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Masterchef, il vincitore ad Affari: Renzi combatta la crisi in cucina

Masterchef, il vincitore ad Affari: Renzi combatta la crisi in cucina
Masterchef MM 003
“Renzi? Secondo me è uno a cui alla fine non dispiace la cucina americana”. Il vincitore di Masterchef, Federico Ferrero, parla ad Affari. “Non lo conosco, ma da quello che racconta non sembra un gourmet”. E consiglia: “Siamo seduti su una ricchezza enorme che si chiama gastronomia. Combattiamo la crisi anche da qui. Infatti…”
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Masterchef, il vincitore ad Affari: Renzi combatta la crisi in cucina


Di Giordano Brega

“Che piatto farei a Matteo Renzi? Guardi non si può cucinare per le funzioni e per le cariche. Si può cucinare solo per l’uomo. Se avesse dieci minuti di tempo faremmo una chiacchierata e magari qualcosa nel piatto riuscirei a metterglielo”. Parla ai microfoni di Affari, Federico Ferrero il vincitore della terza edizione di Masterchef.

Così a pelle non le viene in mente nulla per il premier? Il dottore nutrizionista di Torino spiega: “A pelle non ci siamo mai conosciuti. Ho sentito le cose che dice, secondo me Renzi è uno a cui alla fine non dispiace la cucina americana”

“Da quello che racconta non sembra un gourmet”, aggiunge. “L’Avvocato Agnelli, di cui tutti dicevano fosse un grandissimo gourmet, era un inappetente che non aveva una grande conoscenza del cibo. Non per questo non è stato per alcuni aspetti un grande uomo”.

Dalla cucina alla politica, Federico spiega: “La crisi economica, sociale ed etica in cui è il nostro Paese secondo me si può risolvere anche puntando sulla cucina. Quando arriverà un Governo che lo farà veramente e non solo a parole forse daremo davvero molti posti di lavoro. Se tutto il mondo vuole il nostro cibo, se tutti gli stranieri vengono in Italia per mangiare la nostra cucina non so cosa stiamo aspettando a metterci cinque-sei-dieci punti di Pil nella gastronomia. Forse questa è una cosa che non costa nulla e si può fare da domani senza grossi proclami. Quindi una chiacchierata su questo con Renzi la farei volentieri”.

E cosa consiglierebbe al premier per promuovere la cucina italiana? “Innanzitutto riprenderei alcune idee dello slow food dei primi tempi, non quello che è diventato dopo. La cucina italiana bisogna venirla a mangiare qui. Dobbiamo creare il turismo della gastronomia, che è il turismo della cultura. Cultura, cibo, sapori, piatti in un sistema di limitrofità. Il contadino produce, un altro trasforma, un altro mette a tavola la gente, un altro gli dà da dormire, un altro gli fa vedere un monumento o lo porta a fare una passeggiata nella nostra campagna”.

Federico non ha dubbi: “Siamo seduti su una ricchezza enorme che si chiama gastronomia. Il solo fatto che la cucina italiana e gli chef italiani non siano considerati i primi del mondo penso sia una cosa che chiede vendetta a Dio e agli uomini. Il premier Aznar prese dieci cuichi e li mandò alle Nazioni Unite e trasformò la cucina spagnola – e rispetto a quella italiana è zero. Non so cosa aspettiamo a farlo anche noi”.