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Paniccia: “L’obiettivo di Obama? Togliere di mezzo Putin”

Paniccia: “L’obiettivo di Obama? Togliere di mezzo Putin”
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Arduino Paniccia, docente di Studi Strategici all’Università di Trieste e Direttore della Scuola di Competizione Economica Internazionale di Venezia, commenta con Affaritaliani.it la crisi russa. “C’è una manovra politica e di potere dietro quello che sta accadendo sui mercati. Putin è alleato dei cinesi militarmente e sull’energia e in più ha portato a espandersi l’influenza euroasiatica con la flotta in Siria e l’alleanza con l’Iran. Tutto questo ha disturbato la strategia di Obama e gli americani hanno deciso che Putin deve essere tolto di mezzo”. IL QUADRO GEO-POLITICO ED ECONOMICO

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

“C’è una manovra politica e di potere dietro quello che sta accadendo sui mercati e in particolare in Russia con il crollo della Borsa di Mosca e il tonfo del rublo”. Arduino Paniccia, docente di Studi Strategici all’Università di Trieste e Direttore della Scuola di Competizione Economica Internazionale di Venezia, commenta con Affaritaliani.it la crisi russa. “La strategia di contenimento della Cina iniziata 20 anni fa, con l’avanzata degli americani verso l’India, è fallita. Nuova Deli è rimasta ferma rispetto alla Cina. Nel frattempo invece la Russia ha stretto un accordo con Pechino che non piace agli Stati Uniti. Putin è alleato dei cinesi militarmente e sull’energia e in più ha portato a espandersi l’influenza euroasiatica con la flotta in Siria e l’alleanza con l’Iran. Tutto questo ha disturbato la strategia di Obama e gli americani hanno deciso che Putin deve essere tolto di mezzo. Mettere in difficoltà la Russia e indebolire l’asse con la Cina è l’obiettivo di Washington. Il problema non è solo economico e finanziario, Obama vorrebbe un governo più docile al Cremlino”. “Sul piano economico – spiega Paniccia – il prezzo del petrolio si è abbassato ora perché gli Usa hanno quasi raggiunto l’autonomia energetica, e hanno gas e shale oil in abbondanza. Ora possono permettersi di lavorare con il prezzo del petrolio a 70 dollari al barile, o perfino 60. Per la Russia
tutto ciò significa una perdita del 30/40% dei ricavi”.