamenti non tanto simpatici. I giocatori vorrebbero dirigenti che spendono e spandono. Chi fa bene un anno pretende subito un adeguamento e il prolungamento del contratto".

Moggi ha poi escluso di aver mai favorito il figlio Alessandro, che faceva il procuratore: "Non gli ho mai rivelato in anticipo certe operazioni di mercato, come si evince dalle intercettazioni. Né ho preso dei soldi da lui. Eppure mi hanno definito socio occulto di Gea per la storia delle cravatte di Marinella che Franco Zavaglia mi chiese di prendere a un prezzo di favore. I Moggi sono passati come capri espiatori e mi sta pure bene. Ma perché, se si vuole moralizzare il calcio, non si vivisezionano gli altri parenti che fanno dirigenti e procuratori come hanno vivisezionato noi?".

(SEGUE -MOGGI JR: MI FA MALE ESSERE DEFINITO IL FIGLIO DI LUCIANO)

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