Un “replay” e “peggiore” di quanto accaduto nel 2011 per la scelta del candidato sindaco di Napoli; un “disastro annunciato”. Le primarie del Pd in Campania registrano anche una defezione eccellente. Massimo Paolucci, europarlamentare, annuncia “con dolore” di abbandonare il Pd. E lo fa con una lettera aperta ai suoi elettori, dopo un tentativo di riconvocare l’assemblea regionale per puntare su un candidato unitario, Luigi Nicolais, abbandonando la consultazione fissata il primo marzo dopo rinvii e fibrillazioni tra Roma e Napoli.
Paolucci scrive esplicitamente fin dalla prima riga: “Con dolore, ma coerente con le mie convinzioni, ho deciso di lasciare il Pd. Continuerò con serietà il mio lavoro di parlamentare europeo nel Gruppo S&D in Europa, se accetteranno la mia richiesta di adesione”. “Ho sempre pensato, e continuo a pensare, che il Pd sia lo storico approdo delle diverse esperienze e culture del centrosinistra italiano. Ho difeso questa tesi anche quando il mio dissenso su alcune scelte compiute da Renzi era molto forte. Quel che non posso tollerare è vedere il mio partito trasformarsi geneticamente”, scrive.
“Quel che non posso sopportare e’ l’ipocrisia, la doppia morale – e qui Paolucci affonda – tutti, a Napoli e a Roma, sanno che le nostre prossime primarie saranno un grande revival di Forza Italia. Tanti sanno che le nostre prossime primarie saranno un replay peggiore di quelle svolte nel 2011. Tanti sanno che si va incontro a un disastro annunciato. Tanti sanno che sotto i nostri occhi si definiscono accordi con interi settori del centrodestra, con i protagonisti della stagione cosentiniana. Tutti, tanti, sanno ma nessuno interviene. Un clamoroso scaricabarile”.
E ancora: “Alla pochezza e alla miseria campana, si somma una sconcertante irresponsabilità del Pd nazionale, che da mesi si ostina a lasciare incancrenire una situazione divenuta ormai insostenibile. Una cosa è sostenere l’autonomia del partito locale, altro è girare la testa dall’altra parte. Non posso accettare che il prossimo presidente della Regione Campania sia scelto con il voto determinante del centrodestra. Non posso accettare la perdita di autonomia politica del mio partito. Il forte legame che ho con il mio partito non può trasformarsi in un opportunistico e complice silenzio”.

