Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Onorevole Zullo, il primo aprile finisce il sistema delle quote latte, che cosa ci si può aspettare?
“Ci sarà un abbassamento ulteriore del prezzo del latte, che già oggi costa quasi meno dell’acqua, visto che viene venduto dagli allevatori intorno ai 37 centesimi al litro. Con questi prezzi i nostri agricoltori non possono più stare sul mercato”.
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PER CAPIRE – I DATI COLDIRETTI Dall’inizio della recessione è stata chiusa una stalla italiana su cinque, con la perdita di 32mila posti di lavoro. In Italia ci sono circa 36.000 stalle, nel 2014 hanno prodotto circa 110 milioni di quintali di latte Sono circa 86 milioni di quintali le importazioni di latte equivalente Per ogni milione di quintale di latte importato in più scompaiono 17mila mucche e 1.200 occupati Il prezzo del latte fresco si moltiplica più di quattro volte dalla stalla allo scaffale, con un ricarico del 328%. Tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri La metà delle mozzarelle sono fatte con latte provenienti dall’estero Il settore lattiero-caseario garantisce 180mila posti di lavoro e una ricchezza economica di 28 miliardi di euro, pari al 10% dell’agroalimentare Germania, Francia e… ecco quali sono i Paesi da cui importiamo il latte
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Facciamo un passo indietro, che cosa sono le quote latte e quando sono state introdotte?
“Le quote latte sono state applicate nel 1984 e avevano lo scopo di calmierare la produzione di un Paese al fine di mantenere il prezzo stabile ed evitare le grandi fluttuazioni dei prezzi che ci sono state nel passato. Ogni stalla può produrre un tot di latte, chi ne produce di più viene sanzionato. Ma questo sistema non ha funzionato”.
Come mai?
“Il settore è in crisi perché il latte prodotto in Italia non è concorrenziale con quello importato dai Paesi dell’est ad un prezzo molto più basso”.
Oggi la Coldiretti ha portato in piazza gli allevatori per chiedere un intervento del governo. A Bruxelles che cosa si è fatto?
“Nel 2012 è stato approvato il pacchetto latte che ha lo scopo di regolare il settore dopo la fine del sistema delle quote. Ci sono degli strumenti per sostenere gli agricoltori, anche dal punto di vista economico”.
Di quali sostegni parla?
“Ad esempio si dà la possibilità agli allevatori di coordinarsi attraverso delle Organizzazioni indipendenti. L’obiettivo è fare rete, condividendo la produzione e le esperienze al fine di avere una massa critica che permetta di non essere schiacciati dai grandi gruppi. In questo modo si può anche accedere a dei fondi, ma bisogna andare oltre”.
In quale modo?
“I produttori non devono essere abbandonati, le Regioni devono assisterli in questa transizione, perché dall’Ue certo non arriverà un aiuto”.
Con la fine delle quote latte ci sarà una completa liberalizzazione del mercato. Aggregandosi tra loro i produttori italiani riusciranno a tenere testa ai prezzi del latte estero?
“Se si considera solo la variabile prezzo no. Il nostro punto di forza è la qualità, il latte italiano ha degli standard alti ma, complice la crisi, le famiglie scelgono il prezzo più basso”.
Alcuni affermano che competere sul costo del latte per l’Italia è una battaglia persa in partenza. Dobbiamo piuttosto puntare sui prodotti lavorati, come i formaggi, magari da esportare?
“Se i mercati richiedono questi tipi di prodotti sicuramente sì. Bisogna però che l’Europa crei un vero mercato unico, senza che tutto si riduca ad una competizione al ribasso tra i prodotti di un Paese e quelli di un altro”.
A Bruxelles si sta discutendo un nuovo intervento dopo il pacchetto latte?
“C’è un dibattito generale, soprattutto in Parlamento, su cosa si può fare per cambiare la situazione. A marzo si potrebbe arrivare a nuove proposte, ma la Commissione è ancora ferma. A Bruxelles ritengono che, dato che le nuove norme sono note dal 2012, gli Stati si sarebbero dovuti organizzare per tempo”.
