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Nick The Nightfly: "Renzo Arbore? Una leggenda. Da Ed Sheeran a Sting, vi racconto 30 anni di radio"
NICKT THE NIGHTFLY - RENZO ARBORE (INSTAGRAM - LAPRESSE)

Nick The Nightfly: "Renzo Arbore? Una leggenda. Da Ed Sheeran a Sting, vi racconto 30 anni di Monte Carlo Nights"

Trent’anni di Monte Carlo Nights. Sembra ieri, quel 1989 di rivoluzione. Flashback sparsi che tornano alla mente, con la gente che assisteva dalla tv in diretta planetaria al crollo del Muro di Berlino, la guerra fredda Usa-Urss (l'America del neoeletto George Bush Senior - sulla scia tutta repubblicana dei due mandati reaganiani - contro l'Unione Sovietica decadente di Michail Gorbačëv) che stava per volgere al termine, l'Italia della Milano da bere e rampante dominante nel mondo dello sport con il Milan dei 3 tulipani (Gullit-Van Basten-Rijkaard) fiore all'occhiello e padrone nel pianeta calcio. E in quel turbolento 1989 su Radio Monte Carlo faceva il suo esordio un programma tutto nuovo a base di musica raffinata e originale, con Nick The Nightfly in plancia di comando.

Tre decenni dopo sono cambiate tante cose nel pianeta, ma il cantante, musicista e disc jockey britannico ancora racconta e regala sogni tra parole e musica nelle notti di Radio Monte Carlo. Con mille ricordi che riaffiorano alla mente: dalla “primissima intervista che ho fatto fu con un duo, i ‘Tuck & Patti’” a quando “ho fatto incontrare Pino Daniele con Pat Metheny”. O quella volta che venne in radio un Ed Sheeran non ancora star, ma “giovane alla ribalta ce stava creando il suo mondo”. E non solo...

Ecco l’intervista di Affaritaliani.it a Nick The Nightfly che racconta 30 anni di Monte Carlo Nights e di radio

Trent’anni del programma. Sembra ieri…
“Ma non è ieri. Il tempo va velocissimo a volte non te ne rendi conto a volte. Non so se è una questione di sei impegnato o del fatto che vivi quello che ti piace. Ho avuto la fortuna di fare la vita in un ruolo che mi piace. Sono sempre stato in mezzo alla musica. E questi 30 anni sono volati via. Ho imparato e continuo a imparare un sacco di cose per quanto riguarda la musica. Ne scopri sempre di nuova. La musica è ‘infinito’”

La prima Monte Carlo Night te la ricordi?
“Molto bene. Perché io nasco come musicista. Sono arrivato in radio grazie al fatto che cantavo, facevo i primi Jingles di Monte Carlo Nights. La primissima intervista che ho realizzato fu con un duo, i ‘Tuck & Patti’ e siamo ancora oggi amici, ci scriviamo e li abbiamo anche inseriti nella compilation ‘Monte Carlo Night Story 30’ che ho fatto per celebrare i programma”

In 30 anni è cambiata tanto la musica ma non solo…
“E’ cambiato anche il modo in cui consumiamo la musica. Quando ho iniziato io c’era la radio analogica. E si mandavano i fax, le cartoline. Adesso è tutto digitale. E’ un mondo diverso, un mondo nuovo. Va bene così, perché la musica per fortuna fa sempre bene. C’è tanta bella musica”

La grande differenza tra la musica di 30 anni fa e quella di oggi…
“Solo una questione di sonorità, tecnica e mezzi che usano. La musica in sé è quella. La puoi fare solo con la voce, un piano, una chitarra. Poi dipende come è orchestrato, come è prodotto. E’ il vestito della musica a essere cambiato. E’ come la tecnologia: da 30 anni fa a oggi è tutto diverso. Ma la musica bella non morirà mai”

Oggi tra i giovani tirano rap e trap…
“E’ musica dei nostri tempi. Quella di cui tu mi parli è la musica popolare di oggi, può non piacere a me, ma piace un sacco ai ragazzi, perché è quella dei loro tempi. Il rap invece mi piace, ce ne sono tanti tipi. Sono quelli che chiamavano gli africani ‘Griot’, i cantastorie: perché raccontano una storia con parole, con un rap, una metrica spaventosa. Come cavolo fanno non lo so. Nel rap ci sono tante belle cose. Ricordiamo che l’ultimo disco di Miles Davis ‘Doo-Bop’ venne fatto con dei rapper. Era avantissimo. Non bisogna denigrare certi tipi di musica perché magari non piacciono, per fortuna possiamo scegliere quello che ci piace. E a tanta gente piace quel tipo di musica”

Il momento più emozionante di Monte Carlo Nights
“Tanti momenti bellissimi che ricordo. Forse il più bello è quando ho fatto incontrare Pino Daniele con Pat Metheny. Li ho intervistati insieme in radio, si sono conosciuti attraverso il mio programma e hanno fatto un tour insieme in Italia. Quella serata è stata memorabile: avevo lì due dei miei artisti preferiti. Pino è l’artista italiano preferito da sempre. E Pat un musicista, un chitarrista che ci ha regalato momenti meravigliosi. Quello è stato un momento importante. E poi le interviste con Sting, Peter Gabriel, George Michael, Annie Lennox…”

Tante star sono passate nei 30 anni di Monte Carlo Nights. Quale hai sentito più vicina…
“Forse quella con cui ho avuto più affinità e sono diventato amico è Sarah Jane Morris, cantante inglese che spesso è nei miei spettacoli e sarà mia ospite per l’evento celebrativo del mio programma che faremo il 29 e 30 novembre al Blue Note di Milano (di cui Nick è direttore artistico dal 2003, ndr). C’è una grande affinità musicale tra me e Sarah perché abbiamo due voci complementari. E poi…”

Poi?
“Sting. Mi vedo in tante cose che lui ha scritto. Lui si contamina molto con il Jazz, mi piace molto questo. La musica Jazz ci dà una grande libertà di espressione”

Una pop star che hai visto ‘alla mano’…
“Ed Sheeran. La prima volta che l’ho intervistato non era una star, ma un giovane alla ribalta che stava creando il suo mondo. Ha suonato dal vivo per noi, era come se ci conoscessimo da tanto tempo. Uscimmo  dalla radio, eravamo seduti fuori a chiacchierare e gli stavo parlando di un’artista che dovevo intervistare la settimana successiva, ossia Emeli Sande (cantautrice soul e R&B britannica, ndr). Lui mi disse ’Nick devi sentire il suo pezzo che si chiama Clown, devi suonarlo e dire che le ho detto io che è un pezzo bellissimo’. Infatti era meraviglioso e a lei poi ho raccontato di questo incontro con Ed Sheeran: Emeli era molto felice. Lui ancora non era una superstar, erano i complimenti di un altro musicista…”

L’ospite che non hai mai avuto e che ti manca…
“Dopo che ho intervistato Quincy Jones, sono stato due giorni insieme a lui, ho suonato per lui… penso che sono arrivato in cima alla piramide. Lui ora e mi ha mandato un saluto celebrativo per il mio programma. Quinci Jones non è solo un produttore, ma musicista, filantropo, scopritore di talenti. Poi ci sono tante persone, perché io sono curioso. Poi mi piacerebbe avere nel programma attori, autori libri, registi… Martin Scorsese o Spielberg per parlare dell’importanza della musica anche nei film. Con Ennio Morricone ci fu un’intervista al telefono e fu molto bello”

In carriera hai lavorato anche con un mito di televisione, radio e musica come Renzo Arbore…
“Renzo è una leggenda. Uomo straordinario con una fantasia infinita. Abbiamo fatto insieme un programma radiofonico che si chiamava ‘Aperitivo con Swing’. Io ricordo che mi preparavo con tutte le nozioni sulla musica swing, i grandi classici e i musicisti del passato. E lui arrivava con nonchalance e improvvisava tutto. Era perfetto. Mi inventava lui gli aperitivi che io dovevo bere. In cuor suo è un jazzista e i jazzisti improvvisano. Renzo riesce a farlo molto bene con molta classe e stile”

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