Gli interventi di chirurgia estetica più praticati in Italia nel 2011 (esclusa medicina estetica), nell’ordine: mastoplastica; rinoplastica; liposuzione; blefaroplastica. Interventi sui capelli al quinto posto sul totale (ma al secondo tra gli uomini). Seguono gli interventi su labbra, zigomi, glutei, polpacci.
Gli Italiani sono al sesto posto nel mondo per interventi di chirurgia estetica, dopo Stati Uniti e Brasile (di gran lunga avanti, che sommano un terzo del totale mondo), Cina, Giappone e Messico, ma avanti a Corea del Sud, di un terzo avanti a Francia e Germania e il doppio di Spagna, Turchia, Russia e Gran Bretagna.
Per gli Italiani, la spesa diretta, in sanità privata è di 31 miliardi di euro (+ 25,5% periodo 2002 – 2011). Settori di spesa: odontoiatria; dolori muscolari e articolari; vista; allergie; peso corporeo; emicranie; disturbi del sonno. Chirurgia estetica all’ottavo posto, con il 95% della spesa a carico dei privati (5% classificato come chirurgia ricostruttiva, dovuta a gravi patologie.
Italiani che hanno fatto ricorso alla medicina e chirurgia estetica: 1.000.000, di cui 800.000 donne.
La crisi economica sta determinando due conseguenze: il ricorso al low cost (a scapito della qualità, con rischi annessi); la decrescita della chirurgia estetica e degli interventi più duraturi (-20% nelle richieste), ma con una crescita proprio nel segmento dell’autotrapianto di capelli; a fronte dell’incremento della medicina estetica ( +7%, con 170.000 interventi nel 2012, particolarmente riferiti a tossina botulinica, laser resurfacing e peli superflui; senza contare i 2 milioni di iniezioni all’anno di solo filler di acido ialuronico). Si richiedono, in generale, interventi a bassa invasività.
In Europa vi sono 30 milioni di casi di calvizie e diradamento (di cui, 25% donne), sessantamila dei quali si sottopongono ogni anno al trapianto. Per quasi 3 europei su quattro i capelli sono elemento fondamentale per la bellezza e la capacità di attrazione. Gli Italiani sono in testa tra chi esprime preoccupazione per le ricadute sociali e affettive dovute alla calvizie, contro una media europea del 50%.
Gli Italiani sono anche ai vertici di chi ha provato cure e interventi mirati.: il 36,2% , contro il 29%% della media europea. La lotta alla calvizie vede quindi impegnato un italiano su tre (oltre 24 anni). Sono 18 milioni gli Italiani che soffrono di diradamento e calvizie: 12 milioni di uomini (di cui 6 milioni nelle forme più radicali) e 6 milioni di donne. Tra i maschi, si ricorda la regola di 40% di quarantenni, 50% dei cinquantenni e 60% dei sessantenni; ma l’80% dei settantenni. Tra le donne, il 20% delle cinquantenni.
Per il 65% degli uomini Italiani, la calvizie è l’inestetismo peggiore, più di grasso corporeo/pancia e di rughe/macchie pelle. Come le donne Italiane vedono i rimedi adottati dagli uomini ? Il parrucchino non piace al 60%, lasciarsi crescere i capelli sulle spalle al 44%, la tintura al 39% e il riporto al 36%.
Dal 2003 (quando alcuni personaggi pubblici determinarono notorietà per questa tecnica), gli interventi di autotrapianto di capelli crescono ad una media annua di + 15%. Le donne sono in crescita; tendono ad avvertire per prime e sono più propense ad azioni proattive. In maggioranza, gli uomini tendono ad accettare come evento ineluttabile, cui rassegnarsi. Problema in aumento anche tra i giovani: il 18% tra 12 e 20 anni dichiara insoddisfazione (60% maschi e 40% femmine), dovuta principalmente a sebo, diametro, caduta.
Fonti: AICPE – Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica 2013; Astra Ricerche 2011; Censis 2011; Doxa 2011; Gallup 2006; IHRF – International Hair Research Foundation 2013; ISAPS – International Society of Aesthetic Plastic Surgery 2011; Policlinico di Roma 2010; Società Italiana cura e chirurgia calvizie 2009; Società scientifica di medicina estetica 2013; Unione Europea 2004; Università di Bari 2009.

