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Qatar-Europa: "L'Islam vi conquista senza guerra", il dossier Qatar Papers

Qatar-Europa: "L'Islam vi conquista senza guerra", il dossier Qatar Papers

di Fabio Massa e Debora Bionda

Esiste la conquista pacifica. Per portare l'Islam in Europa ancora una volta. A Roma. Anzi, a dirla tutta, a Roma ma partendo da Milano e dai suoi dintorni. La pubblicazione di Qatar Papers, un libro francese d'inchiesta, non ha suscitato dibattito sotto la Madonnina. Qualche polemica, la presa di posizione del consigliere Matteo Forte di Milano Popolare su questo suo antico cavallo di battaglia. Qualche articolo. E basta.

Eppure Qatar Papers scrive molte cose. Che non dovrebbero essere sintetizzate. Il decimo capitolo è tutto dedicato all'Italia. Eccolo, quasi integrale.

"Era la fantasia di un vecchio sceicco che cercava di accendere l'immaginazione del suo pubblico? In ogni caso, ecco quello che nel 2007 Youssef al-Qaradawi ha detto ai telespettatori della televisione nazionale del Qatar: “La conquista di Roma, la conquista dell'Italia e dell'Europa. Questo significa che l'Islam tornerà in Europa ancora una volta. Si può dire che questa conquista si farà attraverso una guerra? No, non è necessario. Esiste la conquista pacifica, e la conquista pacifica è uno dei principi di questa religione. Prevedo l'Islam tornerà in Europa senza ricorrere alla spada. Questo sarà fatto attraverso la predicazione e le idee.”

Per far avverare la sua profezia, lo sceicco Al-Qaradawi ha chiesto nel 2015 ai fedeli di pagare un obolo per aiutare la costruzione di una moschea a Milano, pubblicando un tazkiyat ("raccomandazione") per raccogliere i fondi, la cui traduzione si legge qui sotto:

Unione internazionale per gli studi musulmani
Nel nome di Dio, il misericordioso
Ufficio del Presidente: A.D. Youssef Al-Qaradawi
Data: 7/4/1436 anno islamico
27/1/2015 anno cristiano

Raccomandazione:
Lode a Dio e prega, scenda la pace sul messaggero di Allah, sulla sua famiglia, sui suoi compagni e su coloro che l’hanno seguita.

L'Unione delle associazioni islamiche (Caim), una delle più attive associazioni islamiche senza scopo di lucro nella città di Milano in Italia, ha varie attività educative ed è impegnata nell'insegnare il Corano, educando giovani musulmani e preparandoli a prendersi cura di 209 nuovi convertiti, mentre invita i non musulmani ad avvicinarsi all'Islam. Stanno progettando di costruire a Milano un grande centro islamico, costituito da una moschea e diversi centri educativi. Dopo molti sforzi e conflitti con le autorità competenti, sono riusciti a ottenere infine l'autorizzazione necessaria. È un grande progetto che ha bisogno di supporto. Le persone responsabili di questo progetto sono persone fedeli. Loro hanno lavorato al servizio dell’Islam da lì. I loro rappresentanti sono Yassine Braday e David Hamza Picardo. Le persone buone e giuste dovrebbero aiutare questa organizzazione. Dio dice: chi ha fatto del bene riceverà da Dio una ricompensa molto più grande e meravigliosa. Dio dice: come coloro che spendono i loro soldi sulla via di Dio sono un grano che producesette spighe e ogni spiga contiene cento grani. Dio raddoppia i suoi doni a chi merita. Nessuna delle nostre buone azioni fatte andranno perse se fatte in nome di Dio, in questo mondo e alla fine dei tempi.

Youssef Al-Qaradawi

E' il 2015, mancano pochi mesi ad Expo e la grande moschea accende il dibattito pubblico. Non si farà mai. Né dentro Expo, né fuori. Il Palasharp rimane abbandonato (e ancor oggi è così).

Riprendiamo il capitolo 10.
"I nostri documenti mostrano che Qatar Charity ha reso la comunità musulmana dell'Italia, composta da 1,8 milioni di persone su 60 milioni di cittadini, il primo beneficiario dei suoi investimenti in Europa; in termini di numero di moschee e centri islamici: 45 progetti per un costo totale di oltre 50 milioni di euro. Si trovano nelle principali città del Paese (Roma, Milano, Torino, Napoli), ma anche a Verona, Ravenna, Modena e Saronno. Nella capitale, il centro Al-Houda, la cui partecipazione di Qatar Charity ammonta al 70% del finanziamento (pari a 4 milioni del costo complessivo di 5,7 milioni di euro), mira a competere con la Grande Moschea di Roma, storica istituzione musulmana", scrivono C. Chesnot e G. Malbrunot, i due autori.

Che poi mettono nero su bianco le cifre dei finanziamenti in Italia.

Eccoli:
Lecco: 130.436 euro e 208.698 euro versati nell’aprile 2013
Saronno: 130.939 euro versati nel maggio 2013
Milano: 104.876 euro e 104.876 euro versati a maggio 2013
Verona: 200.000 euro versati a luglio 2014
Piacenza: 150.000 euro versati a luglio 2014
Brescia: 100,000 euro versati a luglio 2014
Alessandria: 200.000 euro versati a luglio 2014
Mirandola: 120.000 euro versati a luglio 2014
Vicenza: 200.000 euro versati a luglio 2014

In pratica, in Lombardia arrivano quasi 700mila euro tra il 2013 e il 2014. Poca roba rispetto però ai soldi che sarebbero serviti per fare la grande moschea di Sesto San Giovanni. Prima dell'avvento di Roberto Di Stefano, sindaco di centrodestra nell'ex stalingrado d'Italia.

"Se i fondi del Qatar hanno potuto essere facilmente investiti in Sicilia senza incontrare opposizioni, così non è andato a Sesto San Giovanni, una città in periferia di Milano. Si trattava del progetto di punta di Qatar Charity nella penisola italiana. Il suo costo totale ammontava a quasi 51 milioni di riyal del Qatar (oltre 10 milioni di euro). L'ONG del Qatar intendeva finanziare il progetto per 1,2 milioni di euro. La comunità musulmana locale, di circa 5.000 persone, sognava una moschea a nord della città. Doveva essere costruita su un terreno alla periferia di Sesto San Giovanni tra la tangenziale e la linea ferroviaria. I suoi leader speravano di attrarre donatori per l'Expo di Milano del 2015 e di posare la prima pietra in quel momento. Il lavoro sarebbe durato 30 mesi. E, una volta completato, questo centro islamico di 5.200 m2 su tre piani doveva ospitare 1.200 fedeli nella moschea e 3.000 visitatori nei suoi spazi culturali. Nell'aprile 2015 Qatar Charity fece il suo primo pagamento di 200 000 euro, come indicato nella mail di seguito - documentano gli autori - Ma questo progetto di punta è sfumato. Come abbiamo potuto constatare sul posto, nel terreno su cui il centro doveva essere costruito tutto è fermo. Dietro la recinzione, un capannone prefabbricato è stato trasformato in una sala di preghiera rudimentale.
Incontriamo Abdullah Tchina, il capo della moschea. "Sono passati più di sette anni stavamo cercando un luogo di culto dignitoso per la nostra comunità. Avevamo bisogno di uno spazio e lo avevamo trovato. Il municipio ci aveva fatto sapere che non era possibile costruire una moschea nel centro della città. Noi avevamo quindi accettato di realizzarla nella periferia di Sesto San Giovanni. Abbiamo iniziato a scavare il terreno e ci abbiamo speso 400.000 euro. Ma con l'arrivo del nuovo consiglio comunale [di orientamento di destra, N.D.A.], tutto si è fermato. Oggi siamo in contenzioso legale con la città. Sarà il giudice a decidere cosa accadrà al progetto. "Sesto San Giovanni, 80.000 abitanti, è stato a lungo soprannominato la Stalingrado italiana per via del suo passato comunista. Per settanta anni, gestioni di sinistra si sono susseguite. Ma nelle ultime elezioni municipali, a giugno 2017, Roberto Di Stefano, candidato vicino a Forza Italia e alla Lega Nord, due partiti di destra, ha fatto una forte propaganda su temi legati alla sicurezza e anti-immigrazione e ha promesso di fermare il progetto della moschea. E’ stato eletto, ponendo fine all'egemonia locale della sinistra. L'abbiamo intervistato nel suo ufficio nel municipio sulle ragioni che lo hanno portato a interrompere il progetto del centro islamico nella sua città: "Non si trattava di moschea solo per la popolazione musulmana di Sesto. Doveva essere un punto di riferimento per tutta la Lombardia. Avremmo dovuto accogliere tutti i fedeli di Milano e altrove. In breve, secondo noi, questo progetto è stato sovradimensionato per la nostra città. D'altra parte, non era solo un posto di culto. Nel progetto erano previsti centro culturale, biblioteca e spazio giochi per i bambini. Ma la mia idea di integrazione è diversa. Se una comunità vuole integrarsi, può usare la biblioteca comunale e le nostre iniziative per i giovani. Quindi per me, creare attività esclusivamente per musulmani mira a isolare e ghettizzare. Questa non è integrazione." Un altro argomento che ha convinto il nuovo sindaco a sospendere il progetto: i soldi dal Qatar odoravano di marcio, ha detto. "Ho chiesto copie dei bilanci", dice Roberto Di Stefano, per stabilire la tracciabilità dei finanziamenti della moschea. Ho aspettato un anno e non ho ricevuto nulla. Se ho voluto sapere da dove veniva il denaro, è perché sul sito internet della moschea si parlava del finanziamento dal Qatar. Volevo capire da cosa provenisse. Ho persino informato la polizia e la prefettura. Quando si è in buona fede, non c'è alcun problema a indicare l'origine fondi. Non abbiamo mai avuto i bilanci. Volevamo evitare le partecipazioni straniere cheavrebbero potuto finanziare altre attività."

I promotori della moschea hanno categoricamente confutato gli argomenti del Sindaco, accusato di cavalcare l'ondata populista del momento. "Per quanto riguarda le dimensioni della moschea di Sesto San Giovanni, noi abbiamo rispettato le regole urbanistiche imposte dal comune” si difende Izzedine Elzir, ex capo della UCOII, partner di progetto. Per quanto riguarda l’origine dei fondi, dice "abbiamo firmato un patto cittadino con il ministero degli interni".

Torniamo al capitolo 10, ma spostiamoci a Bergamo. "Nella comunità musulmana, le disponibilità finanziarie di Qatar Charity stanno attirando gli avidi. A volte il denaro di Doha scompare nel nulla, come a Bergamo. In questa città lombarda a nord-est di Milano, Qatar Charity aveva grandi ambizioni. Come a Sesto San Giovanni, l'ONG del Qatar partecipò alla costruzione di un centro islamico-moschea, 2.500 m2 a costo totale di 5 milioni di euro. Secondo un documento interno, questo centro culturale islamico di Bergamo doveva diventare un faro dell'Islam in Italia.Tra il 2013 e il 2014, Qatar Charity ha effettuato sette trasferimenti di denaro per un totale di quasi 5 milioni di euro, l'intero costo del progetto, a favore della comunità islamica di Bergamo e del suo presidente Imad El Joulani.

Quest'ultimo però è stato accusato di sottrarre denaro proveniente da Doha per creare un altro centro islamico con la propria associazione musulmana. In una lettera, datata 30 giugno 2015, Youssef Al-Kuwari, direttore esecutivo della ONG del Qatar, chiede il rimborso di 5 milioni euro anticipati a Imad El Joulani.

Dr. Imad El Joulani,
hai presentato una domanda di finanziamento per il progetto di un Centro islamico a Bergamo per conto del Centro Culturale e in veste di presidente di questo centro. Abbiamo definito il posto e l'indirizzo del progetto [...] e per questo ti abbiamo pagato la somma di 5 milioni di euro.
1. Ti chiediamo di smettere di usare questo denaro perché abbiamo saputo che il progetto che ci è stato presentato e che si trova via Cristoforo Baioni, 44, Bergamo BG, non è iniziato mentre in parallelo abbiamo saputo che stai usando i soldi per un altro progetto, che non è quello per cui avevamo dato il nostro consenso [...].
2. Recentemente abbiamo saputo che l'Associazione della comunità islamica di Bergamo è un'associazione a cui appartieni (dott. Imad El Joulani) così come appartengono i tuoi familiari. Questa associazione non corrisponde al centro culturale islamico per cui è stato presentato il progetto. Siamo rimasti davvero sorpresi e non capiamo cosa ti abbia spinto a un tale comportamento e a nascondere questa casa a Qatar Charity e UCOII per due anni.
3. Il denaro è stato utilizzato per realizzare un progetto per conto di una società che non difende i diritti e non persegue gli obiettivi dei donatori. Questo non è il modo migliore per realizzare il progetto da un punto di vista legale e fiscale.
Ti chiediamo di nuovo di restituire i soldi a Qatar Charity Regno Unito, rappresentante dei donatori che controlla e protegge i loro soldi e chi realizzerà il progetto di Bergamo con l'aiuto dei fratelli del centro culturale islamico di Bergamo, di cui non sei più il presidente [...].
Ti informiamo che abbiamo avviato le procedure giudiziarie con UCOII e il Centro Culturale Islamico di Bergamo per recuperare i soldi, oltre che per ottenere il risarcimento dei danni causati.
Youssef Al-Kuwari,
Direttore esecutivo di Qatar Charity

fabio.massa@affaritaliani.it

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