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MediaTech
Amazon vede gli utili trimestrali volare sopra i 2,5 miliardi di dollari
LaPresse

Jeff Bezos la passione per lo spazio non l’ha mai nascosta, avendo tra l’altro fondato Blue Origin, società aerospaziale con la quale Bezos sogna di sviluppare il turismo spaziale suborbitale. Ma a finire in orbita ancora una volta è, molto più concretamente, Amazon, che ha chiuso il terzo trimestre consecutivo con utili netti superiori al miliardo di dollari. Questa volta, anzi, l’ultima riga del bilancio segna 2,53 miliardi, ossia dodici volte i 197 milioni di utile netto dello stesso periodo di un anno fa, a front di ricavi cresciuti “solo” del 39,3% a 53 miliardi (erano stati 38 miliardi nello secondo trimestre trimestre 2017).

L’utile netto per azione trimestrale è così schizzato a 5,07 dollari, rispetto ai 40 centesimi dello scorso anno (+1050%), mentre a Wall Street il titolo, che già ieri ha chiuso in rialzo del 3%, anche oggi continua la sua corsa segnando un ulteriore rialzo del 2% abbondante, con una capitalizzazione che ormai sfiora gli 880 miliardi di dollari, dietro solo ai 945 miliardi di Apple e agli 888 miliardi di Google (che però oggi perde quota, lasciando aperta la possibilità di un “sorpasso”) e sempre più distante da Facebook, oggi in leggero rialzo dopo il tonfo della vigilia che ha ridotto a poco più di 550 miliardi il valore del gruppo di Mark Zuckerberg, che ancora a inizio anno sembrava in grado di insidiare a Bezos il ruolo di sfidante della “mela”.

Le voci che maggiormente hanno colpito gli analisti, come è apparso evidente nel corso della conference call, sono state la profittabilità e i margini di Amazon, migliorate entrambe sia per quanto riguarda le attività negli Usa sia all’estero. Un risultato che il management ha attribuito alla forza di Aws (Amazon web services, ossia l’insieme di servizi di cloud computing che compongono la piattaforma “on demand” di Bezos), dell’advertising e della controllata Whole Foods Market, a testimonianza di come la strategia di diversificazione seguita da Amazon abbia pagato più di quella tentata da Facebook.

Alcuni analisti hanno sottolineato anche l’aiuto dato dalla maggiore efficienza operativa, raggiunta rallentando le assunzioni (nel 2017 la forza lavoro del gruppo era aumentata di oltre il 65% con l’aggiunta di oltre 225 mila nuovi dipendenti, 90 mila dei quali a seguito dell’acquisizione di Whole Foods, quest’anno la crescita è solo dell’1,7%, essendo il gruppo passato da 566 mila a 575 mila dipendenti). Anche le spese operative, pur continuando a crescere (sono arrivate a quota 49,9 miliardi nel trimestre, in crescita del 33,7% su base annua), hanno dato una mano crescendo meno del fatturato (+39,3%, come detto).

Sempre nel corso della conference call il direttore finanziario (Cfo) e vice presidente di Amazon, Brian Olsavsky, ha sottolineato come la crescita dei margini di Amazon derivi anche dal buon andamento di un business che molti sottovalutano, la vendita di spazi pubblicitari online, a cui fanno ormai capo alcuni miliardi di dollari come ha ammesso lo stesso Olsavsky: “E’ un business multimiliardario per noi ormai” ha spiegato il manager (non è stata data una cifra puntual, ma da alcuni ulteriori dettagli emersi durante la conference call dovrebbe valere circa 1,5 miliardi, ndr), dovuto al fatto che i negozianti, gli autori e in generale i venditori presenti su Amazon cercano di raggiungere i clienti Amazon investendo in campagne pubblicitarie sul sito di e-commerce.

Facendo leva su business che non hanno bisogno della tipica intensità di lavoro delle attività di e-commerce e logistica, Amazon potrà secondo molti analisti raggiungere “più prima che poi” la soglia di un triliardo di dollari di capitalizzazione in borsa (sempre se Wall Street non andrà incontro a qualche correzione nei prossimi mesi). Del resto, se anche le entrate da advertising online raggiungessero i 3,5-3,6 miliardi a fine anno come prevedono alcuni analisti, la fetta di mercato di Amazon sarebbe pari a solo l’1,2% del totale, ben lontana da quelle di Google e Facebook.

Si tratterebbe però di un passo nella direzione di un futuro scontro frontale con gli altri due colossi high-tech americani, che potrebbe portare a una spaccatura del “duopolio” che in questi anni ha finito col controllare di fatto il settore della pubblicità online. Se di tale possibile futuro scontro potranno trarre beneficio gli utenti, o se non possa essere semmai l’innesco per una guerra a colpi di fusioni e acquisizioni, è ancora troppo presto per dirlo, ma visti i ritmi a cui Amazon cresce non è detto che la risposta non possa arrivare già nei prossimi anni.

 

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amazonfacebookgooglejeff bezosmark zuckerbergtrimestraliwall street

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