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Il fisco olandese ferma la maxi-fusione tra Omnicom e Publicis

L‘amministratore delegato di Omnicom, John Wren, non ha usato mezzi termini. La fusione tra il gruppo americano e Publicis annunciata nel luglio 2013 ha incontrato problema “del tutto inaspettato“, ha detto durante la conferenza stampa sui risultati del primo trimestre.

E questo problema è la mancata approvazione da parte delle autorità fiscali olandesi alle nozze. Non si tratta ancora di uno stop ufficiale ma il Fisco olandese si è mostrato contrario all’operazione.

Il piano di fusione tra Publicis e Omnicom prevede la creazione di una holding POG (Publicis Omnicom Group) con sede nei Paesi Bassi. Tale società dovrebbe avere alle proprie dipendenze qualche centinaio di lavoratori con funzioni di supporto (finanza, risorse umane…) . Gli altri dipendenti invece rimarrebbero a libro paga delle controllate della holding, Publicis e Omnicom appunto e dovrebbero essere soggetti ad imposta nel loro paese d’origine, Francia, Stati Uniti e altri paesi in cui operano i gruppi.

In attesa dell’approvazione o del rifiuto, Publicis e Omnicom stanno studiando schemi alternativi, tra cui quello di spostare la sede di POG in Gran Bretagna, anche se le autorità britanniche non hanno ancora risposto.

Quando fu dato l’annuncio del fidanzamento, Maurice Levy, amministratore delegato di Publicis, aveva insistito su due punti: che il nuovo gruppo sarebbe stato di diritto europeo e che la fusione sarebbe stata fiscalmente neutra per gli azionisti di entrambe le società.

Queste due condizioni ora difficilmente potranno essere soddisfatte. Tanto che Wren ha ammesso che “non è chiaro in questa fase quando la fusione sarà completata”.

Non solo. Come se non bastasse, dopo aver ricevuto l’ok dell’autorità per la concorrenza americana e degli altri Paesi europei in cui Publicis e Omnicom operano, il gruppo è ancora in attesa del via libera da parte delle autorità cinesi.