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La mobilità: tre domande al governo.La linea di Gibelli, presidente Asstra


La mobilità: tre domande al governo.La linea di Gibelli, presidente Asstra

di Fabio Massa

Sono passati alcuni mesi dalla nomina di Andrea Gibelli, presidente di FNM alla guida di Asstra, l'associazione della maggior parte delle sigle del trasporto pubblico locale: 137 realtà che coprono il 95 per cento della quota di mercato del trasporto urbano e il 75 per cento delle quote del mercato extraurbano. Affaritaliani.it Milano ha intervistato Andrea Gibelli per capire la nuova visione - difficile e innovativa - del trasporto pubblico come "elemento di mutamenti sociali".

Presidente Gibelli, andiamo per ordine. Che significato ha avere come presidente di Asstra il numero di FNM, per la Lombardia?
Asstra è l'associazione nazionale trasporti, e rappresenta la maggior parte delle realtà del trasporto pubblico locale. Da un punto di vista lombardo, diciamo che è un osservatorio privilegiato e precisissimo per sapere ogni tipo di novità e movimento. Ha una macchina di ascolto assai efficiente sui temi della mobilità, nel suo rapporto con i sindacati, il governo, le altre aziende. Asstra vuol dire sguardo più largo ma anche più vicino e dettagliato.

Lei è il presidente: che cosa si propone di fare come numero uno di Asstra?
Sono stato scelto - e li ringrazio - dagli associati grazie a un programma che si basava soprattutto sul tema di superare le problematicità legate a un approccio verticale alla mobilità.

In che senso?
Nel senso che la mobilità è qualcosa di talmente complesso che non si può affrontare da soli, ma bisogna costruire alleanze per gestire questo "campo largo" da tutti i punti di vista. 

Facciamo quache esempio.
Quando si parla di mobilità, si parla di finanziamenti. Il che è vero, ed è giusto. Ma bisogna per esempio porsi il problema non solo di quello che si finanzia, ma anche di quello che non si finanzia. L'equazione pià soldi uguale più persone che muovi non è affatto completa. Anzi, è riduttiva. Perché muovere più persone vuole dire essere più attrattivi da un punto di vista industriale, vuol dire ridurre le emissioni e dunque avere un ambiente migliore. Vuol dire lavoro, welfare, sviluppo. Il problema è che la mobilità deve essere vista come una forma di connettività: che non è solo internet, anzi. La prima connettività è tra persone e tra territori. Facciamo un esempio.

Prego.
L'alta velocità oggi consente di vivere a Torino e lavorare a Milano. O di vivere a Napoli e lavorare a Roma. Non c'è confine amministativo se viene consentita questa consuetudine lavorativa. Il trasporto pubblico locale favorisce questo nuovo disegno urbano: connette le aree esterne e non esiste pià il paradigma pendolare-produzione, ma una distribuzione efficace sui territori della forza lavoro. Diciamo pure che la mobilità è uno degli elementi che favoriscono lo smartworking.

Asstra ha rapporti con il governo. A che punto siamo?
Siamo in attesa. Ho accolto con estremo favore la risoluzione parlamentare che ha chiesto al ministro Toninelli di garantire l'ultima tranche del fonto Tpl, i famosi 300 milioni che mancano per mettere in sicurezza la mobilità pubblica. Il parlamento si è espresso in questo senso, ed è una buona cosa. Siamo dunque in attesa che si trovino le risorse per completare i necessari investimenti sulla mobilità. Un altro tema che ci aspettiamo prioritario per il governo è la revisione del quadro normativo globale. Oggi c'è una grande incertezza perché il quadro normativo non è chiaro. 

Ovvero? In pratica?
In pratica invitiamo il governo a rivedere la Madia: se si vuole fare politica industriale bisogna favorire le integrazioni. Non si fa politica industriale semplificando per legge, come hanno provato la legge Madia e la legge sugli appalti, fallendo. Mi spiego: il fatto che la direttiva europea preveda che gli affidamenti in house e le gare siano strumenti di pari rango è una cosa assai giusta. Invece la normativa italiana prevede delle penalizzazioni per la gestione in house. Venezia ad esempio ha delle caratteristiche uniche e la gestione in house è di fatto obbligatoria, perché non si può fare un servizio a mercato e non può essere definito TPL. Perché allora penalizzare?

C'è altro, per il governo?
Sì, certo. Sui fondi della ecosostenibilità occorre aprire un tavolo per fare in modo che si accompagnino le aziende perché vengano accolte in maniera razionale le risorse. Dare degli incentivi per sostituire gli autobus a combustione interna è importante. Ma è una politica che deve essere graduale e non un semplice "tieni, ecco qui i soldi: ora sostituisci i bus".

Perché?
Perché ad esempio un bus elettrico ha un ciclo di servizio diverso da quello diesel. Perché ha bisogdo di ricariche più brevi, c'è da rifare le officine, eccetera. Qeste cose devono essere calcolate: non è che si può sostituire un mezzo con un altro e punto e stop. Anche il servizio va ripensato.

Concludiamo su TRENORD: come sono i rapporti con il socio Fs?
Con l'arrivo del nuovo governo sono cambiati radicalmente i rapporti da un'ostilità manifesta a una leale collaborazione. Concreta e non solo formale. Ne è prova il fatto che hanno deciso di darci dei treni che servivano soprattutto per il 2019, e questo è avvenuto. Ovviamente se i due soci tornano a parlarsi e cooperare, qualunque altro progetto passa in cavalleria. Perché quel che interessa a noi è che il cittadino sia al centro. Quello che ci interessa e che ogni socio faccia la sua parte.

I sindacati hanno parlato di statalizzazione di FNM.
Ad oggi nessuna novità. Ma potrebbero essercene in futuro. 

fabio.massa@affaritaliani.it

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