di Tommaso Cinquemani
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Onorevole Cofferati, che cosa pensa del nascente governo Renzi? Riuscirà a fare le riforme che tutti auspicano?
“L’esecutivo, stando alle consultazioni, potrà contare su una maggioranza uguale a quella precedente. Ma a differenza del governo Letta, in quello Renzi i partiti avranno bisogno di marcare di più la loro presenza rispetto alla stesura del programma. Sarà quindi difficile trovare un punto di incontro e il rischio di stallo è concreto”.
Quali dovrebbero essere, secondo lei, i punti fondamentali del programma di governo?
“Le priorità sono tre: crescita, lavoro e diritti. I grandi capitoli credo siano condivisi da tutti: nessuno è contro la crescita economica. E’ su come ottenerla che sorgono i problemi. In Europa, ma anche in Italia, i conservatori perseguono la crescita attraverso il rigore, i progressisti chiedono invece un controllo della spesa, ma anche politiche di investimento”.
A quali diritti si riferisce?
“Quelli che riguardano la sfera produttiva e della cittadinanza. Ogni giorno vediamo che le forze nazionaliste in Europa mettono in discussione i diritti fondamentali, come la libertà di circolazione. E’ successo in Inghilterra e in Belgio, può succedere altrove”.
Parlando di diritti legati al lavoro, servirebbe una maggiore tutela dei lavoratori atipici?
“Certo, c’è una vasta parte di lavoratori atipici che ha poche tutele e diritti. Prima di tutto il governo dovrebbe ridurre la platea dei contratti disponibili, che sono troppi. E poi ci deve essere una uniformità di diritti rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato. Ma senza arrivare a compromessi al ribasso”.
Come si raggiunge questo obiettivo?
“Per rendere uniformi le tutele bisogna rivedere tutti gli ammortizzatori sociali, introdurre strumenti universali come il reddito minimo garantito. Investire in formazione sia per chi ha perso il lavoro sia per chi lo sta cercando”.
Rispetto alla formazione le politiche europee sembrano andare proprio in questa direzione, è così?
“Le politiche in sé no, ma le risorse disponibili sono interessanti”.
Ogni riforma economica o del mercato del lavoro richiede delle risorse. Alfano ha detto che non è prevedibile una patrimoniale, dove trova i soldi il governo?
“Io sono convinto che serva una politica keynesiana, fatta di investimenti pubblici in grado di trainare quelli privati. Investimenti che stimolino i consumi interni con un incremento della capacità di spesa dei cittadini. Servono quindi risorse, che possono venire solo da due fonti: una politica fiscale rivolta alle ricchezze e dalla lotta efficace alla evasione fiscale”.
La lotta all’evasione non dà risorse prevedibili, e se Alfano non vuole la tassazione dei patrimoni… c’è un rischio stallo?
“Sì, le posizioni nella maggioranza sono divergenti. Alfano ha detto no alla patrimoniale, ma non ha fatto delle proposte su dove reperire le risorse”.
Parlando di austerity, è convinto della scelta di sostenere Schulz per la presidenza della Commissione? Tsipras non avrebbe dato un segno più incisivo di rottura con le politiche recessive?
“Credo che la scelta di Schulz sia giusta. Ha tutte le caratteristiche per assicurare la discontinuità rispetto alle politiche di rigore a senso unico. Ma non c’è solo un problema di rovesciamento della linea di politica economica dell’Europa, c’è anche una esigenza di rilancio di una idea alta di riorganizzazione istituzionale dell’Ue. Dobbiamo riprendere il cammino di cessione di sovranità degli Stati membri verso le istituzioni europee. Io credo che ci voglia un nuovo trattato”.
Io stesso ho rivolto questa domanda al presidente Schulz e mi ha risposto che la modifica dei trattati implica tempi lunghi, anni…
“Nel mondo progressista si guarda al tema con molta cautela, io credo che ci voglia più coraggio. Bisogna andare verso gli Stati Uniti d’Europa. Bisogna dare il segno chiaro ai cittadini che si cammina in questa direzione”.
Perché le grandi famiglie europee non lavorano per una revisione dei trattati?
“Quando si parla di nuovi trattati in molti scatta il riflesso incondizionato di chiedersi chi poi sarà al comando di questa nuova Europa. E’ c’è la paura di ciò che potrebbe accadere nel caso in cui alle elezioni vinca la parte opposta. Questo però è un ragionamento ozioso che porta allo stallo”.
Il presidente Schulz ha detto anche che la crisi economica ha bisogno di risposte immediate, che non si possono aspettare i tempi di una revisione dei trattati…
“Noi dobbiamo risollevare le condizioni materiali delle persone, ma se l’assetto istituzionale rappresenta un ostacolo alla soluzione efficace dei problemi, allora bisogna intervenire alla radice”.
Quindi lei auspica che nel caso in cui Schulz vinca le elezioni inizi un percorso di riforma dei trattati nel senso di una maggiore integrazione politica, fiscale ed economica?
“Assolutamente sì, e ritengo che sia importante parlarne fin da adesso, in campagna elettorale. C’è un rapporto stretto tra le politiche macroeconomiche e i luoghi dove queste vengono decise”.
Però in Europa assistiamo ad una spinta opposta a quella che lei delinea. E sarà ancora più forte con l’ingresso degli euroscettici in Parlamento. Come si può sbloccare la situazione?
“Se noi stiamo fermi aumenta la forza di chi è contrario all’Europa. Quando saranno in parlamento queste forze politiche cercheranno di rallentare fino al fermo l’attività del Parlamento. Noi dobbiamo essere dinamici, offrire soluzioni, in modo da indebolire la loro propaganda”.

