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Economia
Dollaro,Trump stratega spietato:scacco ai partner commerciali e crescita super
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Black Friday! Questa volta però non è un richiamo per i saldi di fine estate, e nemmeno il bollino nero per il traffico delle ultime partenze prima di ferragosto, ma è proprio un venerdì nero di borsa, quello della settimana appena conclusa, un venerdì nero che di solito va in scena a Ottobre quando ormai è autunno profondo. Breve sintesi di giornata: -2,30% per la borsa di Istanbul, -15% la lira turca contro il dollaro ed i rendimenti dei titoli di stato oltre al 20%. La crisi turca (così l’hanno chiamata) si è propagata sui mercati producendo un ribasso a catena su tutte le borse, intorno al 2% quelle europee, poco sotto l’1% per Wall Street, ma il fattore più importante di giornata è stato il diffuso rafforzamento del dollaro contro tutte le valute mondiali.

E’ scoppiata una nuova guerra delle valute? “Guerra delle valute”, era il settembre del 2010 quando il ministro dell’economia brasiliano Guido Mantega lanciò il grido d’allarme, e per enfatizzarne i timori e le paure personali (il real brasiliano si stava rivalutando eccessivamente sul dollaro, strozzando l’export di un’economia in espansione) coniò un termine bellico, catturando l’attenzione di tutto il mondo. Il ministro entrò nella storia grazia a quel neologismo, titoli esagitati e slogan di cui la finanza ha sempre bisogno, ma in pratica, quella cannonata si rivelò un colpo a salve. Nessuno sconvolgimento valutario.

Diversamente, qualche anno dopo, fu per il Giappone che senza annunciare esplicitamente lo scoppio di una guerra valutaria, sotto la guida del nuovo premier Abe mise in azione tutte le armi monetarie possibili per sconfiggere la deflazione e riportare la crescita economica nel paese. Come? Attraverso l’uso del braccio armato della banca centrale giapponese. “Pronti a tutto” fu l’espressione che impressionò, e quel pronti a tutto comprendeva anche una svalutazione mondiale dello yen contro le principali valute del mondo.  Svalutazione che nel caso del Giappone è benigna, aumenta i prezzi dei beni importati e permette di esportare di più. La svalutazione diventa un problema, come nel caso della Turchia e della maggioranza dei paesi emergenti, quando il tuo debito è denominato in dollari, in questo caso, più la tua valuta si deprezza contro il biglietto verde e più il tuo debito denominato in quella valuta, aumenta.

Ed è proprio questo, più della crisi Turca in se, il principale pericolo ora sui mercati finanziari, un dollaro che continua a rafforzarsi, e che come abbiamo già visto in crisi precedenti, mette a rischio le economie dei paesi emergenti che hanno i loro debiti per la maggior parte espressi nella valuta americana. Un pericolo per alcuni, un vantaggio invece per gli Usa e per Trump, che vede nel rafforzamento del dollaro un’arma di ricatto e un punto di forza per la propria economia e per la sua politica sui dazi che ostinatamente insiste a perpetuare fino in fondo, ma senza affondare.

(Segue...)

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donald trumpborsacrisi turchiapaesi emergenticambio dollaro-lira turcadazi usa

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