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Grazia, il direttore Grilli ad Affari: dopo MeToo, un ritorno al maschilismo

Grazia festeggia gli 80 anni con una rivista speciale "Celebrating - Made in Grazia"

“La rivoluzione femminista passa anche attraverso l’imprenditoria femminile delle blogger e delle influencer”. A parlare in un’intervista ad Affaritaliani.it è Silvia Grilli, che dal 2012 è direttore del magazine Grazia, periodico del Gruppo Mondadori.

In occasione dell’imminente uscita del numero speciale “Celebrating - Made in Grazia” (disponibile dal 18 settembre nelle edicole e in alcune librerie) e per commentare insieme l’anniversario degli 80 anni dalla fondazione della rivista, l’abbiamo incontrata nella sede della redazione all’interno del Palazzo Mondadori di Segrate, la perla architettonica del brasiliano Oscar Niemeyer. Sullo sfondo dell’ufficio di Silvia, in una decorazione a parete, tutte le copertine delle riviste Grazia degli ultimi 80 anni: come un manifesto in stile pop art della storia della donna italiana nell’ultimo secolo.

Se Rebecca Solnit (scrittrice e giornalista californiana) scrive che di solito sono gli uomini che ci “spiegano le cose” (Men explain things to me, edizione Ponte alle Grazie), questa volta è la voce del direttore-donna di un periodico storico fondato nel 1938 da Arnoldo Mondadori a darci alcune spiegazioni.

Silvia Grilli, che cosa si prova ad essere direttore di un magazine che proprio quest’anno ha compiuto 80 anni?

E’ molto divertente, perché è un giornale variegato. Abbiamo l’attualità, le notizie con i principali eventi della settimana, la moda, le celebrities, le interviste e la bellezza. E’ una passione giornalistica totale. E’ molto divertente anche il rapporto con le lettrici e i lettori - sono tantissimi anche i lettori uomini - perché c’è un legame di assoluta fiducia nel giornale. E’ bello anche il nostro circuito internazionale, fatto da venti edizioni di Grazia nel mondo. Nel ’38 è nato questo giornale, che è passato dalle nonne, alle mamme, alle figlie, alle nipoti e oggi fa parte di un network internazionale che è nato nel 2005, cominciando con Grazia UK. Abbiamo assoluta fiducia nella carta stampata, ma anche nel mondo delle influencer digitali, perciò abbiamo creato una scuderia di ragazze it girls, che sono Candela Novembre, Eleonora Carisi, Gilda Ambrosio; le abbiamo scoperte, lanciate e sono diventate, a loro volta, imprenditrici della moda. E a me piace dire che la rivoluzione femminista passa anche attraverso l’imprenditoria femminile delle blogger e delle influencer, perché non sono semplicemente modelle, ma sono donne che interpretano la moda e ne fanno un business digitale.

Sivlia Grilli APESilvia Grilli, direttore di Grazia

In una delle sue ultime dichiarazioni ha detto: “In 80 anni di storia, Grazia testimonia l’evoluzione della donna italiana”. Come vede questa evoluzione e dove siamo arrivati oggi?

Apparentemente oggi siamo messi malissimo. In ciò che è successo ad Asia Argento, nella rivolta popolare contro il fatto che avesse denunciato le molestie di Harvey Weinstein dopo 20 anni, vedo un ritorno al maschilismo. Asia Argento è stata massacrata in Italia anche dalle sue stesse colleghe. E’ terrificante il fatto che una donna che ha lanciato il movimento anti-molestie in America grazie ad una grande inchiesta giornalistica del New Yorker, mentre in America veniva acclamata, in Italia è stata trattata come la peggiore delle prostitute. Tutto questo rivela che nel nostro Paese c’è un profondo maschilismo che ha invaso anche la testa delle donne. I femminicidi non sono diminuiti, le donne ancora fanno fatica a denunciare gli uomini e li proteggono, come se fossero bambini che devono essere sempre giustificati.

Questo solo apparentemente?

In realtà, ci sono tanti segnali per cui la situazione è migliorata rispetto al secolo scorso, con il progresso e la sensibilità per i diritti delle donne. Ci sono molte donne e molti uomini che apprezzano le denunce del #MeToo. Trovo meraviglioso, ad esempio, che quando alcuni domandano indignati a Fedez: “Mandi in giro tua moglie con un top in cui si vedono parti del seno?”, lui risponda: “Certo!”. Non è un progresso veloce: mancano ancora donne di potere in politica, al festival di Venezia era in concorso soltanto una regista. La mia paura, poiché la storia è fatta di progresso e di restaurazione, è che in questo momento ci siano purtroppo anche segnali di una restaurazione.

Parlando di internet e dei social network, che - lei ha detto - non sono “nostri avversari”, come si combinano questi strumenti con la carta stampata?

Noi abbiamo un forte sito internet (grazia.it) e tutti i canali social (Instagram, Facebook e Twitter). Abbiamo da una decina d’anni un network di influencer che hanno portato la moda sulla strada ed è stata Grazia a fare la prima copertina con Chiara Ferragni. Pensiamo che questo sia un mondo assolutamente complementare alla carta stampata. Ad esempio, abbiamo tantissime aspiranti blogger tra le lettrici che comprano il giornale e nello stesso tempo lavorano sul digitale.

Il 18 settembre uscirà il numero speciale “Celebrating - Made in Grazia”. Qualche anticipazione su questa rivista?

E’ stata la grande avventura di questi ultimi mesi. C’era il desiderio di fare una preziosa pubblicazione per celebrare gli 80 anni di Grazia e l’idea che mi è venuta è stata quella di farlo con un numero aggiuntivo per celebrare il talento degli italiani. Ho scelto grandissime personalità italiane dello spettacolo, della moda, della scienza, dell’architettura e ho fatto incroci inaspettati. Personaggi del cinema che intervistano grandi personaggi della moda, interviste fatte da grandi scrittori e scrittrici. E’ tutto un inedito tra testi e foto, con un’esaltazione di quella che, secondo me, è - e deve essere - la missione della carta stampata, cioè l’autorevolezza e la preziosità. In questo mondo della rivoluzione digitale, io penso che il ruolo della carta stampata sia quello di essere super-preziosa, autorevole e raffinata. Nel toccare questo giornale, che è un libro in realtà (ha quasi 500 pagine), l’impressione più inebriante che ho avuto è stato sentire il profumo, l’odore della carta con tutta la sua raffinatezza. Ecco, non è un catalogo, ma è un libro da riprendere e da rileggere in un momento in cui dobbiamo apprezzare e valorizzare i grandi talenti di questo Paese.

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