Per MArk Zuckerberg sarà fonte di miliardi. Per gli inserzionisti è una manna. E per gli utenti? Facebook ha appena (ri)lanciato Atlas, la sua piattaforma pubblicitaria acquistata da Microsoft e finora utilizzata al di sotto delle sue potenzialità.
Una piattaforma rinnovata, con la quale Facebook cominica a giocare a carte scoperte. Il social network userà in modo sempre più massiccio la sua più grande risorsa: i dati degli utenti. Lo farà, neanche a dirlo, a scopo pubblicitario. E lo farà (questa è la verà novità) anche al di fuori delle bacheche. In altre parole: Facebook userà i dati degli utenti per vendere pubblicità anche su altri siti. Gli inserzionisti potranno contare su una banca dati sterminata. E decidere con più precisione l’allocamento delle proprie risorse. Anche perché Facebook non conosce solo le nostra mail, il nostro nome e i nostri gusti. Ma, grazie alla vita del nostro profilo e alla lettura dell’accesso via Facebook permesso da molte app, sa anche cosa facciamo. E quando lo facciamo.
Tutte informazioni fondamentali per agenzie media e pubblicitari. E non è un caso che un gigante come Omnicom si sia già detto interessato al progetto. Il social network difende la sua scelta e assicura che i dati rimarranno anonimi. Ma che bisogno c’è conoscere il nome di una persona se già sai tutto di lei?

