Strage di Ustica, nuova teoria: "Fu opera di Israele"

di Fabio Frabetti

Ad abbattere il Dc9 Itavia con 81 passeggeri a bordo furono due caccia israeliani. La sconvolgente rivelazione è contenuta nel nuovo libro-inchiesta di Gianni Lannes “Strage di Ustica: la verità negata” . Ex giornalista di tv, quotidiani e settimanali di primo piano ha dedicato gli ultimi anni ad inchieste scomode: ha subito alcuni attentati ed è stato più volte minacciato di morte. Per due anni ha vissuto sotto scorta della Polizia. In questo suo ultimo libro, in uscita a fine gennaio, viene completamente rivista la ricostruzione ufficiale di quella drammatica sera rimasta una menomazione incancellabile nella storia recente del nostro paese.

NESSUNA ESPLOSIONE - Il primo punto fermo di questa inchiesta riguarda proprio la dinamica stessa di quello che accadde la sera del 27 giugno 1980. «Questo lavoro mi ha consentito di risolvere questo mistero che durava da 33 anni. Il Dc9 Itavia non è esploso in volo. È ammarato dopo essere stato danneggiato quando mancavano 15 minuti all'atterraggio a Punta Raisi. Esattamente a 115 chilometri a nord di Ustica: ecco perché è già improprio associare la strage al nome di quell'isola. Ad attaccarlo furono due caccia Phantom F-4 donati dagli Usa ad Israele e riforniti in volo da autocisterne. I radar di quella sera registrarono proprio i movimenti di questi due aerei che attaccarono il Dc9. C'era un clima di guerra. Dobbiamo tenere conto dei depistaggi che partirono immediatamente. Il primo fu quello relativo alla possibile esplosione in volo. Lo documenta un tracciato radar contenuto negli atti giudiziari. La macchina dei soccorsi è stata poi attivata molto a rilento, facendo intervenire i mezzi aeronavali più lontani. Nella zona dove è ammarato l'aereo c'era addirittura l'incrociatore Vittorio Veneto che non venne allertato: anzi gli fu proprio ordinato di fare rientro a La Spezia. In quei minuti era in corso un'esercitazione aeronavale segreta della Nato»

LE VERE RESPONSABILITA' - Secondo la ricostruzione di Lannes sono almeno 4 gli Stati che hanno una responsabilità diretta sulla terribile notte di Ustica. «La Libia non ha avuto alcun ruolo. Non si è trattato di un banale incidente come si è fatto credere per tutti questi anni. Quell'aereo, i passeggeri e l'equipaggio erano vittime predestinate. Anche l'Italia ha una responsabilità enorme. Non bisogna dimenticare che l'allora capo del governo era Francesco Cossiga. Anche la Francia è coinvolta. Poi ci sono gli Stati Uniti che sono stati partecipi ed hanno registrato in diretta le dinamiche di questa tragedia. E soprattutto Israele, mai tirato in ballo seriamente. Nel 1998 l'allora primo ministro italiano Romano Prodi ha opposto il segreto di stato al giudice Rosario Priore, proprio sulle responsabilità di Israele. Quella sera i radar registrarono la fuga di due aerei israeliani verso la terra promessa». Dietro quell'azione forse la convinzione che l'aereo trasportasse uranio diretto a Baghdad. Secondo quanto riportò all'epoca anche il New York Times le autorità italiane e quelle irachene avevano firmato un accordo che prevedeva forniture di petrolio in cambio di materiale radioattivo. «Tre anni fa ho portato anche dei testimoni all'attenzione dell'autorità giudiziaria, visto che l'inchiesta venne archiviata nel 1999. È stata riaperta nel 2008 dalla procura di Roma dopo le dichiarazioni di Francesco Cossiga. Nel 2010 ho verbalizzato quello che avevo scoperto portando a deporre alcuni ex militari che non erano mai stati ascoltati. Ad esempio ho trovato un ex sotto ufficiale di macchina che quella sera era a bordo dell'incrociatore Vittorio Veneto oppure componenti dell'aeronautica mai chiamati a deporre».

MORTI ANNEGATI – A bordo del Dc9 c'erano 81 passeggeri, tra cui 64 adulti, 11 bambini tra i due e i dodici anni, e altri due ancora più piccoli, oltre ai 4 membri d'equipaggio. « Ci sono stati dei superstiti, le autorità italiane lo sapevano. Le comunicazioni in volo si sono interrotte alle 20,56 circa, quelle con il radar quattro minuti più tardi. Proprio analizzando il tracciato radar si vede chiaramente come l'aereo sia finito in mare. Le prime vittime furono però avvistate nella prima mattinata del giorno dopo, dalle 8.30 del 28 giugno 1980. L'aereo è sprofondato verso quell'ora. Fu detto che vennero recuperati alcuni resti umani e rinvenute 42 salme ma nel conto ufficiale ce ne sono soltanto 38. Furono eseguite solo alcune autopsie, peraltro incomplete. Questo per evitare si scoprisse l'esistenza di morti per annegamento e quindi di persone che erano sopravvissute all'impatto sul mare. Si trattava di testimoni troppo scomodi: si sarebbe infatti capito che l'aereo era stato solo parzialmente daneggiato. A questo libro ho dedicato gli ultimi anni del mio lavoro ed è già nelle mani dell'editore. Quando uscirà ne vedremo delle belle».


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