di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton
Gian Arturo Ferrari conosce come pochi altri le leggi non scritte e i segreti dell’editoria libraria. A lungo è stato il numero uno del gruppo Mondadori (il più grande in Italia per quota di mercato), dunque anche il manager più potente e temuto. L’attuale presidente del Centro per il libro e la lettura, che nel corso della sua carriera ha fatto pubblicare centinaia di libri, ha ora deciso che è arrivato il momento di firmarne uno: in vista del Salone di Torino, Bollati Boringhieri (la casa editrice, oggi nel gruppo GeMS, nella quale Ferrari iniziò la sua carriera nell’editoria) il prossimo 30 aprile pubblicherà, nella collana Sampietrini, “Libro”.
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E’ un paese che muore un paese che legge meno libri? |
Il saggio di Ferrari, le cui posizioni spesso hanno fatto discutere, ha un titolo impegnativo: non solo racconta circa duemilacinquecento anni di storia dell’oggetto libro ma, naturalmente, si interroga anche sul suo futuro. Del resto, da tempo gli addetti ai lavori, in rete, sui giornali, nelle tante tavole rotonde, si domandano come sarà il domani dell’editoria libraria, alle prese da una parte con l’impatto della rivoluzione digitale e dall’altra con quello della crisi delle vendite. Soccomberà al digitale? Muterà forma e sostanza? Ferrari nel suo saggio avanza una serie di ipotesi.
La chiusura della scheda di presentazione del suo “Libro” apre alla speranza: “E’ possibile, probabile, quasi certo che quell’entità ibrida e guizzante che chiamiamo libro riesca in un modo o nell’altro a divincolarsi e a sgusciare dalla stretta, a mascherarsi, a travestirsi, a trasformarsi. Alla fine a sopravvivere. Come la più umana delle cose umane”.
In attesa di leggere il libro, a giudicare dai dati contenuti nel rapporto commissionato proprio dal Centro per il Libro a Nielsen e diffusi nei giorni scorsi (i particolari nel box, ndr), è però difficile essere troppo ottimisti…

