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Cronache
Monsignor Georg Gänswein: "I gay accolti con rispetto, ma..."

Mentre è in pieno svolgimento a Roma il Sinodo straordinario sulla famiglia voluto da Papa Francesco, monsignor Georg Gänswein, prefetto della Casa pontificia e segretario personale del papa Emerito Benedetto, ha rilasciato una eccezionale intervista esclusiva al direttore del settimanale “Chi” Alfonso Signorini. Nella lunga intervista, monsignor Gänswein, che la stampa italiana e internazionale considera il numero due del Vaticano, affronta molti dei temi più delicati e scottanti che sono oggetto del Sinodo, dalla Comunione ai divorziati all’omosessualità; dalla lotta alla pedofilia al celibato sacerdotale. E lo fa in modo molto diretto perché, come lui stesso afferma: «La Chiesa deve aver il coraggio di esprimere le sue convinzioni, perché altrimenti non farebbe un servizio alla verità».

Alla domanda sulle indiscrezioni secondo le quali Papa Francesco sarebbe pronto a concedere eccezionali aperture all’interno della Chiesa su temi delicati come la Comunione ai divorziati monsignor Gänswein risponde: «E’ una questione molto delicata, è in gioco il matrimonio sacramentale che secondo la dottrina cattolica è indissolubile, proprio come l’amore di Dio verso l’uomo. Chi avvia una nuova unione contraddice con la sua scelta quanto è indicato dallo stesso Signore. Certo, solo Dio scruta e conosce le  coscienze di ciascuno. Per quanto io possa constatare, Papa Francesco segue la linea dei suoi predecessori il cui magistero sul matrimonio sacramentale è molto chiaro».
E aggiunge: «Sul Sinodo recentemente si è letto molto e non sempre cose documentate. La tematica principale del Sinodo è la famiglia. La Chiesa non chiude gli occhi davanti alle difficoltà dei fedeli che vivono in situazioni delicate e spinose. Tuttavia la Chiesa deve offrire risposte sincere che si orientano non allo spirito dei tempi, ma al Vangelo, alla parola di Gesù Cristo, che è il figlio di Dio. Il messaggio evangelico richiede un bel po’ di fatica, ma vale la pena affrontare questa fatica. Dio accoglie, perdona, questo è vero, ma è anche vero che chiede la conversione».

Alla domanda su come si pone la Chiesa nei confronti dell’omosessualità, monsignor Gänswein risponde: «La Chiesa, appoggiandosi sulla Sacra Scrittura e la Tradizione, ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale perché precludono all’atto sessuale il dono della vita. Un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali. Questa inclinazione costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione e delicatezza. A loro riguardo si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che incontrano in conseguenza della loro condizione».

Il direttore Signorini, poi, affronta con il Prefetto pontificio il tema della battaglia che Papa Francesco sta conducendo contro la pedofilia.  «Già Papa Benedetto, continuando la linea da lui stesso tracciata quando era cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha dato un’impronta decisiva nella lotta contro questa piaga», spiega monsignor Gänswein. «Mi ricordo bene anche dei suoi incontri commuoventi con delle persone vittime di abusi sessuali. Papa Francesco prosegue su questa strada. La pedofilia è un delitto vergognoso. Chi doveva nutrire la fede e la speranza, ha invece calpestato il futuro di tante persone. E questo fa molto male. D’altra parte va sottolineato che la Chiesa è la prima istituzione che ha avuto il coraggio di affrontare questa piaga senza nascondere niente. Non voglio fermarmi soltanto all’aspetto umano. Credo nel Signore e sono convinto che Lui ci aiuterà a guarire anche questa ferita profonda».

E alla domanda sul perché la Chiesa abbia taciuto così a lungo su questa piaga monsignor Gänswein risponde: «Mi sono posto anch’io questa domanda. Non ho una risposta convincente da darle, io stesso non lo so. O c’era una grande paura da parte di chi in quegli anni aveva la responsabilità della Chiesa oppure loro stessi non sono venuti a conoscenza di questi fatti orribili. Quando papa Giovanni Paolo II ha chiesto al cardinale Ratzinger di occuparsi di questi casi, ho visto con i miei occhi colleghi che non volevano credere che tutto questo fosse vero. Erano frastornati, increduli».
 

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