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“Stasi, omicidio senza crudeltà”. Garlasco, giustizia senza chiarezza

“Stasi, omicidio senza crudeltà”. Garlasco, giustizia senza chiarezza
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L’ANALISI/ La sentenza dell’appello bis su Garlasco scontenta tutti. Stasi è stato condannato seguendo il pericoloso ragionamento “non può che essere stato lui”? E’ stato punito col principio “poca prova e poca pena”? E se è davvero colpevole perché gli è stata tolta l’aggravante della crudeltà? Sfondare il cranio della propria ragazza non è crudele? Assolto. Assolto. Condannato. E non è ancora finita. Il nuovo capitolo di una giustizia piena di contraddizioni…

Assolto. Assolto. Condannato. Con in mezzo il rinvio della Cassazione. E non è ancora finita. Le vie della giustizia italiana sono infinite. Tortuose, contrarie, impervie, spesso incomprensibili e inspiegabili. E ancora più spesso dettate da principi che con il diritto non hanno molto a che fare.

Ci hanno insegnato che le sentenze non si commentano e certamente è difficile farlo quando ancora non si conoscono le motivazioni che hanno spinto i giudici a prendere una decisione. Però è impossibile non restare in qualche modo spiazzati dalla condanna di Alberto Stasi nel processo d’appello bis per l’omicidio di Chiara Poggi. Spiazzati non tanto dal fatto che sia stato condannato dopo due assoluzioni consecutive quanto dalla modalità.

Sedici anni di carcere sono davvero una misura che corrisponde a un principio che uno dei legali di Stasi ha chiamato “poca prova poca pena”? Perché, se si considera Stasi colpevole, gli è stata tolta l’aggravante della crudeltà che avrebbe portato a una pena ben più pesante e corrispondente alle richieste della procura generale? Se davvero Stasi ha sfondato il cranio della sua fidanzata non è stato forse crudele?

La sensazione è che la condanna sia arrivata anche in base al ragionamento: “Non può che essere stato lui”. Un ragionamento che può anche essere comprensibile, se non condivisibile, sul piano logico ma molto meno su quello giudiziario. Aspettiamo le motivazioni prima di dare giudizi (pardon per il giro di parole) definitivi ma qualunque sia l’epilogo di questa controversa vicenda non si possono non notare gli errori commessi durante le indagini e le tante contraddizioni di una giustizia spesso lontana dal diritto.

NUOVO ROUND IN CASSAZIONE – La parola “fine”, comunque, non è ancora stata scritta. I legali di Stasi hanno ovviamente già annunciato che faranno ricorso in Cassazione, così come con ogni probabilità farà anche la Procura Generale accontentata solo a metà visto che aveva richiesto una condanna a 30 anni ai giudici d’appello. Le parti dovranno attendere il deposito delle motivazioni della sentenza d’appello, che avverranno entro 90 giorni, per capire poi come impostare le loro strategie. Nel frattempo Stasi resta libero e non andrà in carcere. In attesa della nuova puntata.

Twitter: @LorenzoLamperti