Milano, 31 lug. (Labitalia) - Il tema dei nudge, ovvero le 'spinte gentili', azioni che possono aumentare il benessere delle persone condizionando le loro decisioni o incentivando un cambiamento di comportamento in senso positivo, senza limitarne la libertà di scelta, arrivano all'università. Grazie a Edoardo Lozza, insegnante alla facoltà di Psicologia dell'Università Cattolica di Milano, che sarà docente al corso di formazione executive 'Usare i nudge, l’applicazione dell’architettura delle scelte nel marketing e nelle hr', organizzato con Assirm, l’Associazione delle aziende di ricerche di mercato, sondaggi di opinione e ricerca sociale. Il corso si terrà il 18 settembre presso lo Spazio Cantoni e verranno trattati gli aspetti connessi a questa tematica sia sul piano teorico che attraverso esempi concreti sulla loro applicazione e sui rischi etici. Introdurrà il tema Lozza, massimo esponente italiano sul tema dei nudge applicato alle organizzazioni, ed è previsto l’intervento di Neosperience, in riferimento all'uso dei nudge nel marketing, e di Randstad in riferimento all’uso dei nudge nelle Hr"Oggi -spiega Edorado Lozza a Labitalia- stiamo vivendo l’età dell’oro delle scienze comportamentali. Prima d’ora, governi, aziende e associazioni non avevano mai prestato tanta attenzione agli insight che possono arrivare dalle ricerche nell’ambito della psicologia economica o economia comportamentale. Ne sono una testimonianza le 196 behavioral insights units che nel 2018 sono state contate in tutto il mondo. Non è, quindi, un caso che oggi anche le aziende si interroghino sempre di più sulle potenziali applicazioni di questi insight nell’ambito del marketing e della gestione delle risorse umane"."Venendo ai nudge -chiarisce- una prima motivazione del loro successo può essere individuata nella recente assegnazione del premio Nobel per l’economia a Richard Thaler, che ha certamente aumentato l’interesse e la curiosità verso questa disciplina. Nel suo libro ‘Nudge. La spinta gentile’, opera scritta a quattro mani con il collega Sunstein, Thaler parte dalla constatazione che le persone spesso fanno scelte irrazionali, e identifica alcune modalità non coercitive per orientarle verso decisioni desiderabili sul piano individuale e collettivo. In altre parole, identifica alcuni nudge che possono aiutare le persone a prendere buone decisioni nell’ambito della salute, del lavoro, del risparmio, degli investimenti, dell’ambiente, e così via"."Ed è proprio l’attenzione -sottolinea Lozza- verso la capacità di prendere buone decisioni a costituire la seconda motivazione alla base della crescente popolarità delle scienze comportamentali e dei nudge. La capacità di prendere decisioni, infatti, costituisce una delle competenze necessarie per l’adattamento all’ambiente"."Le decisioni possono avere conseguenze molto rilevanti per la vita delle persone e determinarne il grado di soddisfazione e di felicità sul breve o lungo periodo. Decidere è un’attività molto comune: le nostre giornate sono costellate da una miriade di scelte. Molte di queste decisioni sono prese in maniera più o meno consapevole e in maniera abbastanza immediata", aggiunge."E' importante -suggerisce- riconoscere l’esistenza di forti bias (tecnicamente pregiudizi o giudizi non necessariamente corrispondente all'evidenza) alla base di tutte le nostre decisioni: compiere una scelta in condizione di assoluta neutralità è, di fatto, impossibile. L’ordine di presentazione delle varie opzioni, la quantità di possibili alternative, e il contesto di riferimento sono solo alcuni dei possibili elementi che entrano in gioco, anche inconsapevolmente, nei nostri processi decisionali, determinandone l’esito". "Un esempio classico -chiarisce- si può ritrovare in uno studio riguardante la disposizione dei cibi nelle mense scolastiche. I ricercatori hanno osservato che, cambiando il modo di proporre il cibo in una mensa scolastica, anche la scelta degli alimenti acquistati risultava influenzata. Nel loro esperimento, l’introduzione di un menù prestabilito con una selezione di cibi più sani, accanto a un menù 'standard' che presentava sia cibi sani che poco sani, ha portato ad un aumento di vendita del cibo sano del 18% e alla riduzione del 28% del cibo poco sano"."Conoscere e comprendere -assicura Edoardo Lozza- i meccanismi alla base del nostro decision-making, dunque, costituisce la base per la messa a punto di nudge, ovvero, spinte gentili, che orientino e supportino le nostre scelte, senza utilizzare forme di coercizione e senza minare la libertà di scelta individuale".

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