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Economia
UBS AM, 2020:investimenti green e in innovazione con aiuto dal venture capital

Al Teatro Manzoni UBS Asset Management svela le previsioni per il 2020. Fra i driver di investimento, condivisi dalla sala, sostenibilità e climate change, ma anche maggiore esposizione alle attività tecnologiche grazie al venture capital.

In scena questa mattina al Teatro Manzoni di Milano l’appuntamento di UBS Asset Management dedicato al suo Market Outlook 2020, approfondimento sulle prospettive per i prossimi decenni, allo scopo di anticipare quali sono i principali trend che influenzano il futuro dell’ambiente economico finanziario. Fra gli ospiti anche il Premio Nobel per l’Economia 2001 Michael Spence che ha raccontato quali sono, a suo vedere, i megatrend da tenere in considerazione: “Al primo posto l’avanzata dei mercati emergenti a medio reddito. Seguono trasformazione digitale delle economie, crescita delle disuguaglianze di reddito, frammentazione della società e della politica, sostenibilità, coincidenza delle agende economiche con il tema della sicurezza nazionale”. Fra i temi di discontinuità con il passato anche “il grande ammontare di debito, diventato oggi la norma in molte economie”. “Infine”, ha concluso l’economista, ”da tenere sempre più in considerazione l’aumento dei pagamenti digitali, dove il fintech sta dando man forte”.

“Fra i driver di allocation degli investimenti sicuramente sostenibilità e climate change, ma anche tecnologia e private market”, ha esordito Massimiliano Castelli, Head of Sovereign Strategy di UBS Asset Management, che ha proseguito: “I fondi sovrani sono diventati enormi (al primo posto quello norvegese, seguito da Cina ed Emirati Arabi Uniti)”. Fondi che gestiscono oggi 8 miliardi, “molto più del pil di Italia e Germania” e che sono “i più sofisticati investitori istituzionali, gestendo una massa crescente di asset in un orizzonte temporale lungo, e i più diversificati per asset class e regioni (soprattutto paesi emergenti), con rendimenti eccellenti negli ultimi 10 anni”. Quanto ai tassi di investimento, per Castelli è giusto chiedersi se saranno “low for longer or low forever”. A prescindere dalla risposta, occorrerà “lavorare molto di più sul portafoglio per avere gli stessi rendimenti”. Sull’Italia, “interesse c’è”, ha concluso Castelli, “soprattutto in ambito real estate (basti guardare a Milano), nonostante la crescita sia ancora molto bassa”.
 

UBS Market Outlook 2020: per Alessandro Foti, FinecoBank, anche in Italia il trend è verso una gestione del risparmio attenta e sofisticata

Tra i relatori della tavola rotonda Alessandro Foti, Amministratore Delegato di FinecoBank, ha lamentato una sostanziale immobilità dell’industria bancaria, rimasta nei fatti alle architetture degli anni 70: “Se è vero che l’innovazione tecnologica c’è, è anche vero che il sistema bancario, nel suo complesso, non è cambiato. In molti casi, dunque, l’innovazione è un’illusione. Investimenti vengono fatti, ma solo per rinnovare un’architettura che rimane vecchia e che andrebbe sostituita”. In tale contesto “le banche del futuro già esistono e noi siamo una di quelle”, ha detto il numero uno di Fineco ad Affaritaliani.it: “Nasciamo con infrastruttura moderna e flessibile, con il 20% dei dipendenti che si occupano di IT. In questo modo ci configuriamo come banca del futuro e continuiamo a sviluppare la nostra piattaforma tecnologica con l’obiettivo di dare ai clienti un’esperienza sempre migliore, di gestire al meglio il nostro business diventando più produttivi, cioè facendo meglio con meno, così da andare incontro anche alle esigenze degli azionisti”. “L’opportunità che abbiamo di fronte è talmente grande che non siamo preoccupati per la concorrenza. La preoccupazione maggiore sta nel non rimanere indietro, nel non perdere l’onda. Ho invece la sensazione che i piani industriali di molte grandi banche siano ancora in continuità con il passato”.

Quanto alle previsioni sul 2020 per Foti “difficile è parlare di trend di mercato e restituire un outlook realistico”: “Tuttavia vediamo un’evoluzione importante dei risparmiatori italiani – che prescinde le condizioni di breve periodo del mercato – verso una gestione sempre più attenta e sofisticata dei patrimoni. Tanti italiani si stanno infatti rendendo conto che non ha senso pagare ogni anno per lasciare una grandissima quantità di denaro sui conti correnti”. “Una delle direzioni”, ha proseguito l’AD, “è quella dell’equity con soluzioni e prodotti che sanno cogliere i bisogni dei clienti. In tale contesto le banche, considerate i detentori della relazione con i clienti, possono svolgere un ruolo importante”.

 

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