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Prima Comunicazione giugno-luglio: dati retribuzioni nel settore giornalistico

Prima Comunicazione: pubblicati nuovi dati sulle retribuzioni nel settore giornalistico. Dibattito sulle trattative del contratto nazionale

Le redazioni di ‘TuStyle’ e di ‘Confidenze’ accettano di ridursi la retribuzione del 30%, a patto che le due testate restino in Mondadori, e i giornalisti dei periodici del gruppo si impegnano a discutere della riduzione del costo del lavoro: una soluzione d’emergenza irripetibile o il punto di riferimento per mille future relazioni sindacali tra editori e giornalisti? In un articolo sul numero di giugno-luglio – in edicola a Milano e su smartphone e tablet da domani mercoledì 4 luglio, a Roma da giovedì 5 e a seguire nel resto d’Italia –, ‘Prima Comunicazione’, fornendo alcuni dati sulle retribuzioni nel settore, fa il punto su un dibattito che senza dubbio influenzerà la ripresa delle trattative del contratto nazionale. 

Sul fronte degli editori pesa la constatazione più volte apertamente espressa dall’Amministratore Delegato di Mondadori Ernesto Mauri: “Il settore negli ultimi cinque anni ha perso il 50% dei ricavi e con un sistema di costi rigidi come l’attuale non è possibile andare avanti”.

Dalla Federazione nazionale della stampa il leader del sindacato dei giornalisti Raffaele Lorusso replica, dichiarando a ‘Prima’: “Dal 1995 la Fieg punta a ridiscutere 25 punti del contratto nazionale, tra cui scatti e ferie. Noi siamo disponibili a discutere su tutto, a cominciare da che cosa si intende per costo del lavoro e verificare se davvero lo stipendio di un redattore incide in maniera così terribile sui bilanci”. 

Intendiamoci, il contratto giornalistico è estremamente oneroso e va ridiscusso in molte delle sue parti, ma non è lì che il sistema sballa”, afferma su ‘Prima’ un autorevole esponente della Fieg. “Le storture vanno ricercate nella contrattazione di secondo livello, in ciò che è stato trattato nelle aziende ai tempi delle vacche grasse”.

Non sono affatto contro superminimi, premi e promozioni, ma credo che ci debba essere una logica”, sostiene Paolo Perucchini, presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti. “Nella stragrande maggioranza dei casi i costi si sono appesantiti per premialità usate per riorganizzare le aziende o a causa di vere e proprie degenerazioni. In quante redazioni, soprattutto nei grandi gruppi, cambia il direttore che a sua volta nomina la propria squadra di fiducia – vice direttori, caporedattori e non solo – mettendo nell’angolo il team del responsabile precedente. Il fenomeno però non riguarda solo i giornalisti, ma anche i tanti manager che hanno seguito la sorte degli amministratori delegati nel vorticoso via vai che c’è stato in molte case editrici”, aggiunge Perrucchini. 

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