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La 4 giorni di basket al Mediolanum Forum non offre  solo cronaca agonistica. La piccola Varese perde la finale (74-77) contro la corazzata Monte Paschi: Siena regala il primo trofeo di stagione ad una città sottosopra per lo scandalo della banca sponsor. il giovane coach Banchi festeggia con tutto il suo staff in sala stampa, mentre allenatori più celebrati vanno a casa, eliminati al primo turno. Sono proprio gli occhi bassi di  Trinchieri e Scariolo, quelli che allenano nazionali straniere nel tempo libero ed hanno ingaggi regali ed esperienza infinita, con alle spalle la Milano del grande Giorgio Armani o la Cantù della famiglia di mecenati Cremascoli, l'immagine più significativa del momento di confusione di quello che una volta era il secondo sport italiano.
 
Se infatti il ritorno a Milano della Coppa Italia doveva essere lo squillo di tromba del rilancio, dopo due anni deludenti nel pur bellissimo PalaVela di Torino, le cose non sono andate proprio come ci si aspettava.
 
Lega ed RCS Eventi escono dal triennio di contratto in modo non proprio esaltante: poco pubblico nei palazzetti rispetto al calcio egemone ma anche al rugby in ascesa, ascolti televisivi di nicchia che si accoppiano ad un momento economico non proprio esaltante e costringono ad accontentarsi di sponsorizzazioni di seconda linea.
 
Benedette le marche che hanno deciso comunque di sostenere l’immagine del movimento, come gli elettrodomestici Beko.
Ma di sicuro resta l’amaro in bocca nel vedere tanta storia agonistica e competenza tecnica galleggiare in un sistema poco efficiente. Se infatti i coach italiani sono tra i migliori d’Europa ed alcuni giovani giocatori hanno prospettive davvero interessanti anche in chiave interrnazionale (Hackett, MVP della finale, o il ventenne Polonara, per fare due nomi), lascia senza fiato il Presidente di Lega Renzi che nel tirare le fila dell’evento si lamenta che il basket valga 2,5 milioni di euro di diritti tv contro il miliardo del calcio. Come se fosse colpa esclusiva dei giornalisti o della legge 91 sullo sport professionistico. E non dell’arretratezza di un management che si lamenta molto e cambia poco le regole del suo business.
 
Anche il neo presidente FIP lancia dichiarazioni preoccupate. Ma dal potente Petrucci  ci saremmo aspettati più proposte sferzanti per rivoluzionare il movimento che toni apocalittici. Suonano come una excusatio non petita d’inizio mandato, quando ci si aspettava entusiasmo, progettualità, esibizione di muscoli e cervello.
 
I due massimi dirigenti non fanno che confermare a Giorgio Armani, uno dei pochi grandi nomi che ancora credono al basket, che il suo nervosismo sia giustificato La sua squadra non onora i tanti soldi investiti e deprime un pubblico dalla pazienza davvero infinita: han messo tristezza le migliaia di milanesi che abbandonavano il loro Forum due minuti prima della fine, con Milano sotto di 16 punti nel derby con Varese.
 
E di sicuro nel movimento nessuno supporta King George concretamente. Si affievolirà il sostegno finanziario di MPS, che controtendenza metteva più denaro nel basket che nel calcio, Anche Bennet Cantù è destinata ad un ridimensionamento, vista anche la cessione del campione Markoshvili per problemi di bilancio.  Piazze storiche e ricche come Bologna e Roma programmano bilanci minimalisti.   L’unica idea nuova di uno sport che è alla ricerca di cambiamento in un momento di crisi viene dalla piccola Varese. Il club dalla grande storia, oltre che in finale di Coppa Italia, è anche in testa al campionato proprio perché ha reagito alle difficoltà dell’economia con un modello partecipativo molto italiano.
 
Invece di continuare nella disperata ricerca del grande sponsor, sempre più improbabile visti i chiari di luna e le coperture tv calanti, il presidente Vescovi, supportati dalla territoriale di Confindustria ha messo assieme un consorzio di piccoli imprenditori locali. Come tante microscopiche tessere di un puzzle sociale prima che industriale, queste PMI hanno dimostrato che la via di uscita, forse non solo nel basket, è non dimenticare che solo le squadre organizzate e motivate vincono. Nello sport, come nell’industria, i fuoriclasse non riescono ad ottenere nulla se non sono affiancati dai lavoratori, dai manager, dai tecnici. E le grandi metropoli spesso vengono superate, per fantasia ed organizzazione proprio dalla sana e laboriosa provincia. Una lezione sportiva e sociale.che è già  modello di riferimento per molte società sportive. Ma è da ricordare anche a chi vincerà le prossime elezioni politiche.
 
Anche se Vitucci, il coach dei varesini, è stato strapazzato in finale (indimenticabile lo 0-18 subito nei primi 5 minuti della partita di finale), il modello vincente che rimane dei 4 giorni del Forum è che una squadra giovane, leggera e piena di fantasia ed allegria come quella biancorossa è andata a giocarsi fino alla fine il più importante trofeo di metà stagione: senza grandi nomi, senza bilanci gonfi e, visti gli arbitraggi scandalosi, senza protezioni altolocate. Soprattutto senza quel cinismo nazionale che ha permesso per molti anni a molti furbi di svuotare con allegria, tra le altre, le casse del Monte Paschi.
 
Insomma, dalla metafora sportiva si portano a casa segnali positivi anche per il paese reale. A Varese, come nel resto d’Italia, se si hanno idee, progetti, capacità di tenere assieme il tessuto industriale e quello sociale, si vedono i risultati e la rinascita sembra dietro l’angolo.
 
Almeno in questo, il basket della giovane Italia dei dreadlock di Hackett e delle stoppate di Polonara è il primo sport nazionale.
 
(Pasquale Diaferia)

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