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Economia
Post Brexit, un periodo d’oro. I lingotti vanno a ruba. L'analisi

Lo shock della Brexit del 24 giugno ha spinto l’oro verso un rally significativo. Infatti, poiché tutti gli investitori si sono riversati sul metallo giallo in cerca di sicurezza, questo è schizzato ai massimi da marzo 2014. La Brexit ci accompagnerà sicuramente verso tempi di incertezza, alimentando le preoccupazioni crescenti sulle prospettive di crescita globale e minando il senso di sicurezza, facendo aumentare il timore che altri Paesi possano scegliere di seguire il Regno Unito al di fuori dall’Unione Europea.

L’oro è stato particolarmente favorito dalle prospettive di tassi ancora più bassi per un maggiore periodo. La maggior parte delle banche centrali a livello globale ha infatti assicurato di essere pronta a fornire liquidità e ad adottare tutte le misure monetarie necessarie per stabilizzare i mercati finanziari. Il metallo prezioso, poi, ha beneficiato in particolare della convinzione crescente che la Fed rimanderà il rialzo dei tassi (probabilmente almeno fino al 2017). Inoltre, i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni di molti Paesi sviluppati come Australia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e Svizzera, hanno ormai raggiunto nuovi minimi.

Nonostante l’aggiustamento al ribasso dovuto alle aspettative sul rialzo dei tassi da parte della Fed, il dollaro non si è indebolito. Al contrario, si è rafforzato ulteriormente, stranamente in parallelo con il trend dell’oro, segno del fatto che gli investitori sono alla ricerca di porti sicuri.

L’oro si è rafforzato anche grazie alla rotazione dei mercati azionari causata dalla Brexit, alle incertezze continue riguardanti la Cina e alla volatilità delle valute, specialmente dello yuan cinese, che è in pratica è andato indebolendosi su base giornaliera e che recentemente ha raggiunto il suo valore più basso da cinque anni. L’oro è stato quindi usato come una specie di valuta alternativa in Cina.

Inoltre, preoccupazioni riguardanti gli effetti della potenziale bomba a orologeria rappresentata dal sistema finanziario italiano e quelle circa le conseguenze della crisi del settore immobiliare del Regno Unito – o meglio di Londra – hanno riacceso i timori di contagio per altre banche europee (poco capitalizzate), diventando quindi una fonte di supporto per l’oro.

Le implicazioni macroeconomiche della Brexit si riveleranno nei prossimi mesi e potrebbero sostenere questo andamento dell’oro. Nel breve termine solo gli Stati Uniti, dove è migliorato sia il sentiment delle imprese sia i dati economici, potrebbero cambiare le dinamiche del metallo giallo. Il dato sulla disoccupazione di venerdì scorso è stato positivo e suggerisce che il mercato potrebbe aver sovrastimato l’effetto della Brexit sugli Stati Uniti. Altri dati macro rassicuranti sull’economia americana potrebbero aumentare la possibilità di un rialzo dei tassi già per quest’anno e creare un netto miglioramento nella percezione del rischio – tuttavia, solo il prossimo meeting del FOMC del 27 luglio potrà dare certezze sulle intenzioni della Fed. 

Inoltre, se il dollaro continuerà a rafforzarsi davanti alla prospettiva di un atteggiamento meno accomodante della Fed, potrebbe diventare un freno per l’oro. In questo caso il trend al rialzo del metallo giallo sarà destinato a invertirsi, specialmente dopo che la Commodity Futures Traders Commission americana ha mostrato che, da quando ha iniziato a monitorare il dato nel 2006, le posizioni nette long hanno raggiunto il loro massimo. Il periodo che ci aspetta è pieno di rischi e incertezze e ciò probabilmente continuerà ad alimentare la domanda di oro come bene rifugio anche se, nel breve termine, esiste il rischio di una correzione di questa tendenza.

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