
Pubblicato per la prima volta nel 1965, poi quasi dimenticato, “Stoner” di John Edward Williams è stato ripubblicato nel 2006 dalla New York Review Books, suscitando un rinnovato interesse da parte della critica e dei lettori. In Italia lo ha proposto Fazi (con traduzione di Stefano Tummolini). Il romanzo ormai “cult” continua a ricevere attenzioni: dopo aver ricevuto lo scorso luglio il Mix Prize dai librai della catena Feltrinelli come romanzo più consigliato dell’anno, “Stoner” ha infatti ottenuto un riconoscimento equivalente anche nel Regno Unito: è infatti il romanzo dell’anno per la principale catena libraria inglese, Waterstones.
“Stoner” è il racconto della vita di un uomo tra gli anni Dieci e gli anni Cinquanta del Novecento: William, figlio di contadini, che si affranca quasi suo malgrado dal destino di massacrante lavoro nei campi che lo attende, coltiva la passione per gli studi letterari e diventa docente universitario. Si sposa, ha una figlia, affronta varie vicissitudini professionali e sentimentali, si ammala, muore. E’ un eroe della normalità che negli ingranaggi di una vita minima riesce ad attingere il senso del lavoro, dell’amore, della passione che dà forma a un’esistenza.
L’autore, John Edward Williams, nacque nel 1922 in una famiglia di modeste condizioni economiche del Texas, e si iscrisse all’Università di Denver solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, durante la quale fu di stanza in India e in Birmania dal 1942 al 1945. In quegli anni scrisse il suo romanzo d’esordio, “Nulla”, solo la notte, che venne poi pubblicato nel 1948, quando Williams non aveva ancora conseguito la sua laurea in letteratura (a fine febbraio 2014 il romanzo verrà tradotto per la prima volta in Italia da Fazi Editore). Uomo riservato e legato alla scrittura da una passione inarrestabile, fumatore accanito e forte bevitore, marito per quattro volte, Williams rimase per tutta la vita a Denver, dove insegnò letteratura inglese presso l’Università e dove morì nel 1994.
