Roma, 8 nov. (Labitalia) - "La nostra autonomia è in difficoltà. Noi vogliamo esercitare un'autonomia responsabile, valutata sulla base delle nostre azioni. Noi lavoriamo per garantire le pensioni del futuro ma anche per dare un futuro ai giovani, dando loro un lavoro". Lo ha detto Alberto Oliveti, presidente dell'Enpam e dell'Adepp, nel corso del convegno per gli 80 anni della Ente nazionale di previdenza e di assistenza dei medici e degli odontoiatri, chiedendo un intervento sui 'paletti' che oggi la legge prevede per l'utilizzo del patrimonio delle Casse. "La normativa -ha aggiunto Giampiero Malagnino, vice presidente vicario dell'Enpam- ci dice che noi dobbiamo fare dei bilanci tecnici che devono assicurare la sostenibilità dell'ente di pagare le pensioni per trent'anni. E come calcola questa cosa? Dicendo che il patrimonio che abbiamo messo da parte serve soltanto a pagare le pensioni per il rendimento che procura insieme ai contributi che arrivano dagli iscritti. Quindi noi dobbiamo dimostrare che per 30 anni riusciamo a pagare le pensioni con i contributi che arrivano dagli iscritti più il rendimento del patrimonio". "Questo patrimonio -ha spiegato- crescerà sempre e noi non potremo utilizzarlo. E in una fase in cui c'è necessità di investire sulla professione io non posso investire sulla professione e sui miei iscritti e devo vedere colleghi giovani che non trovano lavoro, che non riescono a entrare nelle scuole di specializzazione, che non riescono ad aprire uno studio perchè non posso utilizzare una parte del patrimonio della Cassa per investire su di loro. Una cosa che vorrei fare molto volentieri". E a spiegare il meccanismo che oggi 'governa' l'utilizzo del patrimonio delle casse privatizzate è intervenuta anche Micaela Gelera, del consiglio nazionale degli attuari. "La situazione attuale per le casse previdenziali -ha spiegato- è tale per cui il sostegno al reddito dei professionisti e misure di welfare 'allargato' sono possibili sono nell'ambito consentito dalla presenza di un saldo corrente positivo, solo nella misura annuale in cui i contributi e i rendimenti acquisiti dal patrimonio superino le prestazioni correnti. Qualora questa situazione non si verifichi le misure non possono essere attuate". "Per risolvere questa problematica -ha concluso- bisogna necessariamente superare la logica in funzione della quale la stabilità degli enti previdenziali è ricondotta al saldo corrente e ragionare su una forma di valutazione della stabilità che tenga conto di quei risparmi che gli enti previdenziali hanno accantonato nel tempo a garanzia del patto intergenerazionale esistente tra le iniziali generazioni di contribuenti e le future generazioni di iscritti per realizzare quelle forme di sussistenza, di sussidio, di ammortizzatore che gli enti previdenziali in futuro devono assolutamente gestire".

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