I Hate Milano

di Mister Milano

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I Hate Milano
Apple? Vogliamo un referendum. La piazza Liberty infiamma la rete

150 mila. Tante sono le letture al nostro articolo sul nuovo Apple Store che incombe sul futuro di piazza Liberty (per fare un paragone, circa tre volte le persone che hanno votato alle primarie del centro-sinistra milanese vinte dal Sindaco Peppino). Abbastanza, secondo noi, per ritenere la questione tutt'altro che chiusa e tornare ad occuparsi di una logica che, a nostro avviso, non potrebbe essere più sbagliata: da cittadini milanesi non riteniamo possibile accettare che ad un'azienda privata sia concesso di disporre di una piazza del centro secondo le proprie esigenze, chiudendola per mesi e mesi per poi trasformarla per sempre, senza essere interpellati. Ovviamente, abbiamo anche sentito delle obiezioni (sulla nostra pagina Facebook si e' sviluppato un interessante dibattito) alle quali vogliamo rispondere come segue:

1) Evviva Apple! Apple fa prodotti fighissimi!
Giusto! Anche noi abbiamo solo prodotti Apple, dal telefono fino al computer di casa: tutti i nostri post, nessuno escluso, sono scritti da un Mac Book Pro. Ma qui non è in causa Apple. E' in causa il principio. Se passa questo principio, in futuro un'azienda non "cool" come Apple ma con un'immagine diversa o persino più appannata, potrà fare la stessa cosa: chiudere un pezzo di città, e cambiarlo per sempre per aprirci un negozio.

2) Ma il progetto a me piace!
Intanto attenzione: la foto messa a corredo dell'articolo precedente e' sbagliata. Questa e' la foto corretta. Come vedete, non parliamo del tradizionale cubo di vetro, simile a quello che c'e' a New York sulla Fifth Avenue e che magari qualcuno ha visto e apprezzato. Qui parliamo di una scalinata centrale, grossa tutta la piazza - un intervento invasivo che più invasivo non potrebbe esserci. Ma di nuovo: se a te il progetto piace, benissimo. Ma la città, e ancora di più una piazza del centro, appartiene a tutti e per una persona a cui piace ce ne sono altre a cui non piace. Per non parlare dei diritti di chi in quel posto ha un'attività commerciale, che - per mesi e mesi, in concomitanza con la chiusura della piazza - subirebbe un enorme contraccolpo economico (che poi noi, con le nostre tasse, dovremmo mitigare: a questo "costo aggiuntivo" ci avete pensato voi imbruttiti del "tanto di cappello ad Apple che almeno mi fa ballar la lira"?). Per questo escludere i cittadini dalla decisione se concedere a meno ad Apple la possibilità di realizzare il proprio negozio in quel modo ci sembra in netto contrasto con la dottrina sulla "partecipazione" portata avanti dall'amministrazione di centro-sinistra dal 2011.

3) Avere un Apple store è importante per Milano, non voglio andare fino a Carugate!
Giusto anche questo. Infatti la destinazione perfetta per l'Apple Store, secondo noi, erano i locali di Mc Donalds in Galleria. C'e' stata un'asta, Apple vi ha partecipato ma l'asta è stata vinta da Prada. Ora: possiamo discutere se il metodo dell'asta sia giusto per quei luoghi come la Galleria, che più di tutti gli altri caratterizzano Milano. Forse siamo nella fantascienza, ma si potrebbero introdurre delle "quote" e impedire a un singolo marchio di occupare tutti gli spazi a disposizione, per il semplice motivo che allo stato attuale se uno non e' interessato ai vestiti di lusso ha ben poche ragioni di passeggiare in quel pezzo di Galleria - e il centro, gia' amputato delle sue botteghe storiche, diventa sempre di più un ghetto simil chic. Ma il dato di fatto rimane. Apple ha provato ad aprire un negozio, e ha perso in una competizione alla pari. Che ora si conceda addirittura di sventrare una piazza intera e' francamente incomprensibile. Una volta persi i locali in Galleria, Apple non ne ha trovati altri? Perche' adesso invece che puntare ad un negozio, come voleva fare prima, ha bisogno a tutti i costi - ripetiamo: a tutti i costi - di realizzare un intervento simile sul suolo pubblico ( e per favore siamo seri, e lasciamo stare la supercazzola dello "spazio privato ad uso pubblico") ?

4) Ma si, dai, piazza Liberty non e' un granché.
Ci spiace per i novelli critici d'arte da social network - esperti ora di urbanistica, ieri di calcio e dopodomani di numismatica - ma che a voi la piazza non piaccia non cambia un accidente di niente. Altri hanno opinioni diverse dalla vostra, fatevene una ragione.

5) All'estero fanno di peggio e nessuno si lamenta.
Non proprio. Sembra la storiella che solo i tassisti italiani si lamentano di Uber quando in Francia ci sono stati dei morti e a San Francisco una specie di rivolta urbana. In tutti i posti del mondo la gente si lamenterebbe nel vedere la propria città ridotta a prostituta con tariffario nelle mani di una multinazionale straniera. Tanto e' vero che a New York ancora piangono la distruzione di Penn Station, la bellissima stazione costruita all'inizio del Novecento e distrutta negli anni '60, e la questione della conservazione degli edifici e dei negozi storici e' sempre - sempre - sui giornali. Certo, a New York Apple ha costruito in quattro e quattr'otto un Apple Store bellissimo. Ma li prima non c'era un accidente di niente. Da noi c'e' una piazza storica del centro storico. C'e' una differenza gigantesca.

A questo punto, quindi, noi ci rivolgiamo all'Assessore alla Partecipazione, il radicale Lorenzo Lipparini. Caro Assessore, da vero milanese quale lei e', capira' sicuramente che la decisione di chiudere una piazza per stravolgere e cambiarla per sempre non riguarda solo questo o quell'altro Assessore, e neppure questa o quell'altra Amministrazione: riguarda, al contrario, tutti i cittadini di Milano. Vista la sua storia personale, ci sentiamo di chiederle se non senta come necessario il ricorso allo strumento referendario per il caso in oggetto, per permettere ai milanesi di esprimere la propria opinione una volta per tutte su un principio molto semplice: "volete voi, milanesi, che ad una azienda privata sia concesso, in cambio di denaro, di chiudere una piazza e modificarla per sempre?". In questo modo si darebbe seguito a tutti i buoni propositi sul tema della "partecipazione" che hanno accompagnato l'insediamento della Giunta-Sala. Sappiamo che lei e' da sempre un sostenitore della riapertura dei Navigli, in nome - anche - di un recupero di quella milanesita', di quelle tradizioni di cui Lei, come Noi, e' orgoglioso. Ecco, secondo noi chiudere una piazza e sventrarla per aprirvi un negozio di un'azienda privata sarebbe una scelta che, oltre a creare un precedente nefasto, andrebbe in una direzione completamente opposta. Ci faccia sapere cosa ne pensa. Grazie.

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