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Angelo Maria Perrino

Tisanoreica: guerra tra diete alle porte dell'estate?

 
 

dieta tisanoreica

Di Giuseppe Morello

La Dieta Tisanoreica, il regime alimentare scelto da molti VIP, da Ornella Muti a Sharon Stone ad Alfonso Signorini e molti altri, è da qualche tempo sotto l’occhio de Il Fatto Alimentare, il sito che passa in rassegna informazioni pubblicitarie e proposte salutiste alla ricerca di bufale o di critiche da parte di utenti ed esperti. La redazione del sito ha più volte criticato la Tisanoreica, mentre l’azienda di Gianluca Mech, inventore della dieta, replica vantando studi scientifici a sostegno della propria proposta dietetica, collaborazioni accademiche.

In questi ultimi giorni di “prova costume”, abbiamo chiesto un parere su questa “querelle” alla professoressa Emilia Costa: medico, ricercatrice di fama internazionale, fondatrice del Centro per i Disordini Alimentari del Policlinico Umberto I° di Roma e di diverse associazioni medico-scientifiche, nonchè autrice di numerose pubblicazioni. ha accettato di rispondere alle domande di Affari Italiani.

Professoressa, la Dieta Tisanoreica torna a far discutere: è un protocollo criticabile come sembra emergere dalle pagine de Il Fatto Alimentare?

Quello che posso dire come premessa, è che dai materiali che ho potuto studiare – prodotti dai colleghi dell’Università di Padova - a differenza di altre diete improvvisate se non a volte dannose la Tisanoreica è una delle poche diete, o forse l’unica, con un marcato orientamento verso la ricerca scientifica. E’ apprezzabile che un’azienda che ha come scopo senza ipocrisia quello di fare utili, si doti di un centro ricerche, in collaborazione con un'Università prestigiosa come quella di Padova, costituito da un pool di medici, dietologi, erboristi e nutrizionisti: non conosco nessun’altra azienda che commercializza diete con questa sensibilità. Ho visto, dalle discussioni aperte su il Fatto Alimentare e su qualche altra testata, che questo aspetto è paradossalmente uno di quelli primariamente messi in discussione, il che è paradossale: credo che un’azienda italiana che investe in ricerca scientifica debba essere sostenuta e incoraggiata, e non penalizzata.

Una delle critiche mosse dal Fatto Alimentare a questo tipo di protocolli dietetici, tanto in voga in questi periodi estivi, è quella di causare la perdita di un rapporto “naturale” con il cibo, dovendo utilizzare per il periodo di dimagrimento i prodotti speciali Tisanoreica. Dopo essersi abituati ad alimenti diversi dai cibi tradizionali, non è difficile tornare a un’alimentazione normale?

Da ciò che ho letto, questo tipo di dieta è caratterizzata da un protocollo che integra i prodotti dell’azienda con cibo naturale della quotidianità, quindi non è affatto corretto sostenere che la Tisanoreica esclude gli alimenti naturali di tutti i giorni. Anzi, mi è nota per averla letta sui mass-media la lotta di Gianluca Mech a difesa dei prodotti dell’agro-alimentare italiano di qualità, e con l’occasione vorrei “bacchettare” qualche collega improvvisato: mangiare un pomodoro italiano, un olio d’oliva di alta qualità, o carni nazionali, non è affatto uguale che mangiare cibi importati da chissà dove, frutto di lavorazioni intensive e deprivati dei propri elementi nutrizionali essenziali. In questo, la battaglia culturale di Mech non solo è lodevole ma condivisibile.

Uno degli ultimi articoli de Il Fatto Alimentare riguarda un test diagnostico che tramite la genetica della nutrizione permette di elaborare un regime dietetico “personalizzato”. Lei che da quarant’anni svolge ricerca universitaria nazionale e internazionale di avanguardia, ci aiuta a capire meglio di cosa stiamo parlando?

Questa domanda mi avvicina alla parte che più mi appassiona del dibattito in corso: la Nutrigenetica, un campo di studi finalizzato all’identificazione delle variazioni genetiche nell’uomo che causano risposte differenti agli alimenti da parte delle persone. Per dirla in termini più semplici, grazie alla Nutrigenetica si può tentare di arrivare a un percorso di alimentazione personalizzato. Il Genomech, il test genetico utilizzato nella Dieta Tisanoreica, permetterebbe quindi di valutare gli effetti delle varianti genetiche dell’individuo in risposta alla dieta di mantenimento da adottarsi dopo la fine della fase di dimagrimento. Riassumendo, oggi è possibile, con un test genetico dal costo davvero contenuto, dare indicazioni su quali siano i cibi più adatti per ognuno e quelli invece da evitare.

Questi test genetici permettono anche di diagnosticare una malattia diffusa come la celiachia?

Non penso, perché questo test, come altri, non ha valore diagnostico, ma non mi pare che mai l’azienda l’abbia venduto come tale. Mech sostiene solo che si tratti di uno strumento in più per i medici che devono analizzare e prescrivere una dieta quanto più possibile personalizzata. Il Genomech permette ad esempio di evidenziare le persone che non hanno alcuna predisposizione genetica alla celiachia, e che quindi possono assumere qualunque tipo di alimento altresì sconsigliato per i celiaci. E’ talmente ovvio da non dover essere specificato che nel caso in cui invece il test Genomech dovesse evidenziare una predisposizione alla celiachia, la diagnosi dovrà comunque essere effettuata dal medico attraverso le consuete prescrizioni cliniche, come la stessa azienda peraltro invita a fare. Conoscere la predisposizione genetica a sviluppare eventualmente una malattia può agevolare la formulazione di una diagnosi precoce, e ciò è fondamentale in quanto la maggior parte degli adulti affetti da morbo celiaco non sa di esserlo poiché la diagnosi è assai difficile. Ricordo che l’Unione Europea da un paio d’anni ha finanziato la nascita di Food4Me, un progetto internazionale che raduna esperti di tutto il mondo per studiare le grandi opportunità offerte proprio dalla Nutrigenetica.

I test di nutrizione genetici sono validati scientificamente?

Sull’attendibilità e l’utilità di effettuare test di nutrizione genetici, molti esperti si sono espressi positivamente e portano avanti studi e lavori per dimostrarne l’efficacia, come il Professor Ahmed El-Sohemy del Canada Research Chair in Nutrigenomics dell’Università di Toronto, ma anche Giuseppe Novelli, il collega Professore e Direttore del Laboratorio di Genetica Medica presso l’Università di Tor Vergata di Roma, che ha dichiarato che i test genetici sono attendibili se i risultati sono interpretati da un medico esperto in questo campo, e permettono di prevenire determinate malattie se si cambia l’alimentazione in modo coerente con i risultati del test. Questo test è ormai diffuso negli Stati Uniti, mentre in Italia è ancora poco diffuso, ricordava sempre Novelli. Con un test “nutrigenomico” è possibile individuare, prima ancora che diano luogo a fenomeni d’intolleranza, gli alimenti da evitare, e scegliere la dieta veramente tagliata su misura per ognuno di noi. I primi test furono introdotti in Gran Bretagna già nel 2002, mentre qualche anno dopo il Nutrition Journal pubblicò uno studio con cui fu dimostrato come una dieta personalizzata basata sulle indicazioni fornite da un test Nutrigenetico funzioni molto meglio di una dieta “generica” con un approccio indifferenziato e garantisca una maggiore capacità di mantenere il dimagrimento raggiunto. Quindi, con tutto il rispetto per siti web non scientifici ma divulgativi come Il Fatto Alimentare, basterebbe forse un po’ meno provincialismo per evitare di emettere “sentenze” che con la scienza non hanno nulla a che spartire.

In conclusione perché secondo lei Il Fatto Alimentare ha emesso giudizi negativi nei confronti del protocollo Tisanoreica?

Questo bisognerebbe chiederlo a chi li ha emessi. Ciò che sconcerta è che si tenti in ogni modo di demonizzare con argomenti un’azienda come quella di Gianluca Mech, che propone un protocollo dietetico che - a detta di coloro che l’hanno fatto - pare funzionare, ma soprattutto che investe costantemente in ricerca e sviluppo: farlo, equivale a mettere in discussione in modo pretestuoso l’intero filone di ricerca sulla Nutrigenomica, e questo atteggiamento è tutto fuorchè scientifico.

A scanso di equivoci, Lei ha in corso collaborazioni retribuite con la Gianluca Mech S.p.a.?

Guardi, non solo non ho mai avuto né ho ora collaborazioni con quell’azienda, ma non ho neanche mai incontrato quel simpatico signore, se non vedendolo spesso in TV.


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