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Cronache
L'ombra del fondo speculativo Usa. Fico Eataly diventa un caso. Inside

FICO E' UN CAVALLO DI TROIA?

Il dado è tratto: meglio fare in fretta affinché tutto diventi più FICO. Il Comune di Bologna, Oscar Farinetti e le Coop sono finiti insieme ad un fondo speculativo americano.

E quattro giorni fa, con i soli voti del Partito democratico, il Consiglio comunale di Bologna ha votato le modifiche allo statuto del Caab, il centro agroalimentare dove ha sede FICO di Oscar Farinetti, Coop alleanza 3.0 e Coop Reno, aprendo le porte a investitori privati. 

Caab (controllata all'80% dal Comune e con una quota di minoranza della Regione Emilia Romagna), da società consortile per azioni (scpa), diventa società per azioni pura (spa). La “quota maggioritaria” resta “in capo agli Enti Pubblici (scritto in grande, ndr)”, spiega l'articolo 7 del nuovo statuto. Però nel “caso di cessione di azioni o di diritti di opzione, eliminazione della sottoposizione al gradimento dei soci”, scrive la delibera del Comune. Detto semplicemente: le azioni si vendono in libertà senza passare dal consenso dei soci pubblici. Anche se i soci hanno diritto di prelazione.

Tutto sembra andare in un'unica direzione e occorre affrettare i tempi, perché sia la Regione Emilia Romagna che il Comune di Bologna non sono più feudi ultrasicuri per la sinistra, come in passato. Alla prossima tornata elettorale potrebbero vincere la Lega, i 5 Stelle o il centro destra. E ogni progetto trasformarsi in qualcosa di diverso.

Già agli inizi i più attenti hanno pensato che FICO, al di là delle intenzioni di alcuni protagonisti, fosse un cavallo di troia per fare altro. L'area nord est di Bologna, dove sorge (dentro il Caab), negli ultimi vent'anni è stata quella a più violenta espansione urbanistica, trasformandosi da area agricola a sedi di centri commerciali, edifici universitari, stabili produttivi, ecc. FICO poi non ha portato a quella zona già problematica, perché a ridosso di uno degli inceneritori più potenti dell'Emilia Romagna stigmatizzato dagli oncologi e per una viabilità ad imbuto, cambi di prospettiva.

Il valore più alto del Caab resta il terreno su cui poter edificare. Il sogno vietato dai vincoli urbanistici. Quindi probabilmente il vero divertimento arriverà quando e se il progetto FICO andrà male e si chiederanno risorse e/o aumenti di capitali e/o possibili buchi da ripianare. Ma andiamo per gradi.

 

I NUMERI DI VISITATORI DI FICO CHE NON TORNANO

Gli organizzatori sostengono (i dati non sono certificati da enti terzi indipendenti) che FICO ha avuto nei primi 6 mesi di apertura (dal 15 novembre 2017 al 19 maggio 2018, quindi) circa 1,5 milioni di visitatori (se ne aspettano 6 milioni annui a regime) per un fatturato di circa 26 milioni di euro. 

Nel mese a ridosso dell'inaugurazione, con l'effetto novità, gli organizzatori dicono di avere ricevuto 350.000 visite. 

Ora nei giorni infrasettimanali il centro è sempre semideserto come si può vedere dal video, al punto che l'autobus che porta i visitatori da FICO è sempre semivuoto. FICO invece si riempie i sabati e le domeniche. Sottraendo al 1.500.000 i 350.000 restano 1.150.000 visitatori. Dividendo 1.150.000 di visitatori per i 45 tra sabati e domeniche che portano al 19 maggio, abbiamo 25.556 visitatori a giorno. Ma vogliamo tenere 20.000 a giorno? Attribuendo al resto della settimana, anche se FICO è sempre vuoto, gli altri 11.112 visitatori (5556 x 2)? Facciamolo. Restano 20.000 visitatori al giorno (ogni sabato o domenica). Se ogni auto privata recatasi da FICO avesse sempre avuto a bordo 4 passeggeri (cosa improbabile) ogni sabato e ogni domenica si sarebbero recate nel centro di Oscar Farinetti circa 5000 automobili (il parcheggio ne contiene 2000). Un esodo biblico che nessuno ha visto, tanto più nelle strettoie che portano al Caab. 

Ma noi crediamo agli organizzatori (sic!). E ogni giorno possiamo continuare ad apprezzare la pubblicità televisiva con la quale bombardano gli italiani da tutti i canali tv invitando a visitare il centro. (sic!)

 

FICO: LA TRASFORMAZIONE DI CAAB IN S.P.A. E LE SCATOLE CINESI

Per capire meglio torniamo al Caab, il centro dove sorge FICO. “Perché trasformarlo?”, ha chiesto la consigliera comunale della Lega, l'ortopedica Mirka Cocconcelli, visto “che Caab non ha alcun problema di gestione, un utile di 483.987, un 22.5% in più rispetto all’anno precedente (394.980 euro), venendo da 7 esercizi in utile”. E negli ultimi anni Caab ha corrisposto al Comune la somma complessiva di 20 milioni di euro, tra rimborso del debito (7 milioni risalenti alla costituzione della società), interessi e imposte locali. Quindi non ha problemi, almeno sulla carta. In più lo Stato italiano finanziò Caab con soldi pubblici (legge 41 del 1986) per la realizzazione degli immobili, denaro della collettività indirizzato solo ad un'entità controllata dal pubblico. 

Al Caab si fanno due cose, ha ricordato la consigliera: si gestisce il Centro Agro Alimentare e il 33% del Fondo Pai (parchi agroalimentari italiani). Prelios sgr è la società di risparmio immobiliare che gestisce il fondo Pai, dove cioè sono gli immobili di Caab e gli investimenti dei privati. 

Ma tenetevi forte: Prelios sgr che gestisce il fondo Pai è stata recentemente scalata dal fondo statunitense Lavaredo spa. Lavaredo detiene ora il 96,901% del capitale sociale di Prelios. Lavaredo è anche la newco designata da un'altra società, Burlington, che è a sua volta un veicolo d’investimento di diritto irlandese gestito dalla società statunitense Davidson Kempner Capital Management (DKCM), un hedge fund (sono fondi soggetti ad una normativa molto elastica e caratterizzati da una gestione piuttosto rischiosa di capitali privati; DKCM è il 9° a livello mondiale), cioè un fondo speculativo che fa anche interventi immobiliari. Gli americani hanno messo al vertice di Prelios Fabrizio Palenzona, ex uomo forte di Unicredit e Mediobanca.

Ma che ci fanno insieme i nipotini di Karl Marx (il Pd e le Coop, quelle cosiddette società che svolgono attività mutualistica), il baffuto figlio di partigiano Oscar Farinetti e un fondo speculativo americano?

La risposta la ipotizza la consigliera della Lega con due conti: “La società Caab ha esercizi in sostanziale pareggio. Il patrimonio netto di Caab è, semplificando, di 70 milioni di euro, di cui 50.5 corrispondono all'investimento in Pai/FICO e 20 negli immobili dove si vende l'ortofrutta. Ora mi sorge una domanda: quale investitore mette 30/40 milioni di euro per comperare la maggioranza di Caab? Cioè per avere una redditività dello 0,5%? Nessuno!!!. Ma se si pensa a Caab appare FICO.”

E continua. “Per avere la maggioranza di Pai servono invece più di 80 milioni di euro, mentre per avere la maggioranza di Caab ne servono meno della metà cioè tra i 30 e i 40.” Chi pensa a prendere FICO dovrebbe farlo tramite Caab.

 

SE FICO EATALY WORLD ANDASSE MALE

“Quindi se FICO non andasse economicamente così bene (la consigliera è preoccupata perché l'Enpam, l'ente previdenziale dei medici, il suo fondo pensione, ha investito dentro Pai 14 milioni di euro, ndr)... la cosa più semplice sarebbe fondere Pai con FICO, cosi gli attuali investitori in Pai si troverebbero soci di FICO, portando la 'grana', senza contare nulla ed, anzi, a comandare sarebbe solo il mondo delle Coop e Prelios/Lavaredo (Davidson Kempner Capital Management, ndr)”.

E se FICO andasse male si sarebbe costretti a recuperare il denaro investito, quello del Comune con 55 milioni di euro in valori immobiliari e gli altrettanti capitali di tutti i privati di Bologna (un schiera copiosa che va da Unindustria a Legacoop, dalla Poligrafici de Il Resto del Carlino ai fondi pensioni dei legali, fino a banche e fondazioni oltre numerosi altro soggetti). 

E cosa ci sarebbe di meglio che lasciare tutto in mano agli americani per una bella riconversione immobiliare dell'area? Così come hanno fatto in altri Paesi?

Tutto sembra remare in questa direzione. Ma si spera che FICO, il sogno di Oscar Farinetti, non naufraghi, altrimenti l'imprevedibile potrebbe prendere la mano e farci trovare con qualcosa di inaspettato che tanto inaspettato non è.

 

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